20:48 19 Gennaio 2021
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Le società Apple e Google hanno reso nota una nuova funzionalità che consente di tracciare i malati di COVID-19. La nuova app permetterà di identificare i possibili contatti dell’utente. Si pensa che questo sistema semplifichi la ricerca di nuovi contagiati.

Ma che impatto avrà sulla tutela dei dati personali? Ce ne parla Thierry Vallat, avvocato specializzato in tutela dei dati personali.

“Questa non solo è una violazione della vita privata mascherata dal pretesto dell’emergenza sanitaria, ma potrebbe anche portare alla raccolta e vendita dei dati riguardanti la salute dei cittadini”.

“I vantaggi…sono molti, ma in realtà loro (Apple e Google, NdR) non fanno altro che difendere i propri interessi”.

“Il loro obiettivo principale è mettere a punto un sistema che permetta loro di salvaguardare la propria egemonia nei confronti di quei Paesi che vorrebbero elaborare una app propria”.

Il 2 giugno le autorità francesi lanceranno in beta l’app StopCovid a patto che l’Assemblea Nazionale francese dia il via libera in occasione della votazione prevista per il 27 maggio. Le autorità sostengono che il lancio dell’app sarà un “momento di svolta” nella lotta al Covid-19.

“Creare in maniera autonoma un’app propria non è un’ottima idea. A mio avviso, con questa app ci ritroveremo in un vicolo cieco”.

“La Francia ha osato con queste app e sta nuovamente lasciando margine d’azione alle GAFA che, a mio avviso, sfruttano la propria potenza tecnologica per i propri interessi”.

Grazie alla tecnologia Bluetooth, descritta come “meno invasiva” rispetto al tracciamento mediante GPS, l’applicazione StopCovid avvertirà i proprietari dello smartphone in caso di contatto con utenti che nel sistema dell’app sono indicati come portatori del coronavirus. Mediante questa app le autorità intendono tracciare le modalità di diffusione del virus, isolare i contagiati e, ove necessario, anche chi vi è entrato in contatto.

L’app StopCovid è basata sul protocollo ROBERT (ROBust and privacy-presERving proximity Tracing), messo a punto dalla società francese INRIA e dalla tedesca Fraunhofer/AISEC. Il protocollo, invece, è stato elaborato nell’ambito di una iniziativa europea (la Pan European Privacy-Preserving Proximity Tracing) che dovrebbe soddisfare i requisiti europei in materia di tutela dei dati, della privacy e della sicurezza.

“Ritengo che sarebbe necessario operare una scelta a favore di soluzioni decentralizzate, come raccomandato dalla maggior parte dei Paesi europei. Queste soluzioni consentono di evitare l’eventuale identificazione doppia dei dati”, spiega l’avvocato.

“Lo svantaggio di un’app a server centralizzato come StopCovid è il fatto che i dati non vengono anonimizzati, ma si utilizzano degli pseudonimi. Ciò significa che i dati continuano ad essere legati allo smartphone originario. Pertanto, potenzialmente sarà possibile risalire allo smartphone a cui sono legati i nostri dati. È proprio questo il problema della centralizzazione e, a mio avviso, è stata operata una pessima scelta in termini tecnologici poiché non vengono risolte alcune lacune in termini di sicurezza”, continua l’esperto.

L’avvocato teme che nei prossimi mesi la situazione peggiori ulteriormente e ricorda che sul tema della sicurezza la Commissione nazionale francese per l’informatica e le libertà civili (CNIL) ha precisato che il sistema di codificazione deve essere il più efficiente possibile. “Vedremo se sarà così nel caso di StopCovid”, sostiene l’avvocato con un certo scetticismo alludendo ad alcuni “paradossi” circa la sovranità digitale della Francia.

L’esperto ricorda che in Francia esiste la piattaforma Health Data Hub che centralizza alcuni dati relativi allo stato di salute dei cittadini francesi nell’ambito della lotta contro il Covid-19. Questa piattaforma sostituirà il sistema nazionale dei dati sanitari (SNDS) il quale funziona anch’esso in base al principio degli pseudonimi. E a gestire questo futuro sistema contenente i dati sulla salute dei francesi sarà…Microsoft (Cloud Azure).

“Tutto ciò è più che paradossale. Il fatto che a gestire tutto siano delle società statunitensi può voler dire che i dati riguardanti la salute dei cittadini finiscano in mano degli USA dove, com’è noto, il trattamento dei dati personali non avviene affatto secondo il modello europeo”, osserva preoccupato l’avvocato.

Non è stata la scelta “ideale”, ha affermato la direttrice di Health Data Hub, che a fine dicembre diceva di voler “agire tempestivamente” perché “la Francia non rimanesse indietro rispetto agli altri Paesi”.

“Il mercato dei dati sanitari sta acquistando una portata sempre più globale. Oggi, a mio avviso, l’emergenza sanitaria è considerata il pretesto per ammassare una grande quantità di dati con una qualche app anche se vi dicono che i vostri dati saranno in mani sicure”.

Secondo l’avvocato secondo cui “non è possibile convincere le persone ad opporsi” alle GAFA in Francia, c’è il rischio che alla fine i dati sanitari diventino una merce di scambio e vengano acquistati da società private. “Si tratta di un mercato troppo importante perché si permetta a questi dati di essere scambiati”, avverte l’avvocato il quale sottolinea inoltre che i dati sanitari “hanno un prezzo” e “costano molto cari”.

“Saranno venduti all’offerente migliore. Secondo me, è ovvio che sarà così. E da un punto di vista tecnico è difficile da prevenire. Per farlo è necessario che i Paesi continuino a volersi difendere dal rischio di raccogliere dati in maniera incontrollata. Ma non credo che sarà il caso”.

Come nel caso dello strumento presentato dalle due società americane, anche nel caso di StopCovid, l’avvocato vede “la continuazione di un lungo processo in cui i nostri dati personali sono messi a rischio nel nome della sicurezza”.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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