03:50 16 Luglio 2020
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Il sindacato di polizia boccia la proposta di Ministero degli Affari Regionali e Anci di schierare 60.000 volontari per vigilare sulle norme antiassembramento durante la movida.

La questione dei volontari civici pone "una serie di interrogativi che puntualmente sono senza risposta e fanno capire quanto sia approssimativa la gestione di questa situazione". A parlare è il segretario generale del sindacato di polizia Coisp, Domenico Pianese, che in esclusiva per Sputnik Italia, ha commentato il piano siglato dal ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, e il sindaco di Bari, Antonio Decaro, presidente di Anci, l'associazione dei Sindaci, di dotare i comuni di 60.000 assistenti civici volontari. 

— Arrivano gli assistenti civici, volontari che "dirigeranno la movida", per sorvegliare sul rispetto delle distanze. La ritiene una buona iniziativa?

— Noi troviamo fuori da ogni logica affidare delle funzioni tipicamente preposte alle forze di polizia, come quella di controllare gli altri cittadini, di verificare l'applicazione delle regole di contrasto a questo maledetto virus, a persone senza alcuna formazione e senza alcun accertamento su chi sono, cosa sono e perché vogliono svolgere questo tipo di attività.

— Lei ritiene che qualcuno – ad esempio la criminalità organizzata - possa approfittare di questa situazione per acquisire una posizione di autorità da far valere sui cittadini? 

— Sicuramente e non sarebbe la prima volta. Noi abbiamo lanciato l'allarme rispetto all'individuazione di questi ipotetici volontari anche per via l'infiltrazione delle organizzazioni criminali. Il rischio è concreto ed è molto più grande di quello che si immagina, perché in alcune aree potrebbe essere un ulteriore strumento per affermare il controllo del territorio da parte di queste organizzazioni. 

— Nello specifico un'organizzazione mafiosa come potrebbe abusare di un ruolo del genere? 

— Le organizzazioni criminali darebbero un ulteriore messaggio di essere padrone di un determinato territorio. Un'organizzazione mafiosa che riesce ad infiltrare i suoi uomini all'interno di un gruppo preposto al  controllo della vita sociale in un paese, potrebbe ad esempio favorire determinati esercizi commerciali e sfavorirne altri.

— In che modo?

— Ad esempio con le estorsioni. L'esercente potrebbe essere costretto a pagare per non ricevere false segnalazioni, incorrere in sanzioni in caso di assembramento, affinché si "chiuda un occhio" su qualsiasi cosa accada nel locale. Questa è la classica logica del ricatto mafioso che potrebbe riproporsi in casi del genere. 

Ma non c'è solo il problema legato alle infiltrazioni criminali, ma anche quello di mandare persone allo sbaraglio.

— Cioè? 

— Cioè corriamo il rischio di schierare del personale non preparato che, quantunque animato da spirito volontaristico, si troverebbe gestire delle situazioni che non è assolutamente in grado di affrontare, in cui non saprebbe né cosa fare né a chi rivolgersi.

Nel caso di un assembramento di ubriachi, ad esempio un volontario che si avvicina per far rispettare le distanze, per sollecitare l'uso della mascherina, rischia di essere preso a schiaffi.

Sono situazioni che nella nostra esperienza abbiamo già vissuto in passato, ad esempio con gli steward allo stadio, e quelli sono contesti ipercontrollati, quindi immaginiamo cosa può succedere a dei volontari senza formazione e senza autorità in un contesto cittadino. Li esponiamo ad un rischio abnorme e sconsiderato.

Riteniamo che ci sia tutta una serie di questioni che non sono state minimamente affrontate né minimamente percepite da chi ha avuto quest'idea di arruolare questi 60 mila controllori civici.

— L'idea è venuta dai sindaci che lamentano gli assembramenti davanti ai locali. Una volta che si aprono i locali, come si fa ad evitare gli assembramenti?

— Noi ci dobbiamo prima di tutto affidare al senso civico dei cittadini italiani, che durante il periodo del lockdown si sono comportanti bene nella stragrande maggioranza del Paese, da Nord a Sud. Questo è il primo punto di partenza.

Poi devono essere i gestori dei locali a far rispettare la normativa e le forze dell'ordine a vigilare. Non si può pensare di mettere in ogni paese, davanti a ogni locale, un assistente civico che alla gente "voi siete in troppi, dovete andare via", rischiando di ricevere insulti o schiaffi.

Diventa un qualcosa che va ben oltre le prescrizioni contenute nel decreto che stabilisce lo stato di emergenza nel nostro Paese. Noi non dimentichiamo che dobbiamo difendere anche le libertà personali, garantite costituzionalmente. 

— Vede una sorta di deriva autoritaria? 

— La nostra Costituzione assegna alle forze di polizia il compito di gestire l'ordine e la sicurezza pubblica e non ci possono essere altri soggetti incaricati di attività simili. 

Se pensiamo di aprire dei locali dove si fa intrattenimento, poi non possiamo pretendere che le persone non facciano aggregazione, soprattutto i ragazzi che sono stati agli "arresti domiciliari" per quasi tre mesi. Noi non possiamo impedire l'esistenza di rapporti e relazioni sociali. 

— Queste figure assisteranno la protezione civile anche per altre mansioni, come la distribuzione di aiuti alle persone fragili. crede che siano in grado di svolgerli o c'è bisogno di personale formato?

— Ci sono dei volontari che sono stati anche molto attivi durante il lockdown, che hanno portato la spesa a casa agli anziani e aiutato i fragili, svolgendo attività di effettivo volontariato e sostegno.

Ma nulla ha a che fare con il controllo dell'ordine pubblico e il rispetto delle norme. I poteri di vigilanza e di controllo dell'ordine e della sicurezza pubblica sono in capo alle forze di polizia.

— E per quanto riguarda quelle mansioni che solitamente spettano alla protezione civile, tipo il controllo delle file all'entrata di parchi o altri luoghi contingentati? Potrebbero essere svolte da un volontario civico? 

— Io lo vedo in ogni caso fuori luogo. Io le faccio un esempio che abbiamo vissuto in passato. Quando qualcuno pensò di inventarsi le ronde, finì con le ronde che giravano di sera e la polizia che doveva vigilare a sua volta le ronde perché nessuno li aggredisse. Per l'esperienza che abbiamo avuto da anni di servizio, sono sicuro che se mettiamo un volontario davanti a un parco a limitare gli ingressi, prima o poi arriverà qualcuno che lo prenderà a schiaffi. E poi dal giorno dopo ci dovrà essere una pattuglia di polizia o dei carabinieri o della guardia di finanza a vigilare il volontario che vigila il parco. 

© AFP 2020 / Alberto Pizzoli

— L'unica strada, pare di capire, è il potenziamento delle forze di polizia?

— Se la sanità è la prima priorità, abbandonata negli anni, la seconda priorità riguarda le forze di polizia, su cui non ci sono stati negli ultimi 15 anni gli investimenti necessari.

Quando abbiamo nel nostro Paese la polizia di Stato con circa 12 mila uomini in meno, la stessa cosa l'arma dei carabinieri, la guardia di finanza, qualcosina si potrebbe fare per rafforzare il controllo del territorio e metterci nelle condizioni di fare di più e meglio. 

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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