20:50 03 Agosto 2020
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Lo “tsunami” Coronavirus ha devastato l’industria del turismo che sarà probabilmente una degli ultimi a ripartire perché ci saranno pochi soldi da spendere e poca voglia di muoversi.

Secondo un nuovo studio di Demoskopika, si registra già una prima perdita di fatturato delle aziende turistiche valutata attorno ai 10 miliardi di euro. Sono oltre 40 mila le imprese del comparto turistico italiano che rischiano il fallimento a causa della perdita di solidità finanziaria alimentata dalla crisi sanitaria, stando al risultato dell’indagine, con il pericolo di arrivare a perdere 184 mila i posti di lavoro.

Tutto va così male o è ancora possibile salvare questo settore strategico dal fallimento? Come sarà il turismo dopo la crisi Covid-19? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Vincenzo Marrazzo, Presidente dei Distretti Turistici e Responsabile Asmel Turismo, Associazione Nazionale che rappresenta 3000 comuni italiani.

– Dott. Marrazzo, fra pochi giorni l'Italia riaprirà le frontiere a tutti i cittadini dell’area Schengen, inclusi svizzeri e monegaschi, abolendo la quarantena preventiva. Potremmo rivedere le città italiane di nuovo invase di turisti europei? Cosa dicono le prenotazioni?

– No ce lo auguriamo, ma in questo momento invasivo non lo vediamo ancora. Chiaramente nei mesi scorsi abbiamo avuto molte cancellazioni e oggi siamo ancora in grande attesa. C’è una piccola ripresa di prenotazioni ma parlare di onde turistiche in questo momento è oggettivamente complicato.

Vediamo i dati definitivi che arrivano nei prossimi giorni per capire se la pandemia è stata debellata. Il problema è che le autorità di alcune regioni stanno ancora studiando le regole di ingaggio per evitare eventuali contagi e per poter garantire la massima sicurezza in questa estate in cui si richiede il distanziamento sociale.

– Si parla molto in questo momento di un turismo autoctono. Ci sono vari incentivi, come per esempio, il voucher “salva-vacanze”. A Suo avviso, le città potrebbero vivere solo del turismo italiano?

– Il turismo di prossimità potrebbe funzionare, per esempio, nel sud, dove ci sono poche aree del contagio. Inoltre, importante tener contro la capacità del servizio sanitario regionale di gestire la situazione. Qualsiasi turista deve essere sicuro che, se lui si ammala di coronavirus, ci saranno le condizioni per essere ben curato.

Per quanto riguarda il voucher “salva-vacanze” è un incentivo interessante, però noi sicuramente abbiamo bisogno di qualche cosa in più. Il 53% del PIL turistico nazionale è rappresentato da flusso internazionale, è un dato importante che certamente difficilmente può essere sostituto dal turismo di prossimità. Noi riteniamo che l’Italia sia il paese più bello nel mondo e ci sono le cose che altri per fortuna non potranno mai copiare: la Costiera Amalfitana non è ripetibile, la vita slow che si fa da noi è uno stile che viene riconosciuto a livello mondiale. Dobbiamo semplicemente ripartire…

– Infatti, nonostante il momento di sofferenza del turismo italiano, il Bel Paese è nel cuore dei viaggiatori: “invocato” sui social con 162 milioni di interazioni sul travel Italia nell’ultimo mese. Però da un lato c’è voglia di viaggiare in Italia, ma dall’altro c’è anche la paura e pochi soldi da spendere. Quali misure, secondo Lei, bisogna adottare per raggiungere un triplo obiettivo: attirare di nuovo i turisti internazionali, per garantirli le vacanze sicure e salvare la stagione?

– A mio avviso, le misure preventive introdotte sono più che adeguate. Si sarà un controllo sistematico sulle spiagge, il tracciamento di contagi, ecc. Un’altra cosa importante è che molti comuni faranno i tamponi a tappetto. Inoltre, gli enti devono andare a braccetto con gli imprenditori per valorizzare ogni pezzetto del territorio turistico.

Credo che si possa uscire più forti di prima, con una migliore organizzazione e con una migliore qualità del servizio turistico. Faccio un esempio rispetto alla spiaggia: la possibilità di avere un po’ di spazio in più grazie al distanziamento sociale complica la vita dell’operatore balneare, però senz’altro garantisce il miglior servizio di utenza. Noi puntiamo molto sulle spiagge, è un posto dove dopo i mesi di lockdown si può finalmente stare in tranquillità e in sicurezza.

– Cosa pensa del passaporto sanitario, che potrebbe essere introdotto in Sardegna per consentire gli arrivi? Per il Confcommercio questa la misura potrebbe mettere in ginocchio il comparto…

– Da un lato, potrebbe dare l’idea di sicurezza, dall’altro c’è il problema della privacy. Noi stiamo gestendo le prenotazioni comune per comune ma per capire se il soggetto, che ha prenotato sta in quarantena oppure è stato contagiato, è molto complicato per la legge sulla privacy.

– Dopo mesi di lockdown senza lavoro molti cittadini del mondo avranno un budget molto limitato per le vacanze. In Italia è stata sospesa fino al 31 dicembre la tassa di soggiorno. Siete disposti anche a rivedere i prezzi per questa stagione?

– Ci sono tante promozioni molto forti. Nonostante le cose da fare per l’emergenza Covid, non ci sarà nessun incremento di costi e in alcuni casi ci sarà addirittura l’abbassamento dei prezzi. Questi sono i dati che già registriamo.

– Secondo il Bollettino dell’Enit, il ritorno alla crescita per il turismo in Italia è previsto solo per il 2023. Quali sono i danni stimabili? C’è un rischio di fallimento per un settore strategicamente importante per l’Italia che vale il 13% del PIL?

– Nelle arie più deboli bisogna sicuramente fare una valutazione a tuttotondo su quello che serve per riqualificare le strutture per rafforzare la qualità imprenditoriale. Altrimenti, al di là del fallimento, rischiamo un ulteriore degrado che non ci possiamo consentire in una fase di rilancio della proposta turistica italiana a livello internazionale.

Per poter valutare i danni, innanzitutto bisogna capire come andrà questa estate. Poi, c’è un altro aspetto importante – l’arrivo del vaccino con la quale la gente si sentirà più sicura e si depotenzerà definitivamente la problematica del Covid, come sta succedendo adesso in Campagna – siamo arrivati a dieci casi di contagio al giorno.

Comunque, secondo me, è troppo presto parlare del fallimento del turismo italiano, anche perché il governo sta mettendo in atto le azioni concrete per sostenere il mondo dell’impresa turistica che può fare un’immagine ancora più fresca e proporre il miglior sistema di accoglienza. È l’occasione per rigenerare le strutture, per renderle ancora più gradevoli, è un momento di riflessione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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