02:49 03 Dicembre 2020
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I 27 capi di Stato dell’Unione Europea si sono riuniti oggi in video conferenza per la quarta volta dall’inizio della pandemia. L’obiettivo del consiglio europeo: dare una risposta alla crisi economica provocata dal Coronavirus e lanciare un fondo temporaneo per la ripresa. È in gioco il futuro dell’Unione Europea?

“È il momento dell’unità”, ha sottolineato il presidente del Parlamento dell’Unione Europea David Sassoli nel suo intervento in video conferenza con i leader dei membri europei durante il consiglio dedicato alla crisi economica legata al Covid-19.

Sul tavolo le misure necessarie per creare un fondo per la ripresa economica dell’Unione. Il premier Giuseppe Conte tira le somme del consiglio su Facebook, annunciando che la Commissione il 6 maggio presenterà il “Recovery Fund”:

Grandi progressi, impensabili fino a poche settimane fa, all’esito del Consiglio Europeo appena terminato. Un lungo percorso, avviato con la nostra iniziativa e con la lettera dei 9 Paesi Membri, oggi segna una tappa importante: i 27 Paesi riconoscono la necessità di introdurre uno strumento innovativo, da varare urgentemente, per proteggere le nostre economie e assicurare una ripresa europea che non lasci indietro nessuno, preservando, per questa via, il mercato unico.

Al di là dei proclami si arriverà ad una soluzione comunitaria? I Paesi maggiormente colpiti dal Coronavirus, come l’Italia, saranno aiutati? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista l’economista Guido Salerno Aletta.

– Tirando le somme del Consiglio Europeo di oggi, Guido Salerno Aletta, possiamo dire che l’attuale situazione economica è una vera e propria sfida per il futuro dell’Unione Europea?

– Da quanto emerge al momento, anche se si tratta di indiscrezioni, vediamo un’Europa profondamente divisa. Da una parte, ci sono i Paesi che chiedono un forte intervento dell’Unione, in termini di erogazioni e di prestiti, e dall’altra quelli che non ne vogliono neppure sentire parlare. C’è un insieme di Paesi atlantici, mediterranei e balcanici, che accerchia completamente il sistema dei Paesi dipendenti dalla economia tedesca. Ne fanno parte Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda, Belgio, Lussemburgo, Polonia e Romania, oltre a Cipro e Malta. 

La “corona” tedesca, pur consistente dal punto di vista del numero dei Paesi che aggrega, si configura assai limitata dal punto di vista del potenziale economico e politico. Si limita infatti ai suoi confinanti ed alle piccole aree adriatiche che devono alla Germania la loro libertà dalla ex-Jugoslavia.

Per quanto possa apparire curioso, sono proprio i Paesi dell’Est europeo che hanno maggiormente beneficiato della solidarietà europea in termini di trasferimenti, che ora si oppongono al principio di solidarietà. È dunque un quadro geopolitico assai complesso, che sancisce la fine dell’asse franco-tedesco su cui si è fondata l’Europa sin dalle origini.

– Si è giunti ad un accordo? Alla fine l’Italia riceverà degli aiuti concreti dall’Europa secondo lei?

– Nonostante le previsioni dell’art 122 del TFUE, che prevede interventi di emergenza, tutto è molto complesso. I programmi di assistenza SURE, una sorta di Cassa integrazione guadagni europea, e gli investimenti della Bei, richiedono una serie di passaggi in termini di garanzie da parte degli Stati membri. Vedo tutto molto proiettato avanti nel tempo. Una situazione, anche questa, assai complessa. Ognun per sé, purtroppo.  

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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