09:26 27 Maggio 2020
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Ai domiciliari potrebbero avere un ruolo determinante nella riorganizzazione della mafia sul territorio, per gli interessi sugli aiuti pubblici alle imprese e nella ricostruzione di un welfare mafioso.

La scarcerazione di capimafia come Francesco Bonura, il colonnello di Bernardo Provenzano, Francesco La Rocca, il boss del Calatino, e di esponenti mafiosi già giudicati in passato e adesso indagati per la riorganizzazione di Cosa Nostra nel palermitano, come Pino Sansone, ha indignato la società civile, l'antimafia e parte della magistratura.

Ma in ballo non c'è solo un'astratta questione morale, quanto una concreta pericolosità sociale dei mafiosi che, tornati nel loro ambiente, possono ricominciare a tessere le reti criminose che hanno tenuto in ostaggio i siciliani onesti, ovvero la maggior parte degli abitanti della regione. Un mafioso, si sa, è per sempre.

Claudio Fava
© Foto : Claudio Fava
Claudio Fava

Sputnik Italia ha intervistato l'onorevole Claudio Fava, presidente della Commissione Antimafia dell'Assemblea Regionale, da sempre in prima linea nella lotta alla piovra che, 36 anni fa portò via suo padre, Pippo Fava, giornalista scomodo ucciso per volontà di Nitto Santapaola, boss di Catania.

– La decisione di mettere ai domiciliari capimafia alla stregua di Bonura o La Rocca, in un momento in cui il popolo siciliano ha sopportato immensi sacrifici, può alimentare una sfiducia nelle istituzioni, nella certezza della pena?

– Se i tribunali di sorveglianza dovessero ritenere valide le esigenze di scarcerazione a causa di patologie non compatibili con la detenzione non ci sarebbe nessuna obiezione. Ma senza dover utilizzare la “scusa” dell'emergenza covid. Allo stesso modo sarebbe auspicabile pensare alle migliaia di detenuti in attesa di giudizio, questi sì, esposti al rischio contagio nelle fatiscenti strutture penitenziarie italiane.

– Nella decisione della scarcerazione i giudici hanno valutato la non pericolosità dei detenuti, ma che adesso che la società si sta rimodellando per la fase 2, rimandare a casa personaggi come Pisano, indagato per la riorganizzazione di Cosa Nostra, non potrebbero avere un ruolo determinante nella riorganizzazione della mafia?

– Abbiamo visto la pericolosità, continuata e permanente, di alcuni esponenti storici di cosa nostra. E sappiamo, anche, che il rischio di interessi criminali nella gestione degli interventi emergenziali necessari per la risposta alla crisi causata dalla pandemia è reale. Sta ai tribunali valutare la pericolosità ma è innegabile come certe scelte comportino gravi rischi.

– Potevano essere adottate misure alternative ai domiciliari?

– Intanto appare necessario non consentire i rischi di un reinserimento nel tessuto criminale. Il regime stesso del 41bis comporta un livello di isolamento e di distanziamento sociale che dovrebbe essere la miglior tutela contro il rischio di un contagio. Se poi si dovessero concedere domiciliari che almeno non si consenta il rientro in Sicilia e il conseguente contatto con gli ambienti malavitosi della regione.

– Ritiene verosimile la scarcerazione per emergenza Covid  di boss che hanno fatto la storia sanguinosa della mafia, come Bagarella e Santapaola?

© AFP 2020 / Alberto Pizzoli
– Come dicevo il regime di 41bis rende pressoché impossibile un contagio. Non può essere questo l'elemento che porta alla scarcerazione dei boss mafiosi in carcere.

– Come agirà la Commissione Antimafia all'Ars?

– Abbiamo già richiamato l'attenzione su questo problema. Sia in termine di rischi generali per gli interessi mafiosi nei confronti del denaro che dovrà essere immesso nel sistema produttivo che per quello che riguarda la costruzione di un welfare mafioso che si sostituisca a quello pubblico e democratico.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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