01:36 02 Ottobre 2020
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"Mi piacerebbe dire a Conte: cominciamo ad affrontare la questione meridionale, perché il Sud può essere il volano di ripartenza per tutta l'Italia".

A parlare in esclusiva per Sputnik Italia è Mariano Ferro, il leader storico di Forconi, il movimento di popolo che nel 2012-2013 partendo dalla Sicilia sconvolse l'intero stivale, e oggi fa risentire la propria voce, per manifestare il disagio di produttori e lavoratori duramente danneggiati dall'epidemia da coronavirus.

"Io non ho tutta questa voglia di ritornare per le strade a fare il paladino del popolo, ma è chiaro che se veniamo dimenticati e se la classe politica pensa che non sia successo nulla, sbaglia, tutta, da destra a sinistra. E non penso che questa sia un'opinione solo nostra, ma di tanti".

– Quei motivi che allora vi portano a protestare sono ancora validi?

– Con questa crisi aumenterà il debito pubblico e il debito pubblico qualcuno dovrà pagarlo.

I forconi non hanno fretta, stanno aspettando una cosa: capire chi sarà chiamato a pagare il conto. E questo lo sapremo in autunno. In autunno capiremo a chi questo governo vorrà far pagare il conto, mentre la politica continuerà ad assegnarsi megastipendi e vitalizi.

– Secondo voi chi dovrebbe pagare?

– Chi ha di più deve pagare di più. In secondo luogo, è vero o non è vero che c'erano anche da prima queste diseguaglianze sociali? Vogliamo ancora una volta aggravarle?

Adesso lo Stato, con la "potenza di fuoco" di cui ha parlato Conte, ha delegato alle banche gli aiuti alle imprese, attraverso i prestiti. Ma le banche aiuteranno le imprese con determinati requisiti, non chi è sull'orlo del baratro a causa di due mesi di chiusura. E così le diseguaglianze aumenteranno, chi è ricco sarà sempre più ricco e chi è povero sempre più povero.

– I forconi spesso sono stati la voce dei produttori siciliani. Quali sono state le conseguenze del del settore agrozootecnico siciliano?

– L'agricoltura è stata colpita parzialmente, i prezzi di alcuni prodotti sono aumentati sui mercati, e siccome il problema sono proprio i prezzi troppo bassi, reputo positivamente per i produttori l'aumento del prezzo di grano, frutta, verdura, etc. Dall'altro lato, su questi settori ha gravato la chiusura di bar, ristoranti, pasticcerie, che hanno duramente colpito gli allevatori, perché non riuscivano a trovare uno sbocco per il latte, mentre la chiusura dei mercati di pesce è stata una vera e propria catastrofe per i pescatori.

Ma non ci sono solo loro. Duramente danneggiati saranno i settori della ristorazione e soprattutto quello turistico, di cui vive la Sicilia. Hanno preso batoste pesanti e credo che insomma ne subiranno ancora per altri mesi, dopo di che vedremo che succede.

– Gli strumenti che ha messo e sta mettendo in campo il governo sono sufficienti a sostenere le imprese?

– Io voglio aspettare di vedere se gli aiuti presentati nel nuovo decreto arriveranno. Fino adesso non sono stati sufficienti: alcuni addirittura attendono la prima tranche di 600 euro del bonus, che comunque è poco per chi deve tenere un'attività chiusa per oltre due mesi.

Ma il problema principale è quello dei prestiti bancari. Che c'entra la banca con l'aiuto di stato? L'aiuto di stato è un aiuto solidale alle aziende e alle famiglia, la banca è un istituto di diritto privato che dà in prestito denaro in funzione del suo interesse economico, solo a chi è in grado di restituirlo.

– Il governo poteva fare di più?

– Io non credo che se ci fosse stata un'altra parte politica le cose si sarebbero risolte diversamente, perché alla fine è l'Europa che determina le nostre scelte politiche. Ma sarà il governo che dovrà decidere chi dovrà pagare il conto dell'indebitamento, e noi questo valuteremo.

Non deve essere il meccanico che ha tenuto chiuso per mesi a pagare con un aumento delle tasse, né si possono lasciare indietro le aziende sofferenti. Io quando sento Confindustria dire che bisogna lasciar morire le aziende decotte rabbrividisco, perché vuol dire lasciare centinaia di migliaia di piccole imprese al loro destino, nelle mani della mafia e della speculazione. Non credo che sia una buona soluzione.

– Mentre invece sulla sanatoria dei migranti per agevolare le assunzioni nei campi, voi come la vedete?

– La regolarizzazione dei migranti sta all'agricoltura come il prestito solidale dello Stato sta alle banche. Perché l'esigenza di regolarizzare altro non è che la conseguenza dell'abbandono dell'agricoltura da parte dei giovani, di tutta la manodopera italiana che avremmo potuto togliere alla disoccupazione. E questo avviene perché i prezzi dei nostri prodotti agricoli sono compressi dalla competizione internazionale e dal potere monopolistico della gdo.

Noi siamo in ginocchio perché abbiamo avuto la concorrenza sleale dei Paesi del Nord Africa, della Cina, dell'Est Europa, che devono rispettare meno regole, che utilizzano manodopera a bassissimo prezzo e persino minorile. Come facciamo noi italiani a resistere? Facciamo entrare i migranti e abbiamo risolto il problema?

– Quindi secondo voi il problema dell'agricoltura è il libero scambio?

– Non è che lo vediamo noi, è evidente che il problema grosso dell'agricoltura è la globalizzazione dei mercati. Questo è il problema numero uno, non la regolarizzazione dei migranti.

Il secondo problema è il rapporto con la gdo, ormai talmente forte nel suo potere di monopolio, da pagare pochi centesimi all'azienda un prodotto che sul banco del mercato vende a 2-3 euro al chilo.

– Il movimento dei Forconi cosa propone?

– Il movimento dei Forconi ha proposto da anni di discutere per la soluzione di questi problemi, ma ci è sempre stato detto che l'Europa non ce lo consente. Ma adesso con la crisi dovuta al Covid, affrontarli sarà inevitabile.

– Prevedete un autunno caldo?

– Penso di sì, perché non non siamo i soli a pensarla così, dopo questa vicenda del coronavirus. Molti in Italia sono scontenti di come viene trattata l'Italia da Paesi come l'Olanda. Molti in Sicilia, sono stanchi di non avere infrastrutture, di fare i viaggi della speranza negli ospedali del Nord. 

Mi piacerebbe dire a Conte: cominciamo ad affrontare la questione meridionale, perché il sud sarebbe il volano di ripartenza per tutta l'Italia. È possibile che noi abbiamo una sanità derelitta, che le infrastrutture cadano a pezzi mentre a Genova un ponte si ricostruisce in meno di due anni? Noi abbiamo sicuramente delle colpe, ma io non vedo grandi cambiamenti nella politica siciliana.

– Siete delusi dall'attuale giunta siciliana?

– Questa giunta ha le stesse problematicità delle altre, di Crocetta e Lombardo, perché questi inchini ai partiti nazionali non ci giovano, non ci danno una mano ad essere più forti.

C'è bisogno di uno scatto di orgoglio che non arriva e continua la mala politica, che pensa agli affari di palazzo piuttosto che ai bisogni dei cittadini, alle infrastrutture e ai servizi, sino a far entrare in giunta la Lega che sino sputava sui meridionali. E questo è quello che accade. Come fanno i cittadini siciliani a continuare ad andare a votare?

– Il movimento dei forconi resta una forza politica regionalista o ambisce ad arrivare anche in Italia?

– E' chiaro che l'orgoglio siciliano viene fuori, perché questa terra è bella, è bella davvero. L'assessore leghista neodesignato avrà da gestire i beni culturali forse più importanti del Paese. Però anche qui il coronavirus ha messo al margine i regionalismi, gli indipendentismi, li ha sminuiti di molto. Essere siciliani con l'orgoglio di essere siciliani, ma consapevoli di appartenere a un grande Paese.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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