10:01 26 Maggio 2020
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Il salvataggio di Alitalia da tempo, ancor prima dell’emergenza Coronavirus, si è rivelato quasi come una missione impossibile. La crisi Covid-19 si è abbattuta sul settore dei trasporti e ha aggiunto ancor più incertezze e difficoltà. Una cosa è certa: volano via altri soldi dei contribuenti.

Ci hanno provato i capitani coraggiosi, gli arabi e i politici, ma il salvataggio della compagnia aerea Alitalia è un compito veramente arduo. Un miliardo e mezzo di prestiti ponte degli ultimi anni è già andato bruciato, oggi si tratta di altri 500 milioni per nazionalizzare l’azienda a spese dei contribuenti.

Tutte le risorse investite nell’azienda rimetteranno in piedi Alitalia? Come cambierà e quando si riprenderà il settore aereo così duramente colpito dall’epidemia Covid-19? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Andrea Giuricin, economista dei trasporti alla Bicocca di Milano e ricercatore all’Istituto Bruno Leoni.

— Andrea Giuricin, secondo lei la nazionalizzazione dell’azienda è stata la strada giusta?

— Secondo me è una scelta errata, perché Alitalia era una compagnia aerea che perdeva due milioni di euro anche prima di questa crisi epocale. Era una compagnia che non stava in piedi. Ha ricevuto un miliardo e mezzo di euro tramite i famosi prestiti ponte dal 2017 ad oggi. Ora i 500 milioni di euro per andare verso una nazionalizzazione si aggiungono al miliardo e mezzo e non risolvono nessun problema e soprattutto non cambiano niente per il trasporto aereo italiano. Si sprecano solamente altri soldi del contribuente, che già ne ha dovuti rimettere fin troppi.

— Fino ad oggi quanti sono i soldi persi per i continui salvataggi di Alitalia?

— Se vogliamo calcolare dal 2008 sono circa 10 miliardi di euro. Se andiamo invece a vedere il periodo quando la compagnia è stata commissariata nel 2017 sono di fatto 2 miliardi di euro. A questo bisognerà aggiungere la badco, la cattiva compagnia, perché Alitalia ripartirà, come ha detto il ministro Patuanelli da giugno, ma insieme alle due newco c’è sicuramente la cattiva compagnia con tutti i debiti che non verranno ripagati ai creditori. Questi creditori sono il contribuente e i creditori del settore aereo.

— Dopo il prestito ponte, ora c’è il rischio quindi che si continui a spendere soldi dei cittadini?

— Esattamente, non solo il mezzo miliardo investito adesso che probabilmente coprirà le perdite dovute alla situazione attuale. Alitalia avrà bisogno di tanti altri soldi in futuro, di qualche altro miliardo di euro, perché è una compagnia molto piccola al 2% della quota del mercato europea. Alitalia è molto debole, perché era già in perdita prima del Covid-19, già dall’anno prossimo probabilmente bisognerà immettere altri miliardi di euro per mantenere in piedi questa compagnia.

— Qual è la strategia adottata dal governo secondo lei per salvare Alitalia?

— La strategia è di far ripartire la compagnia senza i debiti, ma questo significa che qualcuno li deve pagare! Sono tutti i creditori, compresi i contribuenti italiani. La domanda è: come ripartire? La compagnia è piccola e debole e secondo me non farà molta strada. Nonostante si decida di farla pagare ancora una volta al contribuente italiano, si va verso una direzione che non fa bene a nessuno. Ho paura che il governo abbia la visione del trasporto aereo degli anni ’80: era molto caro viaggiare, c’erano pochi operatori preferibilmente nazionali, come Alitalia, però la situazione era svantaggiosa per tutti. Bisognava pagare la compagnia aerea, come viaggiatore pagavi di più i biglietti aerei. A mio avviso era un problema enorme.

— Quale strategia andrebbe presa allora secondo lei?

— Ho mandato due mesi fa circa delle proposte al ministero dell’economia. Il settore aereo stava già andando incontro ad una crisi epocale. Bisogna aiutare il settore aereo. Per far riprendere la domanda bisogna cercare di abbassare i costi e alcune tasse. Ad esempio in Italia esiste la tassa volo che sono 6 euro e mezzo per ogni passeggero che parte dall’Italia e 7 euro e mezzo se parte da Roma. Se togli quella tassa riesci ad abbassare i costi per le compagnie aeree.

Un'altra misura sarebbe eliminare l’IVA dei voli domestici, che oggi è al 10%. Esistono delle misure quindi per cercare di far riprendere la domanda. Se poi bisogna intervenire sulla liquidità delle aziende va fatto a livello europeo, l’Unione Europea deve intervenire per aiutare tutto il settore in maniera uguale, è un mercato unico.

— Secondo lei quando si riprenderà il settore dei trasporti, fra i più colpiti dall’emergenza Coronavirus?

— Le prospettive non sono facili, perché fin tanto che non ci sarà un vaccino è difficile immaginare che la domanda torni ad essere quella precedente. La ripresa non sarà immediata, ci saranno gravi problemi dal punto di vista della domanda.

Le misure sanitarie, come il distanziamento sociale, hanno un costo. Tutte queste spese si ripercuotono o sul contribuente o sul viaggiatore. Se tu togli il 33% dei posti significa che aumenti i costi delle aziende, che spendono uguale ma hanno meno passeggeri. Il problema è serissimo e non si risolverà nel breve periodo.

— I biglietti potrebbero costare di più in futuro?

— C’è questo rischio. Se il governo rende il settore sempre meno competitivo attraverso legislazioni che sta già pensando con in aggiunta le misure di distanziamento sociale c’è il rischio di un aumento dei prezzi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Alitalia, Italia
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