17:32 08 Agosto 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
33511
Seguici su

Silvia Romano, la cooperante italiana rapita nel novembre 2018 in Kenya finalmente dopo 18 mesi di prigionia è stata rilasciata.

Dalle foto prima del rapimento tutti ricordano una ragazza in canotta che abbracciava bambini africani, ora, invece, la stessa ragazza appare coperta dal velo islamico e, dicendo di chiamarsi Aisha, dichiara la sua conversione alla religione islamica.

Certamente questo cambiamento, un impatto molto forte, è alla base delle polemiche sorte dopo il suo arrivo in Italia.

Oltre alla sua conversione, di per sé un’insindacabile scelta individuale, la vicenda è connotata da altre questioni che appaiono ancora avvolte nel dubbio. Già girano voci sul possibile pagamento di un riscatto per la sua liberazione, se ciò fosse vero, sorgerebbe legittima la preoccupazione su quali potrebbero essere gli utilizzi di questa somma nelle mani dei terroristi. Tuttavia tali voci sono state smentite categoricamente dal ministro Di Maio che ha negato il pagamento di alcun riscatto.

L'On. Vito Comencini
© Foto : L'On. Vito Comencini
L'On. Vito Comencini
L’onorevole Vito Comencini della Lega, segretario della Commissione Esteri alla Camera dei Deputati, ha espresso a Sputnik Italia le sue perplessità legate alla vicenda.

– Onorevole cosa ne pensa di questo rilascio?

– Sicuramente riteniamo che da un punto di vista dell’immagine, l’Italia, ancora una volta, non abbia fatto una bella figura a livello internazionale, come pure nei confronti degli stessi italiani. Un’altra umiliazione a prescindere dal pagamento, o meno del riscatto. Qualora il riscatto sia stato pagato questo atto potrebbe diventare un incentivo per i terroristi: da una parte a continuare nelle loro attività criminali perché si sentono più forti e sentono d’avere un peso a livello internazionale, dall’altra perché diventa un incoraggiamento per proseguire con altri rapimenti. Se i rapimenti portano a soldi e ad altri favori, a maggior ragione continueranno, quindi in questo modo mettiamo a rischio anche altri italiani che si trovano, o che si recheranno in quei territori.

– Si parla di servizi segreti turchi che, sembra, abbiano catalizzato il rilascio. Ne sa qualcosa?

– Questo è un dato che è stato rivendicato direttamente da loro. Del fatto che siano intervenuti i servizi turchi si possono rilevare due cose. La prima: che la Turchia anche su questo fronte sta dimostrando la sua forza e la sua preponderanza nella capacità di giocare le proprie carte anche a livello internazionale. La seconda: la  debolezza dell’Italia, la quale, mentre in passato era protagonista nei territori del corno d’Africa, che tra l’altro sono state nostre colonie, regioni quindi con legami importanti, ora là viene surclassata dalla Turchia. Siamo davanti all’ennesima umiliazione: la Turchia è quel paese che ancora oggi non riconosce il genocidio degli armeni, che continua ad occupare un territorio europeo nell’Isola di Cipro e che sta giocando un ruolo determinante in Libia, altro territorio dove l’Italia era influente e ora anche lì subisce umiliazioni.  

Il giallo del riscatto

– Sappiamo quanto sia spietato il gruppo di al-Shabaab. Si parla di 4 milioni pagati per il suo rilascio, come dice Matteo Salvini “nulla accade gratis”. Qualora il riscatto sia stato effettivamente pagato, possiamo immaginare come verranno usati questi soldi?

– Su come potranno essere usati questi soldi, le rispondo con le parole di un capo di al-Shabaab che ho appena letto su un aggiornamento stampa, dove dice che questi soldi serviranno per comperare le armi necessarie per “portare avanti il jihad”. Queste parole oltre a confermare ufficiosamente il pagamento del riscatto suonano allarmanti, significano: armi, esplosivo per effettuare sia altri attentati, sia per rafforzare la posizione di questo gruppo in territori che già controllano, o addirittura per potenziare altre attività criminali attraverso le quali si autofinanziano come il traffico internazionale d’armi, di droga, di avorio e di organi. Dentro la questione del controllo che esercitano sul territorio nel quale operano, non parlo solo del Corno d’Africa ma anche della Nigeria, c’è anche la persecuzione dei cristiani, che spesso vengo uccisi semplicemente per il fatto d’essere cristiani. È evidente che i primi ad essere vittime di questa situazione saranno proprio loro, i cristiani, oltre ad altre minoranze musulmane che non si sottomettano all’ideologia e al fanatismo di al-Shabaab.

Da cristiano, quale io sono, il fatto che maggiormente mi preoccupa è pensare che adesso questi terroristi islamici possano usare queste risorse per colpire i nostri fratelli cristiani là presenti. In passato quando in Europa c’erano “altri cristiani”, questi né foraggiavano, né andavano a favorire gli estremisti islamici, ma, casomai, li combattevano e difendevano le minoranze cristiane, come, ad esempio, in un certo senso ha saputo fare la Russia in Siria, che è intervenuta salvando le nostre minoranze cristiane dall’avanzamento dell’ISIS. Se in Siria c’è un tentativo di difesa, da un’altra parte questo tentativo viene vanificato dando soldi e quindi favorendo i terroristi.

– Onorevole, Lei ha spostato i toni anche sull’aspetto religioso. Vittorio Sgarbi è stato molto duro sulla conversione di Silvia Romano “O si pente o è complice dei terroristi”. Cosa ne pensa?

– Presumo, la ragazza, ora di nome Aisha, sia stata battezzata cristiana. Abiurando la propria religione, ha compiuto il peccato di apostasia, tra l’altro passando ad una fede che, per la sua intransigenza, davanti allo stesso peccato l’avrebbe punita con la morte. Al di là della conversione, nel momento che dice “d’essere stata bene e d’aver studiato il Corano”, immagino abbia studiato anche le parti relative al jihad che sono la base del fondamentalismo islamico. Nel jihad gli infedeli, o si sottomettono, o vengono uccisi. Tra l’altro a giudicare da come si veste pare che stia aderendo alle forme più rigide dell’islam. Di fatto, ho notato che non indossa un semplice velo, come molte altre donne islamiche, ma una tunica che la copre quasi completamente. Questo abito non solo lo indossava nel momento dell’arrivo, forse non ha avuto il tempo di cambiarsi, ma, dai successivi filmati, tutti noi vediamo che continua a indossarlo anche ora che è tornata a casa. Mettendo insieme tutti questi elementi mi viene da dedurre che abbia sposato l’ideologia dei suoi rapitori. Il suo comportamento, le sue dichiarazioni rafforzano questo sospetto. Penso le autorità competenti debbano chiarire molti aspetti di questa vicenda. C’è qualcosa che non quadra.   

Un evento dal forte impatto mediatico

– Quali sono Le sue impressioni, anche da un punto di vista dell’impatto mediatico, nel vedere una ragazza rapita che torna a casa e che, paradossalmente, appena mette piede sul patrio suolo dichiara la sua nuova fede e il fatto d’essere stata bene nelle mani dei suoi rapitori?

– Nell’islam la simbologia ha un ruolo fondamentale: se dopo un periodo di prigionia la sequestrata addirittura abbraccia la fede dei suoi carcerieri, certamente è una grande pubblicità a favore dei terroristi islamici. O forse non stava poi così male! Ora tutto sembra così bello e si parla solo di lei, bisognerebbe ricordare, invece, anche tutti quegli ostaggi che non hanno accettato di convertirsi e sono stati uccisi: o quelli erano dei “cretini” morti per niente, oppure quelli sono veramente dei martiri, diciamo pure degli “eroi”, come oggi si usa spesso dire.

– La vicenda dei due marò e il rapimento di Silvia Romano: due situazioni simili ma due trattamenti diversi. Cosa ne pensa?

– Queste sono le ingiustizie di questo paese in mano alla politica “buonista”. Due servitori della patria, in missione pericolosa, pressoché abbandonati, mentre, invece, tutti gli onori verso chi non è chiaro cosa stesse facendo sul posto, ma che viene utilizzato come esempio di buonismo, di tolleranza e di rispetto, quando, in realtà, non c’è d’aver alcun rispetto del terrorismo e del fondamentalismo islamico. Siamo davanti a un’ingiustizia politica fatta in maniere consapevole da parte di governi di sinistra che, evidentemente, preferiscono mostrare queste sceneggiate da teatrino, umiliando il nostro paese, piuttosto di far valere e difendere i nostri interessi nazionali a livello internazionale.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook