10:05 29 Maggio 2020
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L’emergenza Covid, bloccando gli spostamenti aerei, ha fatto saltare il business della maternità surrogata. Ha girato il mondo il video di una compagnia ucraina con i neonati “stoccati” in un albergo di Kiev, in attesa dei genitori committenti, fra cui coppie italiane. Un’immagine che fa riflettere più in generale sul cosiddetto “utero in affitto”.

La compagnia ucraina BioTexCom, che si occupa di gestazione per altri offrendo “pacchetti vip e standard”, ha pubblicato un video per rendere nota la situazione in cui versano i bimbi nati in maternità surrogata e ora bloccati a Kiev a causa del Coronavirus. L’azienda attraverso il video preme perché ai genitori committenti in diversi Paesi venga permesso di ritirare i bimbi, collocati in un albergo di Kiev già da un mese.

Mentre questi neonati piangono accuditi da qualche infermiera, senza la nuova famiglia a cui sono destinati è opportuno riflettere sul delicato argomento della maternità surrogata. È una pratica corretta nei confronti dei bambini e delle donne che li portano in grembo per poi consegnarli a pagamento ad una coppia di genitori committenti? Qual è l’iter di riconoscimento di questi bambini in Italia vista la legge 40 che vieta la gestazione per altri? Per fare il punto della situazione Sputnik Italia ha raggiunto Marina Terragni, giornalista e scrittrice, attivista della rete Resistenza all’utero in affitto e Franco Antonio Zenna, socio fondatore dello studio legale Intraius, esperti in diritto internazionale.

Anche coppie italiane fra i genitori committenti

– Marina Terragni, so che avete scritto un appello all’Ambasciatore italiano in Ucraina. Che cosa avete chiesto e quali sono gli sviluppi?

– Abbiamo chiesto che lui accertasse la situazione come rappresentante del nostro Paese in Ucraina. L’Ambasciatore ha detto di avere sollecitato le autorità di quel Paese a trovare delle rapide soluzioni per la situazione di quei bambini, di fatto dei fantasmi dal punto di vista civile, i loro certificati di nascita non sono stati registrati, perché per questo sono attesi i cosiddetti genitori. Di solito questi arrivano un po’prima del parto, non essendo potuti arrivare a causa del lockdown questi bambini sono dei fantasmi nelle mani di perfetti sconosciuti, il personale della clinica non ha alcun titolo per avere la tutela dei bambini.

L’Ambasciatore ci ha confermato che ci sono degli italiani fra i committenti, che stanno affidamento provvisorio alle donne che li hanno partoriti in prima istanza o a famiglie affidatarie mettendoli in stato di adottabilità.

Abbiamo sotto gli occhi la Biotexcomclinic perché ha fatto questo filmato, ma dobbiamo moltiplicare la situazione per il numero delle cliniche in Ucraina, che sono decine. E la stessa cosa succede in altri Paesi al mondo. È una situazione drammatica. Quanti sono i bambini in questa situazione?

I motivi “NO” alla maternità surrogata

– Perché siete contrarie alla pratica della maternità surrogata o il cosiddetto utero in affitto?

– Innanzitutto non si fa commercio di essere umani e non si sfruttano le donne povere. Sono motivi rappresentati da una bellissima sentenza della Corte Costituzionale italiana dove si dice che questa pratica pregiudica gravemente le relazioni umane ed è sfruttamento e violazione della dignità della donna. Questo ribadisce quanto rappresentato dalla nostra legge 40. Fra l’altro, la pratica dell’utero in affitto è vietata in tutto il mondo tranne una diciottina di Paesi su 206 nazioni. Per uno strano effetto ottico sembra che l’Italia sia uno dei pochi Paesi che lo proibisce. Non è così, è il contrario. Dovrebbe diventare reato universale.

Rivedere l'istituto dell'adozione

– Molte coppie, non solo omosessuali, per una serie di motivi, non riescono ad avere figli. Che cosa dovrebbero fare?

– Fino ad una quindicina di anni fa le coppie infertili avevano come prima opzione l’adozione e solo secondariamente ricorrevano alla fecondazione assistita. Ora le proporzioni si sono invertite: prima si tenta la fecondazione assistita e la surrogazione e solo in una seconda istanza si considera l’adozione. Bisogna rimettere le mani sul tema dell’adozione, vedere ciò che non sta funzionando e rilanciare questo importante istituto.

Avere un bambino non è un diritto. I diritti si devono fondare seriamente su qualche cosa. Semmai esiste il diritto di un bambino ad avere una famiglia. I bambini non appartengono né ai genitori biologici, né a quelli adottivi; i bambini appartengono a loro stessi e al mondo. Il bambino non è proprietà di nessuno, mai. Non si tratta di oggetti.

Avvocato esperto in diritto internazionale: neonati senza nome

– Avvocato Zenna, qual è il suo punto di vista personale sulla vicenda dei bambini rimasti bloccati a Kiev che non possono essere ritirati dai genitori committenti?

– Ovviamente l’immagine non è bella da vedere. In ogni caso penso che la pandemia abbia preso di sorpresa un po’tutti gli ambiti. In questa vicenda si parla di maternità surrogata, ma il mondo intero è bloccato. Purtroppo il Coronavirus ha creato dei problemi a livello globale.

Si parla tanto di una clinica, ma non ce n’è soltanto una. Il problema di questi bambini dipende dal Paese di origine dei genitori committenti: in alcuni casi possono viaggiare e stanno già con i bambini, come l’esempio dell’Inghilterra e dell’Australia. Per entrare in Ucraina ci vuole una autorizzazione speciale che viene rilasciata dal ministero degli Esteri. Kiev chiede che questa autorizzazione venga richiesta dal consolato del Paese di origine dei genitori. Questo ha creato dei problemi ai genitori di alcuni Paesi, fra cui l’Italia.

In Ucraina è legale la maternità surrogata, credo sarebbe opportuno che l’autorizzazione venga richiesta direttamente dai cittadini italiani al Ministero degli Esteri ucraino. È una questione diplomatica. Ci sono dei bambini, che non sono stati registrati perché in alcuni Paesi è complicato ottenere una delega per una persona di fiducia della clinica. Questo per me è un aspetto grave, perché i bambini hanno diritto ad un nome. Lo avranno e i genitori verranno a prenderli non appena sarà possibile, è una questione momentanea legata al Coronavirus.

Riconoscimento in Italia dei bambini nati in maternità surrogata

– In Italia la maternità surrogata è illegale, ma in diversi Paesi è permessa. Molte coppie italiane ricorrono all’estero a questa pratica e poi portano i bambini in Italia. Come fanno a bypassare la legge? Come riescono a registrare i bambini in patria?

– In Italia la pratica è illegale se effettuata in Italia. Poi ci sono Paesi europei dove è legale, come nel caso della Grecia. I genitori realizzano la pratica all’estero dove è legale. Viene determinata la filiazione per esempio in Ucraina o nella stessa Russia, si ottiene il certificato di nascita in base alle norme del Paese dove nasce il bambino. Qui parliamo quindi non più del fatto se sia legale o no in Italia, ma del riconoscimento della filiazione in Italia così come è stata determinata in un altro Paese.

In Italia si dibatte sul fatto se il certificato rilasciato all’estero sia contrario o meno all’ordine pubblico italiano. Per esempio la poligamia non è permessa in Italia, se arriva un signore con 5 mogli e vuole registrare i matrimoni l’Italia rifiuterà. Il problema quindi è come registrare questi bambini. Quello che devono fare i giudici, secondo la Convenzione diritti del fanciullo di New York, è tutelare l’interesse superiore del bambino. La giurisprudenza in Italia è pacifica. Inoltre si è pronunciata anche la Corte Europea dei Diritti Umani, la quale dice che se il bambino nasce all’estero in un Paese dove è legale la maternità surrogata, c’è l’obbligo di riconoscere la filiazione anche del genitore di intenzione che non è quello biologico, in caso contrario si viola il diritto alla vita privata e famigliare del bambino. La Corte Europea, inoltre, afferma che il riconoscimento deve essere rapido ed effettivo. Qui si apre un altro dibattito.

– Cioè?

– La maggior parte degli Stati riconoscono il padre genetico, perché nel 99% dei casi di maternità surrogata il padre è portatore di materiale genetico. La madre o il partner invece adotta il bambino mediante l’istituto della StepchildAdoption. A fine aprile addirittura la Cassazione Civile ha sollevato la questione di legittimità costituzionale cercando di capire se questi istituti tutelino l’interesse superiore del minore. Bisogna riconoscere il padre genetico e poi il partner adotta o bisognerebbe riconoscere direttamente il certificato straniero? Ora si dovrebbe pronunciare in merito la Corte Costituzionale.

La stepchild adoption, che in Italia è l’adozione in casi particolari pone dei limiti, non è un riconoscimento di filiazione pieno. Il bambino non ha un legame di parentela con i nonni, non può ereditare dai nonni per esempio. In Italia c’è anche il penale in realtà: il genitore che non apporta il materiale genetico o che non ha partorito viene segnalato alla Procura della Repubblica per il delitto di alterazione di stato, delitto che la Cassazione penale ha definito non esistente. Non si sta alterando lo stato civile del bambino, visto che la madre italiana dichiara di essere la madre legale, perché è così nel Paese dove è nato il bambino.
Chi, dove e perchè ricorre alla pratica della surrogata

– In quali Paesi nella maggior parte dei casi gli italiani ricorrono alla pratica della maternità surrogata?

– Vanno molto in Ucraina, perché è più accessibile da un punto di vista economico. Una pratica può costare sui 40-50 mila euro, sono prezzi più accessibili rispetto agli Stati Uniti, dove la pratica può costare 150 mila euro. Le coppie omosessuali vanno in Canada, lì costa 100 mila euro. Vista la vicinanza un Paese abbastanza richiesto è la Grecia. In Ucraina possono andare solo le coppie eterosessuali sposate, è un Paese chiuso a single o coppie omossessuali.

– Chi sono le persone che ricorrono più frequentemente alla maternità surrogata?

– Nella maggior parte dei casi sono coppie eterosessuali con gravi problemi di fertilità che hanno provato in vari modi di ottenere un bambino. La maternità surrogata è l’estrema ratio o ultima spiaggia per avere un bambino. Per una donna che non può avere un bambino subentra un fenomeno anche psicologico di cui tenere conto. Le donne single sono poche. Poi ci sono le coppie omosessuali e per loro è l’unico modo per diventare genitori. L’altra opzione è l’adozione, ma in Italia non è permessa per le coppie omosessuali. Va detto che l’adozione è complicata. Se fosse più semplice le persone opterebbero per questa strada.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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