10:51 21 Ottobre 2020
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Il prossimo 9 maggio ricorre il 75° anniversario della fine della Grande Guerra Patriottica (la Seconda Guerra Mondiale) che costò la vita a 26,6 milioni di sovietici, morti nella difesa del Paese dall'invasione dei nazifascisti.

La celebrazione del Giorno della Vittoria sia negli ex-paesi dell’URSS che in Russia ha una enorme capacità unificante ed è storicamente connessa, prima di tutto, alla memoria di persone che diedero le loro vite per la pacifica esistenza delle generazioni moderne.

Però nell’Occidente il ruolo decisivo dell’Unione Sovietica nella vittoria contro il nazifascismo purtroppo viene molto spesso svalutato e dimenticato. Ultimo “attacco” è accaduto nel 2019, quando il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che ha sostanzialmente equiparato sul piano storico il nazismo al comunismo.

Cosa è il V-Day in Russia? E perché l’Occidente dovrebbe onorare questo giorno? Per spiegarlo e soprattutto per evitare ulteriori distorsioni Sputnik Italia ha raggiunto Enrico Vigna, il saggista, l’autore del libro “Grande guerra patriottica. Nella storia e nei suoi valori più profondi e significativi. Il “9 maggio” e il “Reggimento degli Immortali”.

– Dott. Vigna, i combattimenti sul fronte orientale tra il 1941 e il 1945 avevano costituito la vicenda più decisiva della Seconda Guerra Mondiale, determinando la storia del mondo per il successivo mezzo secolo. Però ci sono pochissimi libri pubblicati in Occidente che parlano del ruolo dell’URSS nella sconfitta sul nazifascismo e troppi tentativi di distorcere la storia della Grande Guerra Patriotica. Quale potrebbe essere la spiegazione?

– Nel mio libro sulla Grande Guerra Patriottica si possono trovare molte risposte a questa domanda. L’Occidente ha una scarsissima produzione su questo aspetto storico, principalmente per una banalissima ragione: avrebbe dovuto far conoscere come si svolsero realmente le dinamiche storiche dell’aggressione nazifascista all’URSS e quindi svelare le terribili responsabilità, di fatto una complicità con cui permisero l’aggressione. Questo avrebbe potuto danneggiare le simpatie verso il “liberatore” USA e di conseguenza tutte le politiche subalterne e assoggettate all’atlantismo di questi ultimi 75 anni, dei paesi occidentali e dell’Italia in particolare. Nel mio libro cito il vicepresidente USA di allora, Harry S. Truman, che il 24 giugno 1941 sul New York Times, il giorno dopo l’invasione nazifascista dell’URSS, disse: “…Se vedremo che la Russia sta vincendo, dovremo aiutare la Germania, se vedremo che la Germania sta vincendo, dovremo aiutare la Russia, lasciando, in questo modo, che si ammazzino a vicenda nella maggior misura possibile…". 

– I soldati dell'Armata Rossa, fuggiti dalla prigionia, hanno combattuto con i partigiani italiani per liberare l’Italia dal regime nazista di Hitler e dal fascismo di Mussolini. Che ricordi ha l'Italia oggi di questi soldati? Commemora il loro contributo militare?

– Sì sono stati circa 5000 e mi pare oltre 400 sono caduti in combattimento. Fino alla caduta dell’URSS era curata la memoria di essi, oggi molto meno, ma non sono dimenticati, vi è ancora una parte di italiani che cercano di mantenerne vivo il ricordo di eroi caduti non per la difesa della propria terra e patria, ma per aiutare un altro popolo, quello italiano, a liberarsi dal nazifascismo Penso che ciò, sia il senso più profondo che un uomo possa avere della fratellanza e della solidarietà.

– L’Occidente non capisce nemmeno bene il Giorno della Vittoria. Il 75° anniversario della fine della Grande Guerra Patriottica potrebbe diventare un'occasione per spiegare agli italiani e ai cittadini europei, perché il 9 maggio è così importante…?

– Penso che sia difficile in Italia, per una serie di motivi storici e culturali, oltreché di errori della sinistra italiana, che non è possibile esporre qui, far comprendere fino in fondo cosa rappresenti per i popoli dell’est Europa, e russi in particolare, cosa sia stata e cosa significa il Giorno della Vittoria. Una coesione politica, militare, emozionale, culturale e anche spirituale, che hanno forgiato una unità rara e invincibile militarmente, che ha sconfitto la più grande macchina militare fino ad allora espressa nella storia dell’umanità. Una epopea di massa, dove tutti indistintamente hanno contributo, dagli inabili al combattimento fino ai ragazzini, ai Padri ortodossi. Il ruolo fondamentale sia materiale che spirituale delle donne sovietiche, imprescindibili eroine, un baluardo della Resistenza al nemico e di sostegno interno, nella società e nelle famiglie devastate alla guerra. E fu tutto questo a salvare e liberare veramente l’Europa.

Come disse il generale statunitense G. Marshall alla fine della guerra: “…grazie all’eroica resistenza del popolo sovietico e dell’Armata Rossa. Senza di essa la guerra avrebbe raggiunto il continente americano…”. O come riconobbe il generale francese C. De Gaulle: “…i francesi sanno cosa ha fatto per loro la Russia sovietica e sanno che proprio la Russia sovietica giocò il ruolo principale nella loro liberazione…”.

– Quest’anno la tradizionale parata del V-Day doveva avere su tutto il territorio dell’ex Unione Sovietica un valore particolare ma l’emergenza coronavirus purtroppo impedisce qualsiasi manifestazione pubblica. Come Lei si immaginava questa festa nel 2020?

– Come ogni anno una magnifica e intensa, come emozioni e gioia, celebrazione, in più con l’anniversario dei 75 anni. Una vera e sentita festa di popolo, al cui interno ci possono essere mille differenziazioni, ma il 9 maggio si è un solo popolo, unito e accomunato dal sentimento più bello per un essere umano, quello della fede nella propria libertà e della propria patria, al di sopra di tutto. Con il motto tramandato da allora: NESSUNO DIMENTICA. NESSUNO È DIMENTICATO.

– Per i russi in tutto il mondo il momento della coesione nazionale assoluta sicuramente è il corteo del “Reggimento degli Immortali”. Cosa pensa di questa iniziativa che, con i tempi che corrano, potrebbe svolgersi online?

– Nell’animo e nella coscienza del popolo russo e dei popoli slavi, il “Reggimento degli Immortali” è diventato una tradizione popolare all’interno della Giornata della Vittoria. Una rimembranza che intende giustamente trasmettere alle nuove generazioni la memoria storica di ciò che è stata la Grande Guerra Patriottica. Radicare un sentimento profondo e mantenerlo vivo soprattutto verso i giovani e legarlo ad essi come continuità, con nonni, bisnonni, padri, familiari che hanno lotta e dato la loro vita per difendere la patria dall’aggressore nazifascista. Una marcia emozionante che forse sarà fatta in forme online, ma che perderà sicuramente una componente emozionale, ma, in attesa di tempi migliori, avrà lo stesso un significato. Come ha detto il presidente Putin negli scorsi anni: “Noi viviamo grazie a loro. NON dimenticatelo MAI”.

– La pandemia molti chiamano “la terza guerra mondiale”. Durante questo conflitto contro un nemico “invisibile” la Russia ha mostrato ancora una volta la sua vicinanza all’Italia e ha mandato degli aiuti importanti per combattere la pandemia. Questo gesto verrà ricordato coll’andar di tempo? 

– È una risposta per me difficile da dare, perché il mio modesto parere è che questo splendido e significativo gesto, resterà solo nella coscienza e nella memoria di una parte più sensibile e cosciente della popolazione italiana. Io, che sono parte di chi non dimentica e ricorda, voglio approfittare per dare un pubblico e sentito “SPASIBO” alla Russia per questo atto di generosità e solidarietà concreta.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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