09:42 05 Giugno 2020
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Secondo il Fondo Monetario Internazionale si tratta della peggiore crisi dal 1930, con un crollo dell’economia mondiale del 3%, e risultati previsti per quella italiana molto peggiori.

Pare che ogni settimana di chiusura costi all’Italia lo 0.5% di perdita di Pil. Per capire meglio questi numeri e trovarne altri, per discutere sui settori più colpiti dal coronavirus, Fabio Corno, professore di Economia aziendale all’Università di Milano-Bicocca e consulente aziendale ha parlato con Sputnik Italia.

– Tante attività “non essenziali” sono ancora chiuse. Ma quanto contano tali chiusure per l’economia italiana?

– Tantissimo. Pochi giorni fa il FMI ha fatto previsioni per l’economia italiana non proprio rosee – un crollo del 9.1% del Pil nel 2020 rispetto al 2019. Prima di tutto, è stato colpito tantissimo il turismo. E il turismo incide molto sul Pil italiano.

Cerved a marzo ha rilasciato uno studio sugli effetti del coronavirus sull’economia italiana. Due gli scenari messi in evidenza: uno di base e uno pessimistico. Ormai,per come stanno le cose, direi che il più realistico è quello pessimistico. Cerved prevede che i settori maggiormente colpiti saranno gli alberghi (crollo del 73.3%), agenzie di viaggi e tour operator (-68.8%), trasporti aerei (-55%), ma anche automobili, veicoli commerciali industriali e autobus (-45.8%). Andranno male anche la logistica e i trasporti (-10.2%), il sistema moda (-4.9%) e tanti altri settori. Nel 2020 è prevista una perdita di fatturato di 470 miliardi di euro. Comunque, la tendenza è questa: più recenti sono le previsioni, più tendono a peggiorare.

– Quindi il turismo è il settore più sofferente?

– Quando usciremo dalla quarantena, usciremo 1) provati, 2) timorosi 3) più poveri 4) quelli che hanno potuto lavorare in modalità smart working, più stanchi, 5) quasi senza ferie, perché le aziende, prima di mettere i dipendenti in cassa integrazione, li obbligano a smaltire le ferie. E avremo meno tempo per prenotare le vacanze, se riusciamo ad andarci. Le stime dicono che 14 milioni di italiani quest’anno non andranno in vacanza.

Per esempio, si stima che si siano persi 3 miliardi di euro per le vacanze di Pasqua. Si sta perdendo la stagione primaverile per gli anziani (fondamentale per la Liguria), non ci sono le prenotazioni per i gruppi, e alcuni alberghi quest’estate non apriranno proprio.

Tutto questo permette di pensare che stiamo portando il sistema alberghiero italiano sui livelli di domanda della fine degli anni ’70, con un crollo di più della metà dei pernottamenti. Di fronte a questi dati, è difficile ipotizzare adesso quali siano i tempi di recupero e il possibile evolversi del biennio 2021-22.

– Ci sarà chi avrà vantaggi da questa crisi?

– Tra tutti ovviamente l’e-commerce, con un incremento del 55% rispetto al 2019 (sempre previsioni Cerved), la distribuzione alimentare moderna (+22.9%), i prodotti farmaceutici e i medicinali (+13.8%) e gli apparecchi medicali (+10.2%). Per esempio, Amazon ha duplicato le vendite ed Esselunga ha aumentato le vendite online addirittura di 8 volte.

– Ci aiuteranno le diverse task force a rispondere alla domanda su come e quando usciremo dalla crisi? Ho sentito che oltre alla task force guidata da Vittorio Colao, ce ne sono una dozzina di altre, con più di 450 esperti in totale.

– C’è un gran caos soprattutto per quanto riguarda la programmazione della fase due: ognuno si è dotato di un proprio team di esperti. Il più recente è stato nominato dal nuovo presidente di Confindustria. Ma il punto è che tutti hanno una voce consultativa. Ad esempio, a Colao avrebbero potuto dare un ruolo decisivo, nominandolo ministro di qualcosa. Così, invece, il governo sembra avere la scusa o un backup, prende informazioni, e poi decide come fare.

– È il ruolo degli esperti quello di consigliare, mentre i politici decidono quali consigli seguire. E comunque,si sta riuscendo ad individuare la strada giusta?

– Nella task force di Colao ci sono diciassette persone, sono in tanti, sono sommersi dalle carte, si riuniscono virtualmente, ma sono persone intelligenti. Vedremo cosa riescono a fare. Comunque, sappiamo poco su come la gente reagirà alla maggiore libertà. Quello che sembra certo è che il Governo metterà anche sistemi di rilevamento di social distancing e maggior controllo.

Dopo tutte queste stime di crollo del turismo e della moda, un sondaggio di RadarSWGha posto questa domanda “Quando sarà riaperto tutto, quali prodotti comprerai per prima?” Abbigliamento e viaggi hanno raggiunto il massimo dei consensi.

– Quando supereremo gli effetti di questa crisi?

– McKinsey alla fine di marzo ha elaborato più scenari; viste le considerazioni di cui sopra, possiamo considerare quello pessimista come il più realistico. Quindi la Cina dovrebbe tornare a livelli pre-crisi coronavirus al secondo trimestre del 2021, Gli USA nel primo trimestre 2023, l’Europa solo nel terzo trimestre del 2023.

– E ovviamente l’Italia aumenterà il suo debito?

– La previsione del FMI dice che l’indicatore del debito/Pil italiano salirà per la fine dell’anno dal 134.8% al 155.5%, mentre quello tedesco solo dal 59.8% al 68.7%. Si prevede che il 30% dei prestiti alle aziende non sarà restituito. Ma finché c’è la garanzia dello Stato, le banche il prestito lo concedono, e poi quello non restituito peserà sul debito dello Stato.

– In ogni caso è difficile la scelta tra “salvare le persone o salvare l’economia”. Qual è la strategia migliore?

– Nessuno pensa che siano due alternative. Anche tutto questo discorso sulla fase due e le diverse modalità di sicurezza, il distanziamento sociale…un ristorante che aveva capienza per quattrocento persone, con le nuove regole potrà averne centocinquanta. Bisognerà fare i turni per andare fuori a cena? Anche le aziende o avranno molto più smart-working o faranno orari diversi, con i turni anche in ufficio. Per la prima volta la salute delle persone verrà cosi prepotentemente a giocare un ruolo nella società. E per far fronte a questo problema la gente è disposta ad essere meno libera, a lasciare più controllo allo Stato. Siamo destinati a diventare un paese monitorato. E così ugualmente in tutti altri paesi. Speriamo che il Grande Fratello non ne faccia un cattivo uso.

Su questo fronte chi sta giocando un ruolo veramente importante è la Cina, che - tra tutti paesi - sta attivandosi in modo consapevole e molto furbo per farsi vedere come salvatore. Manda i medici, manda le mascherine. A me, appena iniziato la crisi, un amico prete cinese ha telefonato e ha detto: “Vorrei aiutarti. Ti mando mille mascherine!” E me ne ha mandate 1000!!! Infatti dai sondaggi risulta che i cinesi adesso sono più vicini agli italiani degli americani.

– Come saremo quando usciremo?

– Nessuno ha la sfera di cristallo. Penso che sia interessante porci un’altra domanda: usciremo meglio di prima? Per certi aspetti certamente sì, questa è un’occasione di ripensare il nostro mondo. Nessuno di noi aveva mai sperimentato prima l’obbligo di rimanere chiusi in casa. Mi auguro che riusciremo a trasformare tutti i discorsi della “guerra” contro il virus in un’occasione di cura per noi stessi e per l’ambiente. Si tratta di una responsabilità personale di ognuno di noi.

Quando guardiamo alle strade di Milano, di Roma, di Napoli completamente vuote, possiamo essere presi da un grande senso di sconforto, così come possiamo vederle come un segnale di amore verso noi stessi e verso gli altri.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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