08:39 27 Maggio 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
Coronavirus in Italia, contagi in calo: inizia la fase 2 (2 - 10 maggio) (123)
111
Seguici su

Le imprese si sentono abbandonate. Nonostante i provvedimenti messi in campo dal governo i soldi per motivi burocratici faticano ad arrivare alle casse.

Per salvare il tessuto imprenditoriale del Paese gli aiuti dovrebbero essere immediati. Sostenere subito gli imprenditori e pensare seriamente ad un piano post-Covid. Questo l’appello di Confesercenti.

Il lockdown del Paese era una misura necessaria per frenare il diffondersi dell’epidemia, è un dato oggettivo su cui tutti sono d’accordo, imprenditori compresi. Ora però è il momento di sostenere le imprese, che senza aiuti immediati rischiano di non riaprire mai.

La pandemia, costata la vita a troppe persone, prima o poi finirà. Come si dovrà ripartire? Che misure concrete sono necessarie per salvare le imprese, importante motore del Paese? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Patrizia De Luise, presidente nazionale di Confesercenti.

— Presidente De Luise, qual è la dimensione della crisi provocata dal fermo totale del Paese?

— Non dimentichiamoci che il nostro tessuto imprenditoriale veniva già da un periodo di crisi finanziaria. Le imprese erano già abbastanza fragili. Con il lockdown ovviamente si sono fermati i consumi e questo ha provocato un danno terribile. Da una parte le spese che le imprese devono sostenere per andare avanti hanno continuato a crescere: mi riferisco alle utenze, alle bollette, agli affitti e alle tasse. D’altro canto gli incassi si sono fermati, tutto è capitato in un momento in cui le imprese, come il settore dell’abbigliamento, avevano già in casa il cambio stagione, merce comprata e da pagare. Il personale è rimasto a casa.

Parliamo di una pandemia fuori dall’ordinario che nessuno di noi ha mai vissuto, questo fermo totale è servito comunque, dobbiamo precisarlo, a contenere l’espandersi della pandemia. Le imprese sono state da subito molto consapevoli della necessità del lockdown.

— Le imprese in questo periodo di forte crisi si sentono sostenute? Hanno ricevuto gli aiuti che si aspettavano?

— Questo è un punto importante. Le misure sono state messe in campo. Ci sarebbe voluto molto di più dal punto di vista economico. Queste misure si sono scontrate con la farraginosità della burocrazia, che nel nostro Paese è talmente forte che nemmeno la pandemia è riuscita a debellare.

Uno strumento immediato che avrebbe potuto sollevare le nostre imprese, il finanziamento di 25 mila euro garantito dallo Stato, fa fatica a funzionare. I soldi fanno fatica ad arrivare alle casse dei negozi, perché passando per il canale delle banche tutto diventa più difficile.

È stata immediatamente varata la cassa in deroga anche per le attività che hanno meno di 6 dipendenti. Nel passaggio dei dati fra le Regioni e l’INPS tutto si è incagliato e molti lavoratori sono ancora lì che aspettano. Sono risposte che dovrebbero essere più immediate, perché rischiano di sgonfiare degli interventi che sarebbero stati positivi.

— Che misure servono per far ripartire le imprese?

— Dare sicurezza alle imprese vuole anche dire che possiamo stare tranquilli e quando riapriremo con dei protocolli adeguati, nel frattempo ci verranno sospese tutte le utenze, i tributi e i contributi. Servono finanziamenti a lungo termine per poter ripartire. Altrimenti mandiamo in tilt le piccole imprese, ma anche parte delle imprese della produzione.

Ci sarà un dopo, e questa partita ci sta particolarmente a cuore. Purtroppo sarà una lunga crisi, coinvolgerà tutti, ma prima o poi finirà. Come si dovrà ripartire? Questa drammatica esperienza, che è costata troppe vite umane, non dobbiamo sprecarla. Questa esperienza deve farci riflettere su come possiamo correggere il tiro per far sì che i nostri Paesi possano ripartire in un altro modo, garantendo il lavoro e cominciando a pensarci già da adesso.

Faccio degli esempi. Il nostro Paese si fonda sull’economia turistica, ma soffre da decenni problemi legati alle infrastrutture. Bisogna fare in modo che il nostro Paese sia in grado di ripartire con il piede giusto, mettendo in campo tutte le opportunità che ha per far progredire l’economia. Durante il lockdown abbiamo toccato tutti con mano su quanto vada fatto sulle infrastrutture immateriali: la banda larga non arriva ovunque. Questo ci permetterà di lavorare in un altro modo. Inoltre dobbiamo riflettere sul discorso dell’ambiente e delle ripercussioni che questo ha sulla vita di tutti noi. Dobbiamo cercare di ripartire in modo sano in rispetto dell’ambiente, costruendo un Paese più solido per il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.

— Alcune attività riapriranno solo a giugno. Gli imprenditori come hanno reagito, vorrebbero riaprire tutti subito?

— Rispetto a questo tema le nostre imprese sono spaventate. Lo stesso imprenditore si dà due risposte diverse. Da una parte, a fronte degli interventi che non sono arrivati, vorrebbero riaprire il prima possibile in sicurezza. D’altro canto c’è la consapevolezza che anche aprendo in sicurezza non si faranno i numeri di prima, perché il distanziamento sociale comporterà delle conseguenze. Al bar la mattina durante la colazione non si potrà più avere la solita folla al bancone. Bisognerà capire come dovranno funzionare questi nuovi modelli, ecco perché è importante avere un piano di lungo respiro per tutto il 2020.

Un tema importante su cui stiamo insistendo sono gli affitti. L’imprenditore non incassa e non ha i soldi per pagare l’affitto, il proprietario dei muri è uno che ha come rendita di vita l’affitto del negozio…ci sono quindi due soggetti in difficoltà. Noi proponiamo di aggiungere nel decreto un credito di imposta per cui i proprietari dei muri in percentuale scontino l’affitto sui loro inquilini, così che non ci rimetta nessuno.

— Lei prima diceva che la crisi ha toccato tutti i Paesi. Anche la Francia infatti è entrata in recessione. Se Bruxelles salverà Parigi, che cosa rimarrà per Roma? A livello europeo è fiduciosa, si riuscirà ad avere degli aiuti concreti?

— Io sono un’europeista convinta. L’intuizione del dopoguerra di far nascere l’Unione Europea è stata molto importante, perché uniti si fa molto di più. Anche nel contesto della pandemia con l’unità potremmo venirne fuori. Si possono mettere insieme non solo risorse, ma anche strategie e idee.

L’Europa è alla prova del nove: o questa necessità di unione viene recepita o altrimenti il modello Europa rischia addirittura di essere messo in discussione. Il valore dell’Europa è un altro. Mi auguro che anche in questo caso prevalga il buonsenso. Vuol dire affrontare con pragmatismo i problemi e risolverli.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
Coronavirus in Italia, contagi in calo: inizia la fase 2 (2 - 10 maggio) (123)
Tags:
Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook