10:42 21 Ottobre 2020
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La pandemia del coronavirus: superati i 3 milioni di casi nel mondo (27 aprile - 10 maggio) (106)
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Secondo lo storico israeliano Yuval Noah Harari, le decisioni che prenderemo durante la pandemia determineranno anche i cambiamenti delle nostre società una volta che il Covid-19 sarà superato.

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Non è d'accordo il Prof. Enzo Pennetta, saggista, studioso di dinamiche socioeconomiche, raggiunto da Sputnik Italia

– In Italia è stato realizzato uno studio, secondo il quale lo smart working ha già convinto l’80% degli italiani. Sono disposti non solo a continuare a lavorare a distanza ma addirittura a ridursi lo stipendio. Pensa che molte aziende, dopo aver scoperto lo smartworking, lo utilizzeranno anche dopo che tutto sarà finito? Questo vuol dire che gli uffici non esiteranno più? 

Csaba Posta, specialista IT che lavora da casa, studia con sua figlia Vilma durante la quarantena per l'epidemia del coronavirus a Budapest, Ungheria, il 19 marzo 2020
© REUTERS / Bernadett Szabo
– Come molti rilevamenti statistici questo sondaggio sembra essere viziato dalla scelta del campione, infatti la società IZI che ha fatto il test in collaborazione con la società Comin & Partners, lo ha eseguito su un campione di 1.002 lavoratori italiani tra i 18 e i 65 anni “con esperienza di lavoro agile”, come riferisce il Corriere della Sera, questo vuol dire che il campione è costituito da persone che svolgono già la loro attività in settori particolarmente adatti al lavoro a distanza, come potrebbero svolgere un lavoro a distanza gli addetti ai trasporti, gli ospedalieri, le forze di polizia, le manifatture, gli agricoltori e, ricordo, gli insegnanti? Certi uffici potrebbero anche essere delocalizzati ma sarebbero una piccola percentuale delle attività esistenti, il mondo del lavoro non può essere smaterializzato che in minima parte, il resto è propaganda o nella migliore delle ipotesi fantasie.

– Se ipotizziamo che poche persone andranno in ufficiò, sia possibile che i cittadini per avere una vita più tranquilla e più confortevole vorrebbero trasferirsi dalle città nei piccoli paesi? Oppure le città stesse cambieranno il volto per adeguarsi alla nuova realtà? Per esempio, il noto architetto Fuksas ha già proposto di ripensare case e città…

– Come ho detto il lavoro a distanza si può effettuare per una limitata categoria di occupazioni, lo spostamento verso piccoli centri abitati eventualmente potrà avvenire in modo proporzionato alle occupazioni interessate.

Non ritengo che le città andrebbero ripensate, vanno solo fatte funzionare con una manutenzione costante, dotandole di trasporti pubblici adeguati e di opere di viabilità come sottopassaggi e parcheggi.

Fuksas è conosciuto per opere quali “La nuvola”, un progetto realizzato qui a Roma che ha inghiottito una quantità smisurata di soldi e che anziché dare l’idea della leggerezza di una nuvola rappresenta la pesantezza di tonnellate di acciaio. Fuksas adesso propone case attrezzate per il lockdown e ci dice che la segregazione in casa dovrebbe essere la normalità del futuro, no grazie.

Le archistar vivono in un mondo non reale, non andrebbero prese troppo sul serio, io vivo a Roma, una città bellissima con una storia millenaria, ci sono tante persone che popolano le sue vie, ogni giorno si muovono e si incontrano godendo di luoghi bellissimi, risolti i problemi di traffico e manutenzione non vorrei che cambiasse nulla.

– E come sarà il mondo della finanza dopo il virus? Visto che ci aspetta la recessione globale e quindi saremo tutti nella “stessa barca”, magari vale la pena ripensare le misure ristrettive come le sanzioni e i dazi che fanno male a tutti?

Assemblea generale Onu blocca risoluzione russa sulla revoca delle sanzioni
© Sputnik . Vitaly Podvitsky
– Le sanzioni sono una misura immorale, andrebbero vietate e classificate come crimini contro l’umanità, sono atti di guerra non convenzionale che vanno a colpire la popolazione civile, sono il volto ipocrita del mondo occidentale.

Diverso il discorso riguardo la grande finanza e l’economia del libero mercato, sono state all’origine dell’emergenza e andrebbero sottoposte alle regole dello Stato, come dicevo il vero problema non è stato tanto il virus ma la mancanza di strutture sanitarie adeguate perché ridotte sotto il minimo indispensabile dalle politiche di tagli imposti dalla visione neoliberista e dall’azione incontrollata della speculazione finanziaria.

– Che effetto potrebbe avere la pandemia sul consumismo e sul mondo di lusso? Dopo la quarantena e la crisi finanziaria, che inevitabilmente seguirà, la gente smentirà finalmente di compare cose inutili?

– Il lusso è sempre esistito e in sé non è un male, il consumismo invece è un’altra cosa, è il frutto del capitalismo che prova a risolvere le crisi da sovrapproduzione con mezzi come l’obsolescenza programmata o le mode effimere, tutte cose che danneggiano la popolazione e l’ambiente e che poi alla fine si risolvono in crisi inevitabili. L’opportunità da cogliere è quella di trovare un sistema economico che non ricada negli stessi errori.

– Il mondo che verrà, secondo Lei sarà peggiore o migliore che abbiamo adesso? Impareremo bene le lezioni che ci ha insegnato il coronavirus o continueremo a fare gli stessi errori e comportarci in modo irresponsabile?

– Questo dipenderà dalle scelte che verranno fatte, l’epidemia lascerà dietro di sé una scia dolorosa di drammi umani e difficoltà economiche, ma anche il mondo che ci lasciamo alle spalle aveva grandi problemi fatti di crisi sociali e individuali, di difficoltà di ogni tipo nascoste dietro la parvenza di benessere e distrazioni a buon mercato.

© Sputnik . Konstantin Chalabov
Se non si supererà il modello neoliberista, che ha trionfato incontrastato dopo la caduta del muro di Berlino, la lezione del coronavirus non sarà servita a niente.

Per non ricadere negli stessi errori dobbiamo per prima cosa cambiare profondamente la visione di noi stessi e per farlo serve una nuova antropologia, una nuova visione dell’Uomo, quella che definisco la teoria del Quarto Dominio.

È necessaria una nuova idea di essere umano che lo rimetta al centro dell’attenzione e che ponga fine alla società dettata dall’economia e basata sulla competizione funzionale al libero mercatismo, dovranno essere abbandonati i residui di un’ideologia ottocentesca che attraversato due secoli lasciando dietro di sé troppi danni.

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I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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