13:14 31 Maggio 2020
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Qualità dell’aria, tranquillità, maggior sicurezza, vicinanza con la natura…sono solo alcuni degli aspetti positivi legati ai piccoli comuni rispetto alle città. Nel post-Covid è ora di riscoprire realmente le potenzialità dei borghi d’Italia. Qual è la strategia però per riportare le persone a ripopolare le piccole città?

L’ideatore del famoso bosco verticale, l’architetto Stefano Boeri, in un’intervista a Repubblica ha parlato di strategie da percorrere nella fase 2: “L’Italia, è piena di borghi abbandonati da salvare. Abbiamo un’occasione unica per farlo con un grande progetto nazionale”.

I borghi sono il futuro dell’Italia e una risorsa per l’economia nazionale? Che misure servono per riportare i giovani nei piccoli comuni? Sputnik Italia per approfondire nel dettaglio il tema della riscoperta dei borghi ha raggiunto Fiorello Primi, presidente dell’associazione I borghi più belli d’Italia.

– Fiorello Primi, possiamo dire che l’epidemia Coronavirus getta una nuova luce sulle piccole città e i borghi d’Italia?

– Il Coronavirus rappresenta una tragedia per tanti aspetti: si sono registrati molti morti e molte persone ammalate. Allo stesso tempo rappresenta però l’occasione per fare una riflessione sul modello di vita che ci ha visto correre dappertutto dalla mattina alla sera. Il nostro modello di vita è probabilmente fra le principali cause di contagi a questi livelli.

I borghi e i piccoli centri ritornano al centro dell’attenzione come luoghi su cui ricreare un modello di vita più a misura d’uomo che si avvicina alla natura. I rapporti umani sono completamente diversi rispetto alle grandi città: qui la vita scorre più lenta, ma anche più sicura.

E’ ora di un piano nazionale

– Che cosa bisognerebbe fare per riportare le persone nei piccoli comuni, soprattutto i giovani?

– È una questione molto seria che presuppone grandi investimenti e tanta fantasia e determinazione da parte della classe politica sia nazionale sia locale.

  • La prima questione da affrontare per riportare la gente nei borghi e per non fare andare via quella che ancora c’è si chiama lavoro. Dobbiamo creare le condizioni per incentivare nuove forme di lavoro legate alle nuove tecnologie. Noi dell’Associazione Borghi più belli d’Italia abbiamo chiamato questo progetto: artigianato 4.0.
  • Dobbiamo dare la possibilità ai giovani di intraprendere attività legate alle nuove tecnologie utilizzando la banda larga. Bisogna dotare tutti i piccoli centri della banda larga, offrire spazi pubblici adeguatamente strutturati per un certo periodo gratuitamente. Bisogna incentivare tramite agevolazioni fiscali con la possibilità di non pagare le tasse per i primi tre anni.
  • Un’altra questione è l’accessibilità: in questi centri bisogna arrivarci senza grandi difficoltà, vi è un problema di reti stradali che devono essere efficienti. Un punto fondamentale è il trasporto pubblico, che in grandissima parte è inesistente.
  • Infine è importante la sicurezza dal punto di vista idrogeologico e sismico. Un Paese come l’Italia che trema va messo in sicurezza. Serve un progetto di una durata di 15-20 anni che metta in sicurezza i centri dal nord fino al sud su tutta la catena appenninica.

È un progetto generale complesso in cui servono grandi investimenti. I piccoli centri devono essere al centro di un nuovo modello di sviluppo nazionale.

Potenzialità economiche dei borghi

– Da un punto di vista economico quali sono le risorse e le potenzialità dei borghi?

– Le faccio un esempio della nostra associazione. È nata 18 anni fa, abbiamo visitato più di 800 piccoli comuni sotto i 15 mila abitanti, ne abbiamo selezionati 309. Secondo le statistiche abbiamo come attività legate al turismo 13 milioni di pernottamenti con 1 miliardo e 200 milioni di euro per una popolazione complessiva sotto al milione di abitanti. È un’economia molto importante. Rimane però sempre alto il rischio dello spopolamento, perché il turismo è sicuramente un settore importante che traina l’agricoltura e il prodotto tipico, ma rimangono i problemi di cui parlavamo prima.

Noi dobbiamo riportare la gente ad abitare in questi centri e sviluppare questo tipo di economia.

Promuovere il patrimonio nella sua complessità

– In questo contesto quanto è importante la promozione, l’informazione?

– Uno degli elementi centrali è proprio la comunicazione e la promo commercializzazione. Come associazione rappresentiamo 300 comuni su circa 8 mila. Siamo una piccola parte dell’Italia, ma siamo una punta avanzata, anche dal punto di vista della promozione facciamo tantissime attività. Il primo strumento che utilizziamo sono i social, abbiamo più di 2 milioni di persone che visitano regolarmente il nostro portale. Abbiamo fatto in modo che si creasse un tour operator che si occupi esclusivamente dei Borghi più belli d’Italia. Vi è un consorzio di produttori che si occupa della commercializzazione dei prodotti tipici. Stiamo affrontando la questione del mercato a 360 gradi.

– Anche lei crede che il futuro siano i piccoli comuni?

– Certo, non credo ci siano alternative. Se parliamo di turismo le grandi mete tradizionali rimangono, non si possono cancellare Roma, Firenze, Venezia e Napoli. Bisogna andare avanti però nella promozione di questo grandissimo patrimonio che ha solo l’Italia. L’Italia dei mille comuni è conosciuta in tutto il mondo, ci sono piccole realtà dove c’è una vastità di patrimonio che non basta una vita per visitarlo tutto. Gli stranieri e gli italiani hanno già visto le grandi mete e adesso dovrebbero conoscere meglio il territorio nella sua complessità e vastità.

Questa è la nuova frontiera del turismo e dell’economia nazionale italiana. Abbiamo creato assieme ad altri Paesi una rete mondiale che si chiama “Les plus beaux villages de la Terre”. Si tratta di alcune associazioni di borghi più belli che si sono messe insieme, siamo 14 nazioni, fra cui l’Italia e la Russia. Stiamo puntando ad elaborare progetti comuni che poi possono essere divulgati a livello mondiale.

Abbiamo contattato per un commento l'architetto Stefano Boeri che prossimamente rilascerà a Sputnik Italia un'intervista in esclusiva.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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