08:45 05 Giugno 2020
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Emergenza coronavirus: situazione in Italia (21 aprile - 2 maggio) (148)
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Il governo approva Immuni, l’app che dovrebbe servire nella fase 2 per il tracciamento dei soggetti positivi. Scaricata su base volontaria, l’applicazione per gli smartphone sarà disponibile da fine maggio, ma per essere efficace dovrebbe essere utilizzata da più della metà degli italiani. Immuni è sicura?

Si è parlato molto del metodo sud coreano nel lottare contro il Coronavirus e nel tracciare i soggetti positivi tramite cellulare. Ebbene, il contact tracing verrà utilizzato anche in Italia nella fase 2. Sarà un sistema efficace e sicuro? Per scoprire come funziona la così discussa app Immuni e per capirne i rischi Sputnik Italia si è rivolto a Francesco Paolo Micozzi, professore di informatica giuridica dell'Università di Perugia.

– Professore Micozzi, secondo lei l’app Immuni potrebbe essere utile nella fase 2?

– Questa è la vera domanda che ci si deve porre. Partiamo dal concetto base del contact tracing, una procedura che viene normalmente svolta negli ospedali anche in Italia quando arriva un paziente contagiato. La procedura analogica dei medici è una intervista, dove si chiede al contagiato con chi è entrato in contatto nei giorni precedenti. L’iter è fare il tampone ai soggetti con chi è entrato in contatto il paziente malato. Il nostro problema è che abbiamo una memoria limitata, non riusciamo a dire tutte le persone che abbiamo incontrato o solamente incrociato. Per questo motivo si è deciso di utilizzare le tecnologie.

Oggi c’è chi dice che dobbiamo seguire il metodo coreano, perché in Corea del Sud il contagio è stato arginato. Questi esperti ricollegano il piccolo numero di casi coreani alla app utilizzata in Corea del Sud. Questo è un modo di ragionare sbagliato. Va compreso se la app è determinante o meno, perché se non sappiamo rispondere a questa domanda non possiamo capire se è utile una app di questo genere.

APP IMMUNI: E’EFFICACE?

– Non essendo obbligatoria sarà abbastanza diffusa e scaricata per essere efficiente?

– Secondo me no. Whatsapp, usata da 30 milioni di italiani, non raggiunge la soglia ideale che secondo gli esperti della task force dovremmo raggiungere perché sia efficace Immuni! Questo già ci fa capire che con Immuni non arriveremo ai numeri necessari.

COME FUNZIONA IL CONTACT TRACING

– Come funzionerebbe la tecnica del contact tracing?

– Ci sono diverse tecniche: una può essere quella della geolocalizzazione tramite il gps dei cellulari; l’altro metodo è il Bluetooth. Il Gps è un’antenna collegata ad un satellite che ci individua nello spazio, basterebbe incrociare i dati di geolocalizzazione dei due cellulari e si capisce se i due soggetti si sono avvicinati. C’è un problema di tracciamento dei movimenti un po’invasivo in questo caso. Per il contact tracing infatti non ci interessa sapere dove sono andate quelle persone, ma solo se si sono avvicinate.

Parliamo quindi del secondo sistema: il Bluetooth low energy, una sorta di tecnologia a basso consumo di energia che dovrebbe servire per capire se due soggetti sono entrati in contatto. Le tecnologie usate con il Bluetooth possono essere divise in due grandi famiglie: una sigla identifica un sistema centralizzato di controllo del contact tracing. Faccio un esempio: il mio smartphone comunica il fatto di aver contattato lo smartphone x ad un server centrale. La tecnologia che però sembra verrà utilizzata da Immuni è quella più garantista e protettiva della privacy.

– Cioè?

– Io mi installo l’applicazione Immuni, il mio cellulare ogni 10 minuti rinnova un codice alfanumerico di una certa lunghezza. Quando il telefono incontra un altro dispositivo Bluetooth comunica a questo dispositivo il codice. L’altro dispositivo memorizza il codice e se lo tiene in memoria senza inviarlo ad alcun server. I nostri cellulari memorizzerebbero quindi tutti questi codici.

Quando io dovessi avere dei sintomi e mi recassi in ospedale il medico mi farebbe l’intervista e, sapendo che ho la app, potrebbe scaricare i codici. Scaricando i codici nel server di backend che a sua volta farebbe un broadcasting di tutti i codici a tutte le applicazioni nel mondo di Immuni. Le persone entrate in contatto con il paziente all’ospedale riceveranno un messaggio con tutti i codici di tutti i cellulari dei potenziati contagiati. Tutto il procedimento è anonimo.

IMMUNI E LA PRIVACY

– Quindi l’app Immuni soddisferebbe il diritto di privacy?

– Dal punto di vista della tecnologia impiegata sì. È rispettosa dei dettami del documento dell’European Data protection board. Fra le varie cose il documento dice che il sistema di memorizzazione dei dati dovrebbe essere decentralizzato. Immuni funziona con un sistema proprio decentralizzato. I rischi sono altri.
I RISCHI DELL’APP IMMUNI

– Quali sono i rischi allora che si corrono scaricando l’app?

– I rischi dal punto di vista della sicurezza possono essere tantissimi:

  • Quando si tratta di un sistema tecnologico sviluppato da un Stato e che tendenzialmente potrebbe essere installato da milioni di persone, un attaccante che possa avere un interesse malevolo, per esempio chi è dovuto scappare dall’Italia perché non trovava lavoro come esperto informatico, può bucare questo sistema.
  • Poi ricordiamoci degli hacker che possono avere diverse finalità. Queste applicazioni possono essere violate, siano esse open source o closed source. L’applicazione Immuni dovrebbe essere open source e quindi dovrebbe essere rilanciato il codice sorgente, la ricetta di come viene confezionata l’applicazione. Anche se non fosse open source un attaccante smonterebbe alla radice il software e riuscirebbe a capire come funziona l’applicazione e potrebbe così modificarla per mettere in circolazione una versione con del malware. Si può trattare di trojan che una volta installata l’app Immuni potrebbero estorcerci del denaro.
  • Un altro problema informatico è il server di backend. È il punto più debole, è un punto che può comandare tutti gli altri. Se riesco a sfondare il server di backend potrei con un solo colpo alterare tutte le applicazioni allo stesso momento.
  • Le persone che scaricheranno Immuni penseranno di essere immuni e di poter circolare liberamente. Non funziona così. La comunicazione che io sono entrato in contatto con un potenziale contagiato avviene solo dopo che quella persona è stata ricoverata e ha scaricato i dati dell’app. Potrebbero passare giorni, nel frattempo circolo tranquillamente. L’efficacia dell’applicazione è rimessa al buon senso di chi viene avvisato o di chi si accorge che potrebbe essere contagiato. Se io sono in malafede e non comunico che sono stato contagiato nessuno potrebbe risalire a me.
  • L’importante poi è che vengano fatti i tamponi, sennò non serve a nulla l’app…

– Si è parlato anche del braccialetto per chi non avesse gli smartphone, per esempio gli anziani. Che ne pensa?

– Se volessimo utilizzare un discorso cinico e ironico direi che probabilmente potrebbe essere meno lesivo il braccialetto rispetto all’app perché la app violata apre a tutta una serie di problemi. Il braccialetto però è un controllo che va oltre. Anche secondo le linee del Parlamento Europeo per il contact tracing non importa sapere dove ti trovi, ma chi hai incontrato. Il braccialetto sarebbe eccessivo, è una misura utilizzata in Corea del Sud per sanzionare chi violava la quarantena. Che qualcuno possa solo ipotizzare di mettere dei braccialetti agli anziani come fanno con i detenuti mi sembra un’idea da Stato di Polizia.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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