17:55 08 Agosto 2020
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Dalla pandemia all’infodemia (l’epidemia informativa) – in questa emergenza coronavirus, oltre al rischio sanitario c’è da combattere anche la disinformazione.

Le fake news fanno leva sulla falsa esclusività della notizia veicolata e sono caratterizzate da titoli creati ad arte per invogliare gli utenti a cliccarci sopra. Di conseguenza siamo inondati di articoli che propongono potenziali rimedi per evitare il contagio, che “vendono” i più disparati farmaci come rimedi contro il virus o che costruiscono teorie complottistiche sulle cause della diffusione della pandemia.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha realizzato un vademecum, rilanciato su Twitter in cui sfata i falsi miti, che viaggiano più rapidamente del virus.

​Mentre l’Istituto Superiore Sanità (Iss) ha creato una piattaforma per contrastare le fake news in medicina e promuovere un’informazione corretta sulla salute con un linguaggio accessibile a tutti. Nonostante tutti questi sforzi, le notizie false continuano a girare in rete con la stessa intensità.

Come levare la maschera a una fake news, che contribuisce a creare psicosi? Che cosa possiamo fare per difenderci dalla disinformazione, che trova terreno facile sui social e nel web? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiungo Aldo Torchiaro, il giornalista e l’autore del libro “L'inganno felice. Manipolazione 2.0. Caduti nella Rete, come uscirne?”.

– Aldo, il tuo libro è stato pubblicato prima dell’emergenza coronavirus ma tocca un argomento di estrema attualità, parla appunto della manipolazione della realtà e della rete che è diventata il luogo dell’inganno. Come è nata l’idea di scrivere questo volume? Potevi immaginare che il fenomeno dell’infodemia diventerà globale e cosi pericoloso?

Aldo Torchiaro, l’autore del libro “L'inganno felice. Manipolazione 2.0. Caduti nella Rete, come uscirne?”
© Foto : Aldo Torchiaro
Aldo Torchiaro, l’autore del libro “L'inganno felice. Manipolazione 2.0. Caduti nella Rete, come uscirne?”
– Ho scritto questo libro per richiamare il legislatore su un allarme. La Rete non è regolata dalle leggi che riguardano invece gli altri settori della comunicazione. È terra di nessuno, dove non è facile capire chi ha ragione, chi dice la verità, quali sono i diritti degli utenti. Truffe, imbrogli, phishing, fake news sono all'ordine del giorno e colpiscono cittadini vulnerabili, i più giovani o i più anziani, che hanno meno esperienze di navigazione. Ma di fronte all'infodemia di massa siamo tutti in pericolo. La verità è avvolta dalle nebbie.

– La paura senz’altro aiuta a diffondere le fake news e la disinformazione sul virus colpisce tutti e ovunque. Potresti spiegare il meccanismo, come, perché e da chi vengono diffuse le notizie infondate e imprecise?

– Alcuni guadagnano dalla diffusione di notizie clickbait finte, con la pubblicità. Altri organizzano vere e proprie truffe. La propaganda politica di qualcuno è a metà strada tra la pubblicità clickbait e la truffa, e la paura è sempre la leva più potente. È un motore. Quando, come sul coronavirus, non esiste una fonte autorevole indiscussa, perché i governi e gli scienziati sono divisi, ecco che si fa strada chi genera fake news.

– Il flusso di false notizie diventa incontrollabile soprattutto grazie alla condivisione, che scatta quasi inconsapevolmente e può “colpire” chiunque. Perché, secondo te, lo facciamo tutti quanti?

– Ho provato a rispondere nel libro, ragionando sull'intelligenza collettiva. Ci muoviamo come certi banchi di pesci nell'oceano, facciamo tutti gli stessi movimenti in Rete, spinti dall'emulazione, dall'eco-chamber, dalla voglia di essere trendy. Inconsapevolmente, tramite le catene, i gruppi Whatsapp e Telegram, i retweet e le condivisioni, partecipiamo alla diffusione di fake news.

– Le fake news hanno molte facce: breaking news, blog, post sui social, messaggi inoltrati su WhatsApp, foto, articoli, video fake, fake audio, affermazioni di politici o sedicenti esperti. Che tipo di contenuti generano il maggior engagement? E quali sono, a tuo avviso, i più pericolosi?

– Quello che attiene alla sfera della salute, del denaro, della paura, del potere, del sesso genera più attenzione. Combinare tra loro questi elementi porta al successo di pubblico il contenuto che vogliamo.

– Potresti fare un esempio di una fake news che ti ha colpito di più? E raccontare come sei riuscito a smascherarla, visto che nelle notizie molto spesso si incrociano verità e falsità?

– Ho fatto debunking di diverse notizie, ricercandone la fonte, telefonando agli interessati. Faccio il giornalista da molti anni e ho tanti numeri di telefono. Ma penso ai tanti lettori passivi che non hanno il tempo e gli strumenti per fare la mia stessa attività e subiscono tutta l'informazione falsa che circola.

– Facebook ha deciso di eliminare dalla propria piattaforma e da Instagram notizie false o fuorvianti sul coronavirus ma il traffico di fake news purtroppo non diminuisce. Che cosa possiamo fare noi per difenderci dall’infodemia?

– Il primo consiglio è affidarsi a testate importanti e diffidare degli improvvisati. Per curarci, preferiamo un famoso medico o un neolaureato sconosciuto? Per affidare i nostri soldi scegliamo una grande banca o un promoter debuttante? È lo stesso per l'informazione. La qualità dell'informazione è decisiva, anche perché da quella dipendono, alla fine, anche la salute e i risparmi.
Valutare quindi la qualità della testata. Valutare la probabilità di quel che leggiamo. E pretendere dai gestori dei media una puntuale azione di sorveglianza sui contenuti pubblicati.

– Cosa succederà all’infodemia una volta che l’emergenza sanitaria sarà terminata?

– Il fake vende, e fa vendere. Le brutte notizie sono lette dodici volte di più delle buone notizie. Vale doppio in tempi di crisi, quando tantissima gente cerca informazioni senza badare troppo alla provenienza. Per questo sarà difficile vincere la battaglia contro i falsificatori. Ma è il ruolo dei professionisti dell'informazione: certificare la verità e difendere chi legge dagli inganni.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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