07:55 26 Maggio 2020
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Nessuno è dimenticato, nulla è dimenticato. Oggi si celebra il 75-o anniversario dalla Vittoria dell’Unione Sovietica sul nazifascismo, il 9 maggio è la festa più sentita dal popolo russo. Nonostante la quarantena tutti, seppure da casa, si sentono uniti nel ricordare gli eroi: gli uomini, ma anche le donne che vinsero la guerra.

Non c`era la solita grandiosa parata in Piazza Rossa, né gli appuntamenti in tutte le piazze dove radunarsi insieme per ricordare le vittime, per cantare le canzoni di guerra e abbracciarsi dicendosi “buona festa della vittoria!”. Il 9 maggio, nonostante l’emergenza Covid, non è annullato e rimane un giorno cardinale per tutti i russi.

La vittoria, per cui hanno perso la vita più di 26 milioni di sovietici, è stata possibile grazie all’eroismo di uomini, ma anche di tantissime donne che hanno imbracciato le armi per difendere la propria patria. È il caso delle streghe della notte, le aviatrici sovietiche del 588° Reggimento bombardamento notturno. Qual è stato il ruolo delle donne nella Grande Guerra Patriottica? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Gian Piero Milanetti, autore del libro “Le streghe della notte” (IBN Editore).

– Gian Piero Milanetti, perché ha deciso di dedicare il suo libro alle imprese eroiche delle soldatesse del reggimento di bombardamento notturno?

– Sono sempre stato un appassionato di aeronautica, perché mio padre ha fatto la guerra nell’aeronautica. In passato ho studiato un libro americano di aviazione e c’era una foto di aviatrici sovietiche. Mi ha colpito questa foto e ho deciso di approfondire il tema leggendo i libri che c’erano in inglese. Ho saputo che le ultime sopravvissute si incontravano il 9 maggio davanti al Bolshoi. Così ho deciso di incontrarle, era il 2010 e già all’epoca molte erano scomparse.

Mi è sembrata una storia molto bella e molto poco conosciuta: delle ragazze pilote da combattimento, non avevo mai sentito una cosa del genere. Delle ragazze combattevano contro i tedeschi, degli aviatori molto forti.

© Foto : Fornita da Gian Piero Milanetti
Prima da destra: Galina Brok-Beltsova, navigatore-mitragliere del 125 GvBAP: volava su un bimotore Petlyakov Pe-2 e sparava contro i caccia tedeschi che attaccavano il suo bombardiere. Quarto da sinistra: Valentin Rusakov, figlio dell'aviatrice sovietica Rusakova.

– Le donne che imbracciavano le armi per difendere la propria patria è un fenomeno tutto sovietico, no?

– È un fenomeno unico e tenuto nascosto, perché qui in Occidente di qualunque cosa riguardi gli americani e gli inglesi se ne parla; di una cosa così interessante si sapeva molto poco. Gli unici ad impiegare le donne nei combattimenti sul fronte sono stati i sovietici. Gli inglesi e gli americani facevano pilotare a delle donne i loro aerei disarmati dalle fabbriche fino al fronte per non distogliere i piloti dal combattimento.

– Com’è strutturato il suo libro?

– Il libro “Le streghe della notte” ha oltre 320 foto, quando è uscito il libro queste foto in gran parte erano inedite in Italia, a volte anche nella stessa Russia. Ho fatto dei viaggi di ricerca molto lunghi, ho trovato foto mai state pubblicate, grazie anche ai parenti e alle veterane stesse.

© Foto : Fornita da Gian Piero Milanetti
La copertina del libro "Le streghe della notte"

– La guerra quasi sempre viene associata alle imprese eroiche degli uomini. Sappiamo che oltre alle donne sovietiche, che combattevano al fronte, le donne rimanevano nelle città e mandavano avanti tutto. Qual è stato il vero ruolo delle donne in guerra?

– In occidente rimanevano nelle campagne, nelle fabbriche, negli ospedali e negli uffici. Anche in Unione Sovietica avveniva questo, le ragazze inizialmente venivano respinte perché nei distretti militari dicevano che la guerra non era una questione da donne. Ad un certo punto l’Unione Sovietica subì delle perdite grandissime nel 1941, ci furono molti morti e molti prigionieri. I sovietici si trovarono a corto di uomini e quindi piano piano dovettero cedere all’idea di impiegare le donne, quelle più specializzate. Presero le pilote istruttrici di volo, le streghe della notte avevano tutte molte più ore di volo dei maschi che venivano addestrati rapidamente e mandati al fronte. Per questo riuscirono a compiere quelle imprese, fu il Reggimento più decorato che utilizzava questo tipo di aereo.

Queste donne erano molto motivate, volevano andare a combattere, erano volontarie, patriottiche. Cercavano di svolgere più missioni possibili. Nel resto d’Europa le donne coltivavano la terra, stavano negli allevamenti e nelle fabbriche. In Unione Sovietica inoltre molte ragazze facevano gli addestramenti nel dopo scuola, imparavano a lanciarsi con il paracadute, a lanciare granate, a sparare con i fucili. Ho scritto un libro anche sulle tiratrici scelte sovietiche, di cui si sapeva ancora di meno delle pilote.

– Oggi si celebrano i 75 anni dalla Vittoria dell’Urss sul nazifascismo. Quanto è importante oggi la memoria delle vite di queste donne e degli uomini al fronte?

– La memoria di queste ragazze è importante, perché si è cercato di insabbiare le loro imprese per molto tempo. Dobbiamo ricordarci che le donne possono essere brave quanto gli uomini e anche più di loro, vanno valorizzate in tutte le loro capacità. Le streghe della notte hanno saputo dimostrare di poter fare come gli uomini, ma anche di più. Anche oggi, con queste nuove guerre contro i virus, c’è bisogno il contributo di tutti: chi è capace deve andare avanti e avere ruoli di prestigio in qualunque campo.

È un dovere etico e civile ricordare questi ragazzi e queste ragazze che hanno cercato di servire la patria, onorare la propria terra, amare qualcosa di più grande di loro. La lezione che ci tramandano questi eroi è che sono un po’il contrario della nostra epoca. Oggi quello che conta siamo noi, la nostra individualità. Loro amavano qualcosa di più grande di loro. Uno dovrebbe mettere le proprie qualità al servizio di qualcosa di più grande di lui, non per sé stesso. La Russia ha avuto tantissimi di questi eroi, gli eroi più “eroici” nella guerra in Europa sono stati proprio i russi, che avevano il culto dell’eroismo e del morire per la patria. Dovremmo impiegare le nostre qualità migliori per il bene comune, il bene di tutti.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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