01:26 21 Ottobre 2020
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Coronavirus: superati i 4 milioni casi nel mondo (10-20 maggio) (103)
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L’esperienza cinese e i dati dell’epidemia da COVID-19 in Italia hanno evidenziato che i bambini sono meno colpiti e hanno un rischio più basso di sviluppare le gravi complicanze legate all’infezione.

Ciò nonostante in Regno Unito, in Spagna e negli Stati Uniti è stato lanciato un campanello d’allarme per la malattia di Kawasaki, una rara condizione infiammatoria che colpisce i bambini e che potrebbe essere collegata al nuovo coronavirus. Nelle ultime settimane è stato anche segnalato, in particolar modo nelle zone dell’Italia più colpite dall’epidemia da SARS-COV-2, un aumento esponenziale della frequenza di bambini affetti da malattia di Kawasaki. Alcuni di loro sono risultati positivi al tampone per il Covid-19.

A riportarlo il Professore Angelo Ravelli, direttore della Clinica Pediatrica del Gaslini e segretario del gruppo di studio Reumatologia della Società Italiana di Pediatria, che ha scritto una lettera per allertare la comunità pediatrica italiana sulla possibile insorgenza di una malattia di Kawasaki in bambini affetti da COVID-19 e di promuovere una raccolta dati di questi casi con l’obiettivo di caratterizzarne le manifestazioni cliniche, le terapie eseguite e l’evoluzione ed di indagare il possibile ruolo causale del virus SARS-COV-2. 

Per cercare di capire perché si è registrato un aumento di casi in Italia e nel mondo e se ci sia davvero una relazione tra malattia di Kawasaki e il Сoronavirus, Sputnik Italia ha intervistato il Prof. Angelo Ravelli.

– Professore Ravelli, potrebbe spiegarci che cosa è la sindrome di Kawasaki? E quali sono i sintomi che ha sui bambini? E di quale età parliamo?

– Descritta per la prima volta nel 1967, la malattia di Kawasaki è una malattia rara, che si osserva nell’età pediatrica e colpisce soltanto i bambini più piccoli (meno di 5 anni), spesso i lattanti, sotto 6 mesi di vita. Non la difendiamo come una vasculite acuta – è una malattia nella quale si sviluppa una infiammazione delle pareti dei vasi sanguigni, in particolare delle arterie e ancora in particolare delle arterie coronarie.  

Si manifesta con febbre elevata (38-40) che tende a persistere oltre 5 giorni, rash cutaneo morbilliforme, ingrandimento dei linfonodi angolo-mandibolari, congiuntivite, fissurazione delle labbra e edema delle mani e dei piedi. Un altro sintomo, che è abbastanza caratteristico, è l’irritabilità – i bambini, che erano tranquilli e di buon carattere, diventano più cattivi, più irritabili, non avvicinabili. La sua complicanza principale è rappresentata dallo sviluppo di aneurismi coronarici che, quando persistenti e di grandi dimensioni, possono esporre i soggetti affetti all’insorgenza di infarto del miocardio nell’età giovane adulta.

– Essendo una malattia infettiva, la Kawasaki si può trasmettere da un bambino all’altro?

– Per le sue caratteristiche, si pensa da sempre che la Kawasaki possa avere una causa infettiva. Nel corso degli anni sono stati sospettati tanti germi, ma nessuno è stato associato alla Kawasaki in maniera consistente. Sono stati i singoli casi che non sono stati confermati. Quindi, non possiamo definirla né come malattia infettiva, né come contagiosa, non ci sono rischi di contagio tra bambini.

– Di quale terapia hanno bisogno i bambini malati di Kawasaki?

– La terapia si basa sulla somministrazione di immunoglobuline endovena a dosaggio elevato. È stato dimostrato che l’esecuzione di questo trattamento è capace di spegnere i sintomi sopramenzionati in modo molto efficace – nell’arco già di 24-48 ore questa cura funziona benissimo sui 80% dei piccoli pazienti. È stato confermato che questa terapia è capace di prevenire lo sviluppo delle complicanze principali, che sono gli aneurismi coronarici. Entro i primi 10 giorni di malattia riduce la frequenza di aneurismi coronarici dal 25%, nei casi non trattati al 4-6%.

– Cosa è successo negli ultimi tempi in Italia, in Inghilterra e sta succedendo adesso anche negli Stati Uniti? Perché di questa malattia rara parlano tutti i giornali internazionali?

– Nelle zone più colpite dal Covid-19 si stanno osservando una frequenza aumentata di casi di bambini con la malattia di Kawasaki. Molti di questi bambini hanno presentato un tampone positivo per il virus SARS-COV-2 o hanno avuto contatti con i parenti, genitori, amici affetti dalla malattia. Alcuni sono risultati positivi alla sierologia per il coronavirus, nonostante i tamponi fossero negativi.

In più, in alcuni centri pediatrici italiani è stato recentemente notato che in una percentuale non trascurabile di casi la malattia si è presentata con un quadro clinico non tipico e ha manifestato resistenza al trattamento con immunoglobuline endovena e tendenza all’evoluzione verso una sindrome da attivazione macrofagica o una sindrome dello shock tossico, che hanno richiesto trattamenti aggressivi e, non raramente, il ricovero in terapia intensiva. Questa complicanza ha caratteristiche analoghe alla cosiddetta sindrome da tempesta citochinica osservata in molti pazienti con polmonite da COVID-19.

Queste forme di Kawasaki, che si stanno vedendo adesso, oltre a queste due possibili complicanze gravi, si manifestano a volte con altri sintomi e segni non tipici. Ad esempio, colpiscono i bambini di età più grande, rispetto a quelli coinvolti tipicamente nella malattia di Kawasaki. Hanno spesso sintomi gastrointestinali (diarrea, vomito, mal di pancia), oppure hanno a volte una sofferenza non delle coronarie ma del muscolo cardiaco, quando il cuore perde un po’ la sua capacità di pompa. Quindi, quando questo fenomeno viene accompagnato con la sindrome di shock tossico, che causa a sua volta il callo della pressione sanguigna, questo potrebbe naturalmente portare alle conseguenze molto serie. E credo che i bambini che sono morti negli ultimi giorni a New York abbiano avuto queste condizioni.

Però non sappiamo ancora bene se sia veramente una vera malattia Kawasaki oppure sia un tumore che la somiglia. Per esempio, in Inghilterra la chiamano “sindrome iper-infiammatoria multiorgano pediatrico” con qualche elemento compatibile con la malattia di Kawasaki.

– Che incidenza di mortalità ha di solito la Kawasaki nei bambini?

– La malattia Kawasaki classica non è quasi mai mortale. Non conosco bene i casi americani, però in Italia finora, a mia conoscenza, non c’era nessuno che abbia avuto un esito fatale.

Leggere la seconda parte dell'intervista

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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