17:38 08 Agosto 2020
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La pandemia del coronavirus: superati i 3 milioni di casi nel mondo (27 aprile - 10 maggio) (106)
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È ufficiale: il particolato atmosferico trasporta il Coronavirus. Lo studio effettuato da Sima e diverse università italiane dimostra la presenza del Covid-19 sulle polveri sottili. Monitorare il particolato nelle città diventa così un indicatore per rilevare precocemente la ricomparsa di focolai.

La relazione fra il Coronavirus e l’inquinamento atmosferico è oramai appurata. È quanto emerge grazie allo studio effettuato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), dai ricercatori dell’Università di Bari, Bologna, Trieste e dall’Ateneo di Napoli Federico II. Monitorare la concentrazione di particolato nelle città può rappresentare un indicatore fondamentale per prevedere la ricomparsa dell’epidemia.

L’inquinamento torna prepotentemente al centro dell’attenzione, ridurre le emissioni sarebbe una misura importante da attuare, soprattutto nel contesto dell’epidemia e delle ultime preziose ricerche. Vi sarà la volontà politica di passare ai fatti? In vista dell’imminente graduale riapertura del Paese quali misure di prevenzione dovrebbero adottare i cittadini? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista direttamente il professore Alessandro Miani, presidente di Sima.

– La relazione fra il Covid-19 e il particolato atmosferico è un dato confermato? Alessandro Miani, ci parli del vostro studio.

– La relazione esiste ed esiste sotto molti punti di vista. Il nostro studio ha in questa fase dimostrato sul particolato la presenza di Rna virale del Sars-CoV2, cioè del Covid-19. Dobbiamo concludere lo studio con una fase 3 che prevede l’individuazione della capacità di vitalità del virus sul particolato e della sua capacità di virulenza. Già sapere che anche questo virus, come quello della viaria, del morbillo e dell’ebola, può essere trasportato dal particolato è un elemento importante. Attraverso le centraline Arpa, già attive sul territorio italiano, è possibile effettuare un campionamento dell’aria e un passaggio dei filtri con sopra il particolato campionato attraverso un laboratorio che sappia fare l’esame PCR.

Questo può essere un indicatore per rilevare precocemente la ricomparsa del Coronavirus e adottare le adeguate misure preventive prima di una nuova epidemia. In previsione della riapertura si potrebbe già iniziare da subito con queste misure per i prossimi mesi, soprattutto nelle città italiane. Questa scoperta è un possibile indicatore e un marker per quanto riguarda l’aria indoor. Non significa per ora che l’inquinamento atmosferico sia una terza via di trasmissione, ma ad oggi non è dimostrato nemmeno il contrario. Per il principio di precauzione sarebbe importante se avessimo un utilizzo generalizzato di mascherine e se mantenessimo una distanza di sicurezza intorno ai 2 metri.

– Possiamo dire che quindi non è un caso se la maggior parte delle vittime si è registrata al nord Italia? Il particolato atmosferico ha giocato la sua parte?

– Sulla quantità di vittime giocano alcuni cofattori. Nelle regioni del nord, soprattutto in Lombardia la popolazione ultraottantenne è fra le più elevate d’Italia. Si tratta di regioni ad un tasso di inquinamento molto elevato, fra i più elevati d’Europa. Chi vive qui e respira aria inquinata è più fragile, ha un sistema immunitario che è sovraeccitato, perché entra spesso in contatto con sostanze chimiche sconosciute o nocive. Ovviamente queste persone sviluppano di base una serie di copatologie che interessano sia il sistema respiratorio sia l’apparato cardio circolatorio.

© Depositphotos / Syda_Productions
Sommando questi fattori all’ingresso di un nuovo virus, come il Covid-19, con una capacità virulenta importante è più facile che le persone con una certa comorbilità possano andare incontro ad un aggravarsi della propria sintomatologia ed essere più soggette a finire in terapia intensiva o ad avere un decesso prematuro.

Abbiamo messo a confronto i dati delle centraline Arpa di tutto il territorio italiano in un certo periodo di tempo e i casi conclamati di Covid: in tutte quelle aree in cui c’erano stati ampi sforamenti di pm10 si erano verificate anomale curve di accelerazione. A metà marzo abbiamo detto che l’inquinamento può essere considerato un boost dell’epidemia. Oggi sappiamo che il virus è sul particolato, ma non sappiamo la sua capacità di virulenza e la sua vitalità.

– Monitorare il particolato può fungere da indicatore per prevedere la nascita di nuovi focolai, giusto?

– Esatto. È possibile ad un costo molto contenuto, essendoci già le centraline ben distribuite, utilizzare i filtri di campionamento delle centraline e mandarli ai laboratori autorizzati per fare analisi PCR e sapere qual è la situazione dell’Rna virale nel particolato. Sulla base di questo, laddove le concentrazioni dovessero aumentare repentinamente potremo sapere che in quella determinata zona c’è la possibilità di nascita di un nuovo focolaio o di una ripresa dell’epidemia.

– L’inquinamento è un problema centrale in questa vicenda, un tema che dovrebbe essere quanto mai attuale. Secondo lei ridurre le emissioni diventerà una priorità?

– L’inquinamento atmosferico causa ogni anno in Italia, stando all’ultimo rapporto europeo dell’agenzia per l’ambiente, 76 mila decessi prematuri, che hanno un costo in termini sanitari immensi. Dovrebbe essere una priorità, il problema è capire se ci sarà la volontà per mettere in pratica ciò che al mondo è riconosciuto come essere la prima priorità ambientale, l’inquinamento atmosferico.

Sono abbastanza fiducioso che ci possa essere una maggiore attenzione, il lockdown che stiamo vivendo è stata una sorta di grande esperimento mondiale. Abbiamo visto ciò che mai avremmo pensato di vedere con i tempi presi dai vari accordi di Parigi. Abbiamo capito ciò che può accadere di positivo all’ambiente sia come aria sia come terra. Mi auguro che questo non venga prevaricato da interessi squisitamente economici di ripartenza per poter recuperare il tempo perduto inquinando di più. Sarebbe un grave danno, ad oggi ci sono più parametri che ci indicano la possibilità di una futura pandemia ben più importante di questa rispetto a parametri i quali ci dicono il contrario.

Arrivare preparati da un lato e dall’altro rispettare di più l’ambiente vuol dire avere grandi risparmi economici e grandi possibilità se si va verso uno sviluppo realmente sostenibile. Maggiore sicurezza della salute collettiva, ma anche sviluppo in termini di nuovi posti di lavoro.

– Quanto sono importanti e quali sono le misure preventive che può prendere ognuno di noi nella fase 2?

  • Le mascherine per noi sono importantissime. Le goccioline di saliva eventualmente infette che noi emettiamo respirando e parlando sono di diverse dimensioni: le più grandi cadono molto vicine alla fonte di emissioni, le più piccole invece, come è stato dimostrato da uno studio del Mit di Boston, possono muoversi per alcuni metri, intorno agli 8-10 metri. Per evitare di respirare o di entrare in contatto con particelle infette dobbiamo porre dei filtri fra noi e gli altri, il filtro ad oggi migliore sono le mascherine, soprattutto le FFP3 e le FFP2.
  • Nella fase di ripresa suggeriamo, soprattutto per le aziende in cui esistono catene di montaggio, l’utilizzo di mascherine di ottima qualità, di visiere protettive e di guanti, questi ultimi da utilizzare da tutti a prescindere che sia un comune cittadino o l’operaio che lavora gomito a gomito con il collega.
  • Un elemento importante è la sanificazione degli ambienti e soprattutto degli impianti di condizionamento, la sostituzione di impianti di filtri dell’aria. Ora che riparte la stagione calda, e con essa l’utilizzo dei condizionatori d’aria, anche qui bisogna igienizzare le parti esposte, cambiare i filtri o lavarli molto bene con acqua e sapone.
  • Bisogna aprire le finestre, è importante avere un buon ricambio dell’aria, così avviene una diluizione degli inquinanti indoor, non solo virus e batteri, ma anche inquinanti gassosi e chimico fisici.
  • Mantenere la distanza di sicurezza e le regole di buona igiene personale e ambientale.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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