17:19 08 Agosto 2020
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È iniziata la cosiddetta fase 2, gli esperti concordano sul fatto che bisognerà convivere con il virus, ma che ne sarà dell’economia del Paese, ferma da mesi? L’epidemia ha investito un’economia già in crisi. La burocrazia e il debito pubblico complicano la situazione. Ora serve ripartire, piano economico cercasi.

Dal turismo alla moda, dall’automotive alla metallurgia senza dimenticare tutti gli imprenditori e i liberi professionisti. La pandemia ha colpito tutti i settori del Paese senza fare eccezioni, ma per ripartire è necessario un piano chiaro e concreto.

Come ha gestito la crisi il governo? Quali sono le misure da adottare per poter rianimare l’economia? Abbiamo raggiunto per un’intervista Michele Geraci, economista, già Sottosegretario allo Sviluppo Economico del Governo Conte I, docente alla New York University di Shanghai e alla Business School della Nottingham University.

Michele Geraci

— Professore Geraci, quali sono i settori economici maggiormente colpiti a causa dell’emergenza Coronavirus?

L’impatto è devastante, potrebbe anche arrivare a -15% del Pil per l’Italia nel 2020. È una stima che tiene conto della situazione attuale e di una possibile lenta riapertura verso fine maggio. Purtroppo ci sono settori come il turismo che vengono completamente spazzati via. Anche se noi apriamo a maggio, a giugno e a luglio non ci saranno i turisti. Il turismo conta in Italia circa il 6% diretto e circa il 14% se consideriamo le industrie collegate, si tratta di 230 miliardi a grave rischio. In un anno che si salta perderemmo 5 punti di Pil solo dal turismo.

La moda soffre, perché è un bene di lusso, un settore a forte vocazione di export, il 70% dei prodotti viene esportato, anche il commercio internazionale potrebbe avere una caduta del 20%. La moda è colpita sia in Italia sia per la caduta della domanda estera.

Non ci scordiamo dei singoli imprenditori, dei negozianti, dei liberi professionisti che non hanno ricavi per due mesi. Questo creerà un grave aumento della disoccupazione. Se non c’è domanda, se non c’è export e se non arrivano i componenti dall’Asia il settore manifatturiero sarà quello più colpito.

— Ancora prima dell’epidemia in Italia erano aperti dei dossier molto critici come quello dell’Alitalia. Che ne sarà della compagnia aerea dopo il Covid-19?

— Per l’Alitalia è una buona notizia questo virus. L’Alitalia era un’azienda sulla via di un continuo salvataggio, io ci ho lavorato ed era difficile trovare investitori stranieri e non si potevano dare aiuti di Stato. Grazie alla pandemia ora si può nazionalizzare e si possono dare aiuti di Stato salvando l’azienda. Da un punto di vista immediato è una buona notizia per l'Alitalia che può essere aiutata dallo Stato, però va aiutata bene, e non come in passato con soldi buttati.

C’è bisogno di un rifinanziamento, ma anche di una ridefinizione del piano industriale. Deve cambiare il modo di lavorare, l’azienda deve essere più efficiente, sennò si ritorna al punto di partenza.

— I settori dell’automotive e della metallurgia si riprenderanno dalla crisi? Qual è la loro specificità?

— Sussistono diversi problemi. Innanzitutto non sappiamo quando riprenderanno le produzioni né a quale livello riprenderanno, il problema consiste anche nel trovare la domanda. L’automotive fa tanto export dal nord est dell’Italia verso la Germania, qui siamo vittime anche del virus in altri Paesi. Il modo di lavorare di queste industrie deve essere ripensato per non creare nuovi contagi: i lavoratori devono essere protetti, ma non ci sono i mezzi di sicurezza adeguati. È una ripresa problematica, lo stesso per l’acciaio e per l’Ilva, ad esempio.

Se non c’è domanda mondiale di economia è chiaro che le materie prime come l’acciaio sono fra i primi settori ad essere colpiti. Il calo del prezzo avrà una ripercussione molto grave anche per l’Ilva. Anche qui però il governo potrebbe avere un ruolo più importante.

— A proposito di governo, secondo lei come sta gestendo l’emergenza da un punto di vista economico in particolare?

— Secondo me male. Bisognava all’inizio di febbraio, quando è stata dichiarata l’emergenza sanitaria nazionale e c’erano i primi contagi a Roma, fare un piano economico. Oggi siamo a metà aprile ancora senza nessuna idea di cosa fare, oltre i 600 euro e qualche ritardo nel pagamento delle tasse. In realtà non c’è un piano di recupero dell’economia. Il governo sta agendo molto in ritardo, avrebbe dovuto fare molto di più all’inizio. Il governo sta inseguendo il problema piuttosto che anticiparlo. È come una palla di neve che diventa sempre più grande ed è difficile risolvere il problema. Questo modo di lavorare non va bene.

— Quale sarebbe la “ricetta”? Su che cosa dovrebbe basarsi il piano di recupero secondo lei?

— Ci vogliono i fondi, 150-200 miliardi. Bisogna nazionalizzare alcuni settori: l’azionista è lo Stato, ma il modo di gestire l’azienda deve essere come nel privato con premi e licenziamenti. L’Italia ha bisogno di maggiore efficienza nel lavoro, questa efficienza deve riguardare anche la pubblica amministrazione. Bisogna eliminare completamente la burocrazia e quindi accorciare i tempi della decisione degli appalti, liberandosi delle regole europee dei 6 mesi per appalti pubblici. Va fatta una gara e in 5 giorni si iniziano i lavori.

Infine ci vuole anche una riforma istituzionale, perché il governo non riesce a governare, non è colpa delle persone, ma il governo ha poco potere, non ha aziende di Stato. Il processo decisionale del governo è molto complicato, lo so bene, perché l’ho fatto. I ritardi sulle misure dipendono da questo e sono molto frequenti. Dopo la crisi Coronavirus vivremo una crisi di mancata produzione, ci saranno tante aziende che chiuderanno senza più riaprire. Bisogna fare un programma di “congelamento” di questi tre mesi, fare sì che nessuna azienda e nessun lavoratore vada in rosso. Parlo di helicopter money per i lavoratori e per le aziende. Il primo giugno deve essere come il 1 febbraio per loro. La strada non sono gli eurobond, ma helicopter money.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Intervista, Coronavirus
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