21:40 06 Agosto 2020
Interviste
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La pandemia di coronavirus nel mondo (3 - 10 aprile) (105)
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Secondo Boyan Durankev se la pandemia durerà 6 mesi, la disoccupazione potrebbe arrivare al 40%.

Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Boyan Durankev, docente di Economia, autore di oltre 350 articoli scientifici, responsabile del Dipartimento di Marketing e Management della Scuola Superiore di Finanza di Sofia.

— In un'intervista Lei ha ammesso che la crisi attuale sarà più grave della Grande Depressione. Conosciamo tutti le conseguenze: la produzione industriale calò a livelli simili a quelli di inizio secolo, il tasso di disoccupazione subì un’impennata, si registrò un impoverimento della classe media, degli agricoltori e dei piccoli commercianti. A Suo avviso, questo è lo scenario che ci aspetta?

— Mi permetto di ricordare che le cause della Grande Depressione furono puramente economiche. Il calo dei prezzi delle azioni di Wall Street fu dovuto alla mancanza di un coordinamento preventivo dei produttori in un'economia di mercato capitalista. Le ragioni dell'attuale crisi economica ormai manifestamente globale sono costituite da un fattore esogeno (il coronavirus) accompagnato da fattori endogeni all’economia mondiale. Fra questi si annoverano i vari squilibri registrati nei Paesi sviluppati: preponderanza del terziario sul secondario, prevalenza del privato sul pubblico nel settore sanitario e farmaceutico, fede incrollabile nell’infallibilità del mercato libero, guerre commerciali manifeste e silenziose, interruzione della catena di forniture, crollo dei prezzi del greggio. A queste fattispecie di squilibri aggiungiamo anche le cosiddette sanzioni non imposte dall’ONU le quali hanno raffreddato in maniera significative le relazioni economiche. A tal proposito ci tengo a sottolineare che l’attuale crisi economica è cominciata ben prima di quella scatenata dal coronavirus, ma a causa di quest’ultima assumerà connotati sempre peggiori.

Quanto alle previsioni sul futuro dell’economia globale, qualora la pandemia si protrarrà per 6 mesi a partire dal 10/01/2020 (il 09/01/2020 le autorità cinesi hanno comunicato ai media la presenza del nuovo coronavirus - ndr), il PIL mondiale probabilmente subirà un calo almeno del 15-20%, il commercio internazionale si ridurrà di oltre il 20%, il tasso di disoccupazione arriverà e supererà il 15% negli USA e il 40% in altri Paesi anche a causa delle nuove tecnologie che sostituiscono le persone sul posto di lavoro. Ma il sistema immunitario “ricorda” un agente patogeno e, qualora si ripresenti, l’organismo lo riconosce e lo attacca. Lo stesso accade anche con il sistema finanziario: la popolazione mondiale deve ricordare questa crisi così da affrontare con successo le prossime sfide.

— Lei ha altresì osservato che al momento vige il principio “crash the economy, save lives” (in it., colpisci l’economia, salva vite) e che questo è l’approccio corretto da adottare. Ci spieghi, per cortesia, cosa intende. In una situazione del genere è possibile non “colpire”? Di recente, la direttrice del FMI, Kristalina Georgieva, ha affermato che ben più di 80 Paesi si sono già rivolti al Fondo per ottenere supporto. Saranno d’aiuto i fondi stanziati?

— È improbabile che durante la Seconda guerra mondiale i Paesi in guerra pensassero a come sviluppare il turismo, ad esempio. Poiché la Terza guerra mondiale (fredda e ibrida) fu persa dai Paesi socialisti, ora ci troviamo nella Quarta guerra mondiale contro un nemico invisibile, il virus. In una situazione simile emergono in primo piano i settori fondamentali dell’economia, mentre quelli secondari vengono messi temporaneamente in pausa, se non a morire.

Non c’è altra scelta: lo Stato è costretto a chiudere i rubinetti che alimentano i settori non fondamentali.

Al momento sia gli Stati sia le imprese possono dire di aver fallito per via della propria “cecità di mercato”. Perché il mercato non ha reagito provvedendo a fornire ospedali privati, mascherine e presidi? Ci troviamo di fronte a un crollo del mercato e nuovamente è quello “Stato superfluo” a cui ci si rivolge nei momenti di difficoltà. Lo Stato si trova a ricoprire il triplice ruolo di coordinatore, datore di lavoro e scudo sociale di “ultima istanza”. Badate bene: non i mercati, ma lo Stato!

Quanto al FMI, poiché i Paesi dispongono di riserve fiscali e di entrate provenienti dai “settori vivi”, la domanda è finalizzata all’ottenimento non di denaro, bensì di merci e servizi della “economia reale” quali mascherine, presidi, farmaci, vaccini, visite ambulatoriali, ecc. Ad ogni modo, gli aiuti internazionali provenienti da Cina, Russia, Cuba e altri Paesi “cattivi” (per gli avvoltoi) si sono rivelati ben più vitali rispetto alle scartoffie del FMI.

Altri 6 mesi e nel mondo a vincere sul coronavirus e sulla recessione economica non saranno gli USA, ma i Paesi che sono riusciti a dotarsi di un coordinamento economico stabile e ragionato.

— Tra i primi Paesi ad aver aiutato l’Italia figurano Russia e Cuba. Nel frattempo il presidente francese Macron ha invitato l’Italia a “non ubriacarsi” degli aiuti russi e ha dichiarato che le misure adottate dall’UE non sono che all’inizio. Inoltre, il quotidiano La Stampa ha pubblicato un articolo, in cui gli aiuti forniti dai russi sono descritti come inutili e anzi sono ritenuti una minaccia per l’Italia e i suoi rapporti con la NATO. A Suo avviso, si può affermare che l’Unione europea avesse bisogno di un qualche fattore esogeno per stimolare la solidarietà paneuropea?

— In primo luogo, desidero sottolineare il fatto che i Paesi della NATO destinano circa il 2% del loro PIL alle spese in materia di difesa. Dunque? La NATO si è trovata del tutto impreparata alla “guerra batteriologica” con il coronavirus. Nel linguaggio degli affari, è stato un fallimento istantaneo!

L’Unione europea che ha abbattuto il muro di Berlino sullo sfondo del sostegno popolare si è ora frantumata e ha eretto muri non solo fra Paesi ma anche tra singole città. Tuttavia, ciò che è mancato e che manca è proprio un coordinamento paneuropeo per contrastare il virus. Ad oggi l’UE non ha adottato alcun bilancio per il nuovo periodo programmatico né ha concesso i “soldi dall’elicottero” necessari per le famiglie nell’Eurozona e nel resto dell’Unione né tantomeno ha emesso coronabond.

Per questo, l’UE ha subito una improvvisa esplosione interna e si è tornati agli Stati nazionali per quanto possibile. Non è la soluzione migliore ma è comunque una soluzione.

La NATO e l’UE, nella loro forma attuale, operano senza un chiaro obiettivo e senza un reale coordinamento. Entrambe le organizzazioni, ancor prima della pandemia, si trovavano di fronte a un’alternativa: o cambiare in maniera significativa per far fronte alle sfide globali e paneuropee o fare la fine dei dinosauri. Una piccola creatura come il coronavirus ha costretto quasi 8 miliardi di persone a ripensare il proprio stile di vita e le minacce che devono affrontare!

L’UE deve coordinare i propri sforzi nelle direzioni seguenti: salario minimo unico per gli addetti del settore sanitario finalizzato a evitare il deflusso di professionisti qualificati da Paesi “più deboli” a Paesi più sviluppati; standard unici nell’erogazione di servizi in cliniche e ospedali pubblici; investimenti proporzionali nel settore pubblico della ricerca e sviluppo sanitari e farmaceutici; predisposizione di una “riserva aurea” per il contrasto dei “cigni neri” (teoria proposta dal filosofo statunitense Nassim Nicholas Taleb la quale prende in considerazione eventi rari e di difficile previsione aventi conseguenze gravi).

— I Paesi europei stanno adottando varie misure a difesa della popolazione quali la proroga delle scadenze fiscali per le imprese, aiuti finanziari una tantum ai soggetti più colpiti, erogazione di sussidi alle società per il pagamento degli stipendi ai dipendenti, tutela dei consumatori da rincari illeciti e da altre forme di abuso. A Suo avviso, quali sono le misure più efficaci in questo contesto e quando saranno rimosse?

— Diverse sono le misure necessarie a seconda della fase della crisi in cui ci si trova: scoppio, crescita, maturità, declino. La prima misura da adottare non può scendere a compromessi: non viene fissato alcun limite alle spese necessarie per aiutare ospedali e fornitori nel contrasto alla pandemia. Altre misure consistono poi nel sottoporre al pagamento di relativo tributo tutte le plusvalenze (sotto forma di cedole e dividendi) generate in UE e dirette verso giurisdizioni estere. Una terza misura consiste nell’estendere e rafforzare gli strumenti di natura fiscale: imposte progressive sulle entrate di persone fisiche e giuridiche, contrasto all’economia sommersa.

Qualsivoglia ulteriore apporto al gettito fiscale generato in esito all’adozione delle precedenti misure deve essere adeguatamente destinato al finanziamento di aiuti alle famiglie con figli i cui genitori sono disoccupati o sono in congedo malattia. Ma devono essere messi in atto anche provvedimenti standard quali l’applicazione di tassi di interesse negativi o zero sui prestiti, l’implementazione di politiche di QE e l’allentamento dei requisiti sui prestiti già in essere. Il governo deve mettere in campo incentivi fiscali su larga scala, fra cui anche “soldi dall’elicottero”, per dare immediata liquidità alle famiglie in difficoltà. Tutte le famiglie senza risparmi sufficienti (nella misura di metà dello stipendio minimo pro capite) e senza ulteriore liquidità devono poter usufruire dei “soldi dall’elicottero” dal momento in cui viene annunciato lo stato di emergenza fino alla sua conclusione.

Come riporta Bloomberg, la crisi del Covid-19 sarà una versione più accentuata della crisi migratoria del 2015-2016 sulla quale l’UE non è riuscita a raggiungere il consenso. A Suo avviso, è possibile che si verifichi una situazione analoga con il coronavirus, ossia che gli Stati membri dell’UE non riescano a trovare un accordo sull’apertura dei confini, persino quelli interni? Cosa significherà questo per l’economia degli Stati membri dell’UE?

— L’UE è stata creata come sistema in cui merci, persone e capitali potessero circolare liberamente. Al momento le merci non circolano liberamente, le persone faticano a farlo: dalla Bulgaria diretti verso Paesi più sviluppati partono medici, infermieri e addetti del settore sanitario di cui abbiamo bisogno. Si tratta di capitale umano gratuito per i Paesi riceventi il quale però crea una grande lacuna nel nostro sistema sanitario. Spesso a tornare in Bulgaria è chi ha perso il lavoro in altri Paesi e questo non fa che pesare sulle spalle della nostra sicurezza sociale. Si registra altresì anche una parziale circolazione dei capitali. L’Europa si presenta come un insieme di tanti Stati nazionali che non si configurano come sistema organico, bensì come complesso di concorrenti.

Personalmente temo che alcuni politici possano accaparrarsi la qualifica di “salvatori della patria” dopo la conclusione dello stato di emergenza in tutti gli Stati membri. Inoltre, l’UE non ha preso alcuna decisione precisa riguardo a quei Paesi che hanno superato tutti i limiti di spesa di bilancio fissati per evitare il presentarsi di una serie di minacce a cascata. E, cosa più importante, spero che l’UE non dimentichi chi nei momenti più difficili ha aiutato i Paesi più in difficoltà. Intendo che, se l’UE è un sistema autonomo, dovrà rimuovere non solo tutte le sanzioni ma ricordarsi anche del significato del termine “cooperazione”.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
La pandemia di coronavirus nel mondo (3 - 10 aprile) (105)
Tags:
Bulgaria, Economista, Economia, Coronavirus
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