04:21 02 Giugno 2020
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In piena emergenza coronavirus, un vero e proprio terremoto ha scosso la sanità siciliana, investita dall'inchiesta “Sorella Sanità”, che ha rivelato un intricato mix di interessi economici e potere nella gestione della salute pubblica.

Sotto il mirino della Procura di Palermo, un giro di appalti truccati da 600 milioni di euro ha portato all'esecuzione di misure cautelari nei confronti del commissario regionale per l'emergenza Covid-19 per la Sicilia, Antonino Candela e del direttore generale dell'Asp di Trapani, Fabio Damiani, finito al carcere cautelare.

Candela, coinvolto nell'inchiesta per la sua posizione di direttore dell'Asp 6 sotto la giunta Crocetta, nel 2016, considerato un paladino della lotta alla corruzione, viveva da anni sotto scorta per svelato e denunciato il giro di “tangenti dei pannoloni” nel 2014.

La Procura di Palermo lo accusa di aver intascato tangenti per 260 mila euro, consegnate in diverse tranche.

A meno di 24 ore dal blitz della Guardia di Finanza, un altro scandalo ha travolto la sanità siciliana. Sei medici finiti agli arresti in un'indagine sui falsi invalidi, rilasciavano certificazioni fittizie per l'ottenimento di pensioni di invalidità. Questi fatti creano preoccupazione sullo stato della sanità pubblica siciliana in un momento di emergenza pandemica.

Sputnik Italia ne ha parlato con il segretario generale della Cgil di Trapani, Filippo Cutrona in occasione del 28° anniversario della Strage di Capaci, giornata della Memoria e della Legalità.

Gli arresti avvenuti nell'ambito dell'operazione “Sorella-sanità” gettano un'inquietante ombra sulla gestione del settore sanitario. Possiamo dire che la sanità siciliana è ammalata?

Gettano un'ombra inquietante sulla tutela della nostra salute, non solo sulla sanità. La sanità siciliana è ammalata da un bel po' di tempo. La regionalizzazione e le riforme sanitarie effettuate nel corso degli anni hanno creato un sistema di malasanità.

L'inchiesta "Sorella Sanità" - se le accuse della procura verranno confermate dalla magistratura - come tanti altri scandali che hanno coinvolto il settore, mostrano come per alcuni la sanità siciliana sia un vulcano di risorse da cui attingere e su cui si costruisce un sistema di corruzione, mazzette, sacche clientelari.

Questo sistema di corruzione ha un prezzo e lo pagano i cittadini e i lavoratori.

A fronte di ciò, infatti, abbiamo ospedali obsoleti e privi di macchinari, liste di attesa che costringono i cittadini a ricorrere al privato o intraprendere un viaggio della speranza per potersi curare negli ospedali del Nord Italia, dopo che le tasse sono state pagate in Sicilia. Un sistema che di fatto priva i cittadini di un fondamentale diritto costituzionale.

Secondo lei qual è il vizio del sistema sanitario siciliano?

Indubbiamente il problema non è solo uno, ma innanzitutto c'è una questione morale: chi dirige la cosa pubblica deve essere al di sopra di ogni sospetto. Invece i manager della sanità pubblica sono nominati dalla politica, che spesso sceglie non per lealtà ma per fedeltà.

C'è bisogno di persone leali, non di persone fedeli.

Noi siamo in un territorio complicato, difficile, questo tipo di sistema non fa altro che alimentare corruzione e ingigantire sempre più la macchina della criminalità organizzata della mafia, che su questo fa affari.

Però Antonino Candela, sottolineandone la presunzione di innocenza fino a sentenza di ultimo grado, ha ricevuto la nomina a coordinatore dell'emergenza Covid per la Sicilia, anche in virtù della sua reputazione, medaglia d'argento per la legalità per aver a suo tempo denunciato delle tangenti nella sanità. Forse la sola lealtà non basta?

E' auspicabile che sia innocente, perché altrimenti il cittadino a cosa deve più credere?

Candela fino a tre giorni fa era considerato un paladino della legalità, viveva da anni sotto scorta, e questa è una ferita davvero profonda, che lascia l'amaro in bocca.

Io credo che avere sempre gli stessi manager che girano da un'Asp all'altra sia un errore. Si deve trovare un meccanismo che garantisca un ricambio di persone. Un dirigente che ha fatto bene a Trapani finito il mandato deve tornare a casa, non fa di nuovo il manager di un'altra azienda sanitaria. Ci vuole un limite di tempo.

Nelle condizioni in cui verte la sanità oggi, quali sono le condizioni di lavoro di medici e del personale ospedaliero?

Basta fare un giro in corsia per comprendere le grandi difficoltà che oggi è costretto ad affrontare chi lavora in un ospedale. La carenza di personale pone delle serie difficoltà nel ricevere e curare i pazienti, anche gravi, costretti ad attendere ore al pronto soccorso, mentre il personale è costretto anche al doppio turno di lavoro.

Si figuri che in provincia di Trapani sono stati richiamati medici già in pensione prima ancora dell'emergenza Covid-19, per sostenere la sanità. C'è bisogno di rafforzare il personale medico e sanitario con nuove assunzioni, piuttosto che spendere male – o ancor peggio in maniera illegittima - le risorse destinate al circuito della sanità. E' necessario affinché la Sicilia volti pagina e riparta da capo.

Oggi è l'anniversario della morte di Giovanni Falcone, assassinato da Cosa Nostra nella Strage di Capaci. Qual è oggi il valore del suo esempio e della lotta alla mafia?

Con lo stesso impegno di 28 anni fa la Cgil prosegue, nel complesso territorio trapanese, la battaglia per la lotta alla mafia e contro un sistema illecito che si continua a frapporre ai principi democratici e allo sviluppo socio economico della nostra terra. Oggi più che mai, come dimostra la recente operazione su appalti e mazzette nella sanità pubblica, dobbiamo rafforzare, ognuno per la propria parte, l'impegno e l'azione a contrasto della corruzione e delle logiche mafiose.

La Cgil di Trapani ha raccolto l'appello #PalermochiamaItalia stendendo dal balcone della propria sede, un lenzuolo bianco contro la mafia, così come avvenne dopo le stragi di Capaci e di via D'Amelio del 1992. PalermochiamaItalia e la Cgil di Trapani rispondono quest'oggi per un'azione comune di lotta alla mafia quotidiana in memoria delle donne, degli uomini e dei bambini che in questa nostra terra sono stati uccisi dalla vile mano mafiosa.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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