15:47 01 Giugno 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
L'emergenza coronavirus in Italia (13-21 aprile) (128)
853
Seguici su

All’inizio marzo si sperava che ad aprile l’incubo del coronavirus sarebbe finito e la gente sarebbe uscita da casa e avrebbe iniziato a vivere la sua vita normale. Ma non è stato così. Ancora adesso l’Italia è quasi ferma.

“State a casa” inizia a stancare, e l’orizzonte temporaneo è ancora incerto. Abbiamo chiesto a Giuseppe Carrà, professore di Psichiatria all’Università di Milano-Bicocca, quali strategie usare per resistere ancora all’isolamento e come meglio uscire da questa crisi.

— Questa situazione di isolamento da più di un mese ha accresciuto gli stati di ansia e depressione tra la popolazione italiana? Quali le fasce più esposte al rischio?

— Certamente ad una prima fase in cui il sacrificio dell’isolamento era percepito come un dovere altruistico e generoso nei confronti della collettività, ne è seguita un’altra in cui l’incertezza perdurante ha dapprima scatenato intense quote d’ansia che si è andata nel corso delle settimane a declinare appunto in sentimenti di dolore morale, se non francamente depressivi. Tuttavia, questo appare come un andamento tutto sommato fisiologico, considerandone la natura di reazione rispetto alla portata dell’evento vissuto di un isolamento di massa.

Situazione diversa è quella appunto che coinvolge alcuni gruppi portatori di fattori di rischio particolari. Innanzitutto gli anziani, che vedono una condizione di particolare isolamento, in quanto particolarmente esposti alle conseguenze di un eventuale contagio, ma che nella socialità vedono la principale fonte del proprio benessere psicologico, essendo esclusi invece, per definizione, da altre forme di socializzazione quali il contesto lavorativo.

Inoltre, a questo punto della pandemia, le persone che già erano portatrici di un disturbo mentale serio, e per le quali il contesto relazionale e sociale è parte integrante del trattamento, cominciamo a mostrare ricadute severe, in assenza di tali fattori terapeutici.

Infine una menzione per gli operatori sanitari, la cui esposizione al rischio di contagio, spesso in assenza di adeguate protezioni e programmi di verifica di un’eventuale positivizzazione al virus, costituisce il fattore di rischio per l’insorgenza di quote d’ansia, circa la propria salute e quella dei propri cari. Gli stessi operatori sanitari, d’altronde, investiti dall’ondata assistenziale negli ospedali nelle scorse settimane, che peraltro non li ha risparmiati spesso trasformandoli in pazienti, sperimentano ora una devastazione emotiva, rispetto alla tragica letalità osservata.

— I casi di suicidio sono aumentati? Perché? Per caso ha dei dati a disposizione?

— Ad oggi non sono ancora disponibili dati sistematici, ma le prime esperienze aneddotiche sembrano segnalarlo, anche peraltro per soggetti con un’anamnesi “muta” per forme significative di disagio mentale. Ad esempio, tentati suicidi tra gli anziani, per assunzioni incongrue di candeggina per uso domestico, appaiono suggestive di un’irrefrenabile angoscia legata al contagio, quasi a volersi preventivamente sterilizzare….

— Come è cambiato l'atteggiamento nelle persone in questo mese e mezzo dall'inizio a oggi?

— Come descrivevo prima ad una fase quasi di entusiasmo eroico, ne è seguita una caratterizzata da ansia e poi da sentimenti depressivi. Adesso sembra comparire una disillusione che in alcuni si orienta verso l’ironico disincanto, reazione sana ed evolutiva, ma in una minoranza sta prendendo la strada della rabbia, le cui conseguenze domestiche e sociali c’è il timore possano cominciare ad emergere a breve.

— Quali strategie si possono utilizzare per resistere ancora in attesa di un graduale ritorno alla normalità?

— E’ difficile dirlo in assenza di un orizzonte temporale che pur negli ultimi giorni sembra intravedersi. E’ responsabilità del governo tuttavia, anche per la gestione della salute mentale collettiva, dare indicazioni ferme, da potersi realisticamente rispettare. Un annuncio di una ripresa, che venisse invece poi smentita, ridurrebbe ulteriormente il già minato sentimento di fiducia nell’autorità.

— E quali strategie è meglio mettere in atto per quando si tornerà alla normalità?

— Dobbiamo cominciare amentalizzare che non sarà il ritorno alla precedente normalità, dovremo scoprirne una nuova, sperimentando un notevole grado di incertezza, procedendo per prove e tentativi, nelle molteplici circostanze esistenziali: alcune saranno abbastanza simili, altre completamente diverse, altre ancora semplicemente non potranno esistere ancora per parecchio tempo. E’ una sfida al benessere psicologico collettivo che potrà avere esiti evolutivi o di crisi, vedremo quali saranno i fattori in gioco che potranno contribuire alla definizione dell’una o dell’altra ipotesi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
L'emergenza coronavirus in Italia (13-21 aprile) (128)
Tags:
Coronavirus
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook