13:47 31 Maggio 2020
Interviste
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Abudllah Ağar, ex agente della divisione speciale delle Forze armate turche, esperto di sicurezza e di lotta al terrorismo, ha rilasciato un’intervista a Sputnik nella quale ha commentato l’operazione dei Servizi segreti turchi (MIT) in esito alla quale è avvenuto il salvataggio di Silvia Romano, rapita in Kenya e detenuta in prigionia in Somalia.

Secondo Ağar, l’operazione deve essere analizzata in ottica umanitaria:

“L’intelligence turca nell’ultimo periodo ha partecipato a un gran numero di operazioni simili congiunte e a livello locale. Questa non è né la prima né l’unica operazione di questo tipo. Le autorità turche in risposta alla richiesta italiana di collaborazione hanno tratto in salvo la cittadina italiana mettendo in moto la propria rete di contatti nella regione interessata. A quanto pare, i buoni rapporti tra i due Paesi hanno svolto un ruolo importante nello svolgimento dell’operazione. Credo che l’Italia abbia chiesto supporto a Hakan Fidan, capo dell’intelligence turca, per questa operazione. Si tratta di un partenariato tra 2 alleati e Stati amici”, ha dichiarato Ağar.

La creazione di una rete di intelligence nella regione dove era detenuta Romano è stata alquanto complessa. A tal proposito Ağar ha aggiunto: 

“In simili aree la creazione di una rete di intelligence è assai problematica. Per quanto ne so, l’Italia è presente in Somalia. Tuttavia, la sua attività in loco si limita a una missione di addestramento. Sono convinto del fatto che nell’ambito di questa missione siano presenti sul posto anche agenti dei servizi segreti e divisioni di soldati di alto livello. Ma questi non avrebbero potuto condurre l’operazione richiesta. Per questa servivano contatti e interazioni efficaci con gli autoctoni, elementi che vanta invece la Turchia. Dunque, la collaborazione tra Italia e Turchia in questo settore ha permesso di conseguire il risultato sperato”.

In conclusione, Ağar ha osservato che l’operazione di salvataggio rispecchia la visione del governo turco per il quale il fattore umano è prioritario. A tal proposito Ağar ha aggiunto: “In sostanza, il successo ottenuto è il risultato dell’approccio adottato dalla Turchia secondo il quale al primo posto vi è la persona, con le sue necessità e i suoi valori umani. Dopotutto, in questo caso si trattava di una giovane ragazza che tanto aveva sofferto nei due anni di prigionia con i terroristi.

La Turchia durante l’epidemia di coronavirus ha contribuito alla liberazione di 3 marinai greci rimasti bloccati in Gibuti. Durante gli addestramenti nell’Adriatico, quando si schiantò l’elicottero militare canadese, la Turchia inviò sul posto le proprie fregate e prese parte alle operazioni di salvataggio. La Turchia, dunque, ha adempiuto ai propri obblighi in termini umanitari poiché si trattava effettivamente di vite umane. Lo ribadisco, questa per me è una operazione umanitaria finalizzata al salvataggio di un essere umano senza alcuna colpa e non una operazione di aiuto da parte di un alleato della NATO messa in atto per dare spettacolo”. 

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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