16:32 01 Giugno 2020
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L'emergenza coronavirus in Italia (13-21 aprile) (128)
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Gli imprenditori agricoli lanciano il grido di allarme di un settore che sta subendo pesantemente i contraccolpi della crisi.

È diventa virale una foto dell’agricoltore proveniente da Pavia che col suo trattore è arrivato in piazza Duomo per pregare e chiedere la grazia per il coronavirus a Milano.

In sostanza, ci sono tre problemi da risolvere al più presto. Serve urgentemente la liquidità per le imprese agricole. Bisogna ripristinare l’export verso i paesi esteri. E in fine, trovare i lavoratori - secondo le stime della Coldiretti, mancheranno all’appello 200 mila stagionali che arrivano ogni anno dall’estero, principalmente da Romania, Bulgaria e Polonia.

L’intera filiera è davvero a rischio? La mancanza di manodopera stagionale in agricoltura farà diminuire i raccolti? Come si può combattere le difficoltà occupazionali e risolvere il problema delle esportazioni sospese? Per parlarne abbiamo raggiunto Lorenzo Bazzana, il responsabile economico della Coldiretti. 

— Dott. Bazzana, l’emergenza coronavirus ha avuto un forte impatto sul mondo agroalimentare. È già stata effettuata una prima stima dei danni che riguardano i consumi e esportazioni agroalimentari Made in Italy?

— Una stima in realtà per adesso non c’è. Nel senso che i consumi dal punto di vista degli acquisti domestici sono aumentati. Quindi, in genere, quelli che sono i canali della grande distribuzione e del piccolo dettaglio hanno aumentato le vendite. Però c'è da conteggiare innanzitutto la chiusura del canale della ristorazione (i ristoranti, alberghi, pizzerie, bar) che rappresenta circa 36 per cento dei consumi alimentari in Italia.

Il rinfresco a base di prodotti tipici italiani offerto in occasione del seminario Dopo EXPO-2015, nuove forme di collaborazione tra Italia e Russia nel settore agroalimentare
© Foto : Ambasciata d'Italia a Mosca
E poi c’è l’export di cui i dati ufficiali dell'Istat non sono ancora disponibili, per cui non abbiamo ancora un’idea concreta sui danni subiti. Però se andiamo a studiare la situazione caso per caso, c’è chi lamenta un calo delle vendite che va dal 15 al 50 per cento a seconda delle tipologie. Quindi, sicuramente il problema c’è ma in questa fase è molto difficile quantificare i danni in maniera corretta.

— In questa nuova fase a rischio sono soprattutto i piccoli produttori. A Suo avviso, gli strumenti a sostegno della filiera inseriti nel decreto Cura Italia saranno sufficienti per sostenere la liquidità delle aziende agricole italiane?

— Non credo che il problema sia solo delle piccole aziende perché in realtà loro hanno una capacità maggiore di stare sul mercato. Se non c’è possibilità di distribuire i propri prodotti sui mercati che sono stati chiusi per i problemi sanitari, il piccolo produttore ha più spazio per la manovra e può sempre andare a fare la consegna a domicilio o realizzare una vendita online, e quindi cercare di trovare un modo per gestire al meglio la sua situazione aziendale. Le aziende più grosse hanno invece una serie delle difficoltà da affrontare.

Per esempio, chi ha una struttura aziendale con un certo numero di dipendenti, con un volume di produzione elevato, o chi ha un canale consolidato per l’export (come le aziende vinicole), chiaramente fa più fatica ad essere agile nel rispondere a queste situazioni e a trovare un’alternativa.

Non credo che gli attuali provvedimenti siano sufficienti. La nostra associazione ha chiesto gli interventi al livello comunitario perché l’emergenza è talmente grande e grave che non basta effettuare gli inferiori pagamenti o dare dei mutui a tasso agevolato, in questa situazione serve il ripristino della liquidità. Queste aziende subiscono i danni e perdono delle quote di mercato non per le loro attività imprenditoriali sbagliate ma a causa delle scelte che ha fatto il governo per le motivazioni sanitarie.

— Uno dei tanti effetti collaterali dell'emergenza sanitaria e delle misure necessarie per contenerla è lo stop agli arrivi dall'estero dei lavoratori stagionali. Quali conseguenze potrebbe avere il blocco delle frontiere e la mancanza della manodopera agricola sul settore agricolo italiano?

— E’ un problema molto grosso. Nonostante il fatto che è stato riconfermato il permesso di soggiorno, ci sono 200 mila lavoratori stagionali che sono necessari al nostro Paese. C’è da dire che non è solo un problema dell’Italia ma del tutto il Vecchio Continente, nella stessa condizione si trova la Francia, la Germania, la Spagna e anche il Regno Unito. Perché il fatto di limitare gli spostamenti e la presenza dei vincoli di carattere sanitario stanno veramente complicando la situazione. Si sta cercando di trovare delle soluzioni attraverso degli accordi particolari.

Ad esempio c'è una trattativa in corso con la Romania. Inoltre, questo problema potrebbe essere risolto anche attraverso la creazione delle banche dati grazie alle quali gli addetti anche degli altri settori potrebbero essere riutilizzati in agricoltura. Noi, per esempio, abbiamo creato “Jobincountry”, è una piattaforma di intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro della Confederazione Nazionale Coldiretti che offre ad imprese e lavoratori uno strumento ed un luogo di incontro”.

— A Suo avviso, l’estensione del voucher "agricolo" a cassaintegrati, pensionati e studenti, potrebbe diventare uno strumento utile in questa fase di emergenza per assicurare la raccolta dei prodotti freschi e forniture alimentari? 

— Noi abbiamo chiesto la riattivazione di questo strumento che è stato utilizzato in passato e ci ha aiutato in questo tipo di situazioni. Però c’è un dibattito politico in corso perché non tutti sono d’accordo sul ripristino del voucher. Per noi invece il voucher potrebbe essere una buona soluzione. Se non ci sarà questo strumento, dobbiamo comunque trovare una via d’uscita che possa consentire la raccolta dei prodotti.

— Il ministro Bellanova ha chiesto di regolarizzare i migranti illegali che ricevono le offerte di lavoro. Cosa pensa della sua proposta che riguarda direttamente il settore agricolo?

— Noi abbiamo bisogno delle persone che sono o professionalmente preparate oppure quelle che hanno le capacità necessarie per svolgere questo tipo di lavoro. Non sappiamo se questi migranti illegali parlano, per esempio, la lingua italiana. E poi, secondo noi, l’implementazione di questa proposta potrebbe richiedere troppo tempo.

— Ci sono altre misure che, a Suo avviso, devono urgentemente messe in campo per sostenere in questo momento l'agricoltura?

— Come abbiamo già detto, il riprestino della liquidità è un problema molto importante. L’attività agricola si svolge sui cicli che si susseguono con ritmo molto incalzante, per cui in questo momento le aziende devono risolvere il problema della liquidità per poter fare gli investimenti per i cicli successivi. E quindi da questo punto di vista bisogna mettere in mano alle imprese le risorse per poter andare avanti.

E poi dobbiamo riuscire a recuperare quello che abbiamo perso in questi primi mesi dal punto di vista dell'export, per cui ci serve sicuramente una attività di promozione del Made in Italy in giro per il mondo. Noi crediamo che sarebbe molto importante riuscire a comporre alcune situazioni non ancora risolte che riguardano l’export e che hanno delle conseguenze negative sul sistema economico italiano. Mi riferisco anche alle sanzioni dati o presi da alcuni paesi. Per esempio, noi riteniamo che non ci siano più le condizioni per mantenere questa situazione di non armonia tra l’Ue e la Russia. Crediamo che si debba rivederla da ambo le parti perché il mercato e l'economia mondiale sono in una fase molto critica, e quindi la revisione delle misure restrittive potrebbe creare una situazione di reciproca convenienza.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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L'emergenza coronavirus in Italia (13-21 aprile) (128)
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