10:05 29 Maggio 2020
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Emergenza Coronavirus - Aiuti russi in Italia (82)
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In Italia è partita la “fase 2” con la quale si procede ad un graduale allentamento delle restrizioni e ad una progressiva ripresa delle attività industriali e commerciali.

I 4,4 milioni lavoratori sono tornati a percorrere le strade italiane, mentre tutti gli altri potranno continuare ad uscire di casa non solo per fare la spesa o per motivi di salute ma per incontrare i propri congiunti e per svolgere attività fisica.

Ogni regione sta cercando di trovare la strada giusta per sostenere il riavvio del tessuto produttivo economico locale e quello nazionale, e per tutelare la salute dei propri cittadini.

In vista della ripartenza il Governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che è riuscito a tenere sotto controllo il contagio, ha inviato quattro lettere indirizzate agli ambasciatori in Italia di Federazione Russa, Cina, Stati Uniti, Israele chiedendo aiuto per trovare contatti con aziende che si rendano disponibili ad allacciare rapporti commerciali per la fornitura di materiale sanitario. Per fare il punto della situazione, Sputnik Italia ha raggiunto il Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga.

 — Presidente Fedriga, il Friuli Venezia Giulia è stata tra i primi regioni ad adottare le misure protettive. Come siete messi adesso con l’avvio della "fase 2"?

— La nostra strategia di chiudere tutto e subito per riaprire prima ha portato al miglior risultato. Invece, a livello nazionale, si è optato per una chiusura a rilento, e ora si riapre in modo ancora più lento con danni enormi, sia dal punto di vista della salute, che da quello economico. L’apertura a rilento mette in ginocchio il nostro sistema produttivo. Nell’interlocuzione con il governo io sto continuando a dire che dobbiamo dare delle regole di buon compartimento sia nella vita quotidiana, che all’interno delle attività lavorative - vuol dire l’utilizzo di mascherine, igienizzazione delle mani, divieto di aggregazioni, ecc. Chi rispetta queste misure, può aprire. A mio avviso, è sbagliato differenziare le aziende rispetto alla loro tipologia produttiva. È difficilmente giustificabile che ci sono delle imprese manifatturiere con 3-4 mila dipendenti, che oggi hanno aperto, e il negozio, che vende borsette, al quale noi diciamo: “non puoi aprire perché sei un pericoloso portatore della pandemia”. I proprietari di questi negozi giustamente non lo capiscono. Per cui dobbiamo passare dalla stagione di divieti (per questo la prima fase era utile) alla stagione delle regole.

— Quindi, Secondo Lei, in Friuli i ristoranti, i bar e i parrucchieri potrebbero aprire le saracinesche prima del 1° giugno?

— Tutte le regioni stanno lavorando con il governo per raggiungere questo obiettivo. Il 1° giugno sarebbe una data insostenibile per il mondo produttivo, c’è il rischio che noi quelle saracinesche non riapriamo più. Il governo deve fare questa settimana i protocolli a livello nazionale con le diverse categorie produttive, dopodiché dal 11 maggio si possa iniziare a dare risposte alle realtà che rispettano le regole.

— E per quanto riguardano i trasporti, quale strategia avete scelto?

— Abbiamo approvato un’ordinanza molto simile a quella del Lazio, cioè la capienza dei mezzi è del 50 per cento del normale sempre garantendo un metro di distanza e ovviamente l’utilizzo obbligatorio di mascherine non solo sui mezzi di trasporto ma anche se uno cammina per strada in un centro abitato. La nostra logica è basata sull’utilizzo del principio di massima precauzione per quanto riguardano i dispositivi di sicurezza che aiuteranno a tornare ad una vita quasi normale. Solo così riusciamo a coniugare le esigenze lavorative con quelle sanitarie.

— Visto che le mascherine stanno diventando obbligatorie un po’ dappertutto, si possono acquistare a prezzo fisso in FVG, come ha promesso il premier Conte dopo tutte le speculazioni che sono venute fuori negli ultimi due mesi?

— Con la nostra Protezione civile abbiamo distribuito più di un milione di mascherine alla nostra popolazione (1,2 milioni abitanti). Non sono solo quelle di monouso ma anche le mascherine riutilizzabili diverse volte. Sono state prodotte dalle nostre aziende locali che rispettano tutti i parametri stabiliti dalla legge.

— A proposito dei dispositivi sanitari, potrebbe spiegare perché la Regione FVG ha deciso di mandare una lettera all’Ambasciata Russa in Italia adesso, quando i contagi sono notevolmente diminuiti?

— Qualche settimana fa ho mandato una lettera all’Ambasciata Russa, quella Americana, Israeliana e Cinese per chiedere la disponibilità dei rispettivi paesi, che producono e vendono sul mercato internazionale i dispositivi di protezione. Il nostro scopo era di rafforzare le strutture sanitarie del FVG per fornire un’adeguata assistenza nel caso in cui ci dovesse essere un peggioramento della situazione attuale.

Vorrei citare la lettera che abbiamo mandato all’Ambaciata Russa:

“In questi giorni, stiamo esplorando tutte le possibili vie per approvvigionamento di materiale sanitario per i nostri ospedali, per i nostri operatori sanitari e per i nostri cittadini. Sarebbe veramente di grandissimo supporto poter contare su un aiuto dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia per eventuali contatti e verifiche su aziende russe che possano essere disponibili ad allacciare rapporti commerciali con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia di quanto oggi necessario”.
  • Nota ufficiale dal Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga all'Ambasciatore della Federazione Russa in Italia S.Razov
    Nota ufficiale dal Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga all'Ambasciatore della Federazione Russa in Italia S. Razov
    © Foto : Fornita da Massimiliano Fedriga
  • Nota ufficiale dal Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga all'Ambasciatore della Federazione Russa in Italia S.Razov
    Nota ufficiale dal Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga all'Ambasciatore della Federazione Russa in Italia S. Razov
    © Foto : Fornita da Massimiliano Fedriga
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© Foto : Fornita da Massimiliano Fedriga
Nota ufficiale dal Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga all'Ambasciatore della Federazione Russa in Italia S. Razov

— Avete ricevuto il feedback dall’Ambasciata Russa?

— Si, abbiamo ricevuto la cortese risposta del capo della missione diplomatica russa Ambasciatore Razov che ancora una volta ha “assicurato tutta la solidarietà e disponibilità della Federazione Russa per aiutare Italia” nell’affrontare l’emergenza coronavirus. L’Ambasciatore ha citato la missione umanitaria avviata il 23 marzo 2020 dopo la conversazione tra il premier Conte e il presidente Putin, nell’ambito della quale si è già “materializzato il sostegno” della Russia verso l’Italia.

Per quanto invece riguarda la nostra richiesta sulla vendita del materiale sanitario, per adesso non è stata considerata, semplicemente perché fino a pochi giorni fa in Russia era ancora in atto il divieto temporaneo dell’uscita dal territorio nazionale dei materiali sanitari.

— La regione Lombardia e la città più ferita, Bergamo, hanno iniziato finalmente a respirare anche grazie ai medici russi. Perché, a Suo avviso, alcuni media italiani vedono uno sfondo politico negli aiuti russi e presentano la missione umanitaria “Dalla Russia con amore” quasi come “un'invasione militare” del territorio dell'Alleanza Atlantica? Ha una spiegazione?

— Innanzitutto, vorrei ringraziare tutti i Paesi stranieri e la Federazione Russa per gli aiuti forniti e per il contribuito che loro hanno dato alle regioni più colpite, come la Lombardia. Visto la carenza del personale medico, l’intervento degli specialisti russi è stato fondamentale.

Come dicevo, gli aiuti sono arrivati da molti paesi e io mi chiedo perché solo la Russia deve fare “un'invasione militare”? In Italia sono venuti anche, per esempio, i medici cubani, ma nessuno si è lamentato che c’è stata “un’invasione militare” da parte di Cuba. Mi sembra che qualcuno abbia voluto semplicemente strumentalizzare questa missione umanitaria. Quindi, direi, che invece di accusare, dobbiamo ringraziare i Paesi che hanno dimostrato la solidarietà concreta nei nostri confronti e che hanno dato una mano alla Lombardia nella lotta contro il coronavirus, con apparecchiature, materiale sanitario ed invio di medici. 

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
Emergenza Coronavirus - Aiuti russi in Italia (82)
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Coronavirus, Italia
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