23:41 02 Giugno 2020
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I primi di marzo il direttore del parco archeologico di Siracusa manifesta sintomi febbrili. Dopo un'odissea al pronto soccorso muore per Covid-19 il 23 marzo. Da allora molti casi in ospedale e Soprintendenza. Adesso si teme per le case di riposo.

La Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa, principale città della magna Grecia e capitale turistico-culturale della Sicilia grazie al celebre Teatro Greco, è stata chiusa per epidemia, dopo alcuni casi di positività al Covid-19 tra i funzionari e il decesso del direttore del Parco Archeologico, Calogero Rizzuto e di una sua stretta collaboratrice.

Secondo la versione dei familiari Rizzuto si sarebbe più volte recato al pronto soccorso dell'Ospedale di Siracusa, che ha negato il ricovero per "tampone senza esito". Secondo la versione dei vertici della sanità locale, Rizzuto avrebbe rifiutato il ricovero e nonostante i sintomi sarebbe tornato tranquillamente a casa.

Il 13 marzo avviene finalmente il ricovero che si conclude con esito tragico dopo dieci giorni. Il 23 marzo il dottor Rizzuto muore per coronavirus, il 25 marzo muore la sua collaboratrice. Dopo qualche giorno, diversi casi vengono scoperti al pronto soccorso dell'Ospedale Umberto primo, tra cui il primario, e il contagio passa in altri reparti: cardiologia, oncologia e geriatria. Anche il palazzo della Soprintendenza ai Beni Culturali e il Museo Paolo Orsi, Parco Archeologico vengono chiusi e sanificati. I dipendenti però lamentano una scarsa attenzione delle autorità sanitarie, dovuta alla non ricostruzione epidemiologia dei contatti di Rizzuto, al ritardo nell'effettuazione dei tamponi e nella consegna dell'esito.

Riguardo alla vicenda dei focolai in ospedale, di cui Sputnik Italia ha trattato, ha aperto uno squarcio la trasmissione Report, dedicando uno spazio al caso Rizzuto. Adesso ci siamo rivolti a Roberto Alosi, segretario generale della Cgil di Siracusa, sindacato che ha già presentato un esposto alla procura per i contagi all'ospedale, per comprendere come e perché il Teatro Greco e altri luoghi di cultura si siano trasformati in focolai del nuovo coronavirus.

— Segretario, ripercorriamo l'odissea di Rizzuto, cos'è successo alla Soprintendenza?

— Sulla vicenda c'è un'inchiesta aperta e la magistratura sta facendo gli accertamenti dovuti sui passaggi così come sono stati illustrati e denunciati dalla trasmissione Report di lunedì scorso. I primi di marzo il dottor Rizzuto arriva in ospedale con una conclamata sintomatologia. Da quel momento in poi risulta inspiegabile come le autorità sanitarie non abbiano predisposto immediatamente la ricostruzione della catena epidemiologica dei rapporti che il dottor Rizzuto avrebbe avuto in quei giorni o nei giorni precedenti il contagio.

Ci ritroviamo a quasi un mese dopo il ricovero avvenuto il 13 marzo, con il fatto che oltre 70 dipendenti della Soprintendenza ai beni culturali, che a vario titolo avevano avuto in quei giorni rapporti con il direttore, per diverso tempo non sono stati né contattati né sottoposti tutti ai tamponi.

Qualcuno, una decina, hanno fatto i tamponi e alcuni di questi sono risultati positivi, tanti altri stanno ancora adesso aspettando che l'Asp li chiami per fare il test. Chi è riuscito a farlo ma ancora a distanza di molti giorni, aspetta l'esito.

— A distanza di un mese dalla vicenda ancora non sono stati presi provvedimenti?

— Esatto, e questo è abbastanza singolare perché la stessa Asp ha chiuso gli uffici della Soprintendenza, ma non si è allertata di richiamare in maniera puntuale e precisa tutti gli operatori per sottoporli a quarantena forzata, capire quali rapporti c'erano stati in quei giorni e quali contatti, per tentare di bloccare la diffusione dell'epidemia. Ecco perché si rischia di creare un ennesimo focolaio.

— Secondo l'Asp sarebbe stato Rizzuto a rifiutare il ricovero, mentre risulta che si sarebbe presentato più volte addirittura con dei tamponi senza esito.

— E' una risposta curiosa dell'Asp su cui mi auguro la magistratura faccia chiarezza. Qualora fosse vero che mi viene da pensare: ma in una situazione di emergenza e enorme rischio contagio, è immaginabile che un paziente arrivi al pronto soccorso, con sintomi conclamati del Covid-19, in una condizione di salute fortemente compromessa e che il pronto soccorso lo lasci andare tranquillamente perché rifiuta un ricovero? Rimane un interrogativo insoluto, no? Siamo in una fase di emergenza non credo sia possibile non monitorare e non trovare una soluzione immediata a una vicenda di questo tipo.

— L'assenza di monitoraggio della catena di contagi del dottor Rizzuto, potrebbe essere la causa della diffusione dell'epidemia alla Soprintendenza dei beni culturali?

— Il rischio è evidente. Il fatto stesso che a distanza di un mese non siano stati processati tutti i tamponi per tutti i dipendenti, familiari, i contatti che avrebbe avuto nei giorni in cui la carica del virus è più forte per quanto, e non siano state ricostruiti i rapporti che il dottor Rizzuto aveva avuto con tutti prima del ricovero, è estremamente grave.

— E adesso com'è la situazione alla Soprintendenza?

— Secondo quanto dichiarato da molti collaboratori e funzionari dipendenti e dipendenti, nessuno dell'Asp li ha chiamati. Sarebbe bastato avere un elenco dei dipendenti della Soprintendenza e fare uno screening generale immediatamente per capire quanti erano positivi. Invece si è aspettato che la malattia fosse conclamata per molti dipendenti, purtroppo. Dopo qualche giorno la collaboratrice del dottor Rizzuto purtroppo è deceduta anche lei per coronavirus.

— Dopo che il dottor Rizzuto si è recato al pronto soccorso, una settimana dopo circa alcuni medici, tra cui il primario del pronto soccorso, sono risultati positivi. Qual è la situazione adesso nell'ospedale di Siracusa?

— Fino ad ora non c'era un adeguato pre-triage e sono negli ultimi giorni si è provveduto a spostare il pronto soccorso in modo da avere una zona "pulita" dove poter ricevere i pazienti normali, e una solo per i Covid-19, senza il rischio di diffondere i contagi.

I casi positivi fra gli operatori sanitari sono il risultato di questo ritardo. Solo al pronto soccorso ci sono diversi medici positivi. Una quindicina gli operatori sanitari si sono sottoposti a tampone la settimana scorsa e attendono i risultati e quindi sono all'opera al pronto soccorso. Sino a mercoledì mattina c'erano 5 medici negli altri reparti dell'ospedale, come cardiologia, che è stata chiusa per alcuni giorni, oncologia, c'è stato un allarme in psichiatria e alcuni casi in geriatria. E' chiaro che siamo di fronte a un bollettino da guerra.

— Oltre alla Soprintendenza e all'ospedale, ci sono altre zone a rischio?

— Noi pensiamo che le situazioni a rischio possano essere le case di riposto per gli anziani. Lì c'è una situazione che va immediatamente monitorata. Occorre mandare delle visite sanitarie nelle case di cura, vedere quante persone sono ricoverate, se sono state chiuse le visite ai famigliari, monitorare gli operatori sanitari e sottoporli a tampone. E' un pericolo estremamente alto quello che si potrebbe correre in un numero così alto di case di riposo per anziani nei comuni della nostra provincia. E di questo qualcuno deve rispondere, siano sindaci, Asp o prefetto, qualcuno che coordini le azioni prima di ritrovarci in un'altra situazione come quella di Villafrati che potrebbe essere anche più drammatica di quella dell'ospedale.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
beni culturali, Coronavirus
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