16:20 01 Giugno 2020
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Continua a salire il numero dei medici e degli infermieri morti per Coronavirus in Italia. Sono quasi cento gli operatori sanitari morti per l’emergenza Covid-19, cifre che fanno riflettere sulle misure e sui dispositivi di sicurezza utilizzati negli ospedali.

Dalla Cisl Lazio arriva un appello alla Regione: tamponi per tutti gli operatori sanitari per evitare bomba “epidemiologica”.

Li chiamano “angeli bianchi”, i medici e gli infermieri combattono in prima linea giorno dopo giorno l’epidemia che ha travolto l’Italia e soprattutto il nord del Paese. Gli operatori sanitari salvano vite, lavorano fino allo stremo, ma spesso si sentono abbandonati e poco protetti.

Il sindaco di Roma ha proposto di sottoporre a tampone i senzatetto della zona della stazione Tiburtina. Una misura importante, ma non sufficiente. Ecco perché. I medici rischiano seriamente di contrarre il Coronavirus e a loro volta potrebbero diffondere a dismisura il contagio. Sarebbe fondamentale quindi individuare i medici positivi al Covid-19. La Cisl Medici Lazio lo ha detto chiaramente rivolgendo un appello alla Regione in merito alla necessità di attuare i tamponi a tutto il personale sanitario. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Luciano Cifaldi, oncologo, segretario generale Cisl Medici Lazio.

– Purtroppo sale il numero dei medici e degli infermieri morti a causa del Coronavirus. Luciano Cifaldi, avete lanciato un appello a Roma e alla regione Lazio in merito ai tamponi. Ce ne può parlare?

– Ad oggi ci sono ben 94 medici morti e 26 infermieri deceduti. Quando noi abbiamo lanciato questo appello l’abbiamo fatto sia utilizzando i media sia mandando mail certificate alla regione Lazio. L’abbiamo fatto non perché ci riteniamo una categoria privilegiata, in questi tempi nel contesto dei tamponi sembra che chi si sottopone ai tamponi sia una persona privilegiata. Non è così in realtà. Noi l’abbiamo proposto perché abbiamo la consapevolezza di essere una categoria a rischio: gli operatori sanitari e in più in generale, le persone che prestano attività in ospedale, come ad esempio gli addetti alle pulizie, sono categorie che potrebbero contrarre il virus, essere asintomatici e diventare a loro volta possibili veicoli di infezione su persone terze.

Non a caso qui nel Lazio molti focolai importanti sono scoppiati in case di cure e residenze assistenziali per anziani. Noi che ci troviamo in prima linea abbiamo necessità di tamponi per avere la certezza di non essere dei propagatori di contagio.

– Gli operatori sanitari sono in prima linea e rischiano la vita, però potrebbero diffondere il virus scatenando una bomba sanitaria quindi?

– Il rischio è veramente importante. Il sindaco Raggi ha proposto di fare i tamponi ai senzatetto. Non capisco perché l’abbia proposto solo per i senza dimora della zona della stazione Tiburtina, i senzatetto si trovano un po’ ovunque a Roma, anche alla stazione Termini. Sicuramente la Raggi ha sollevato un problema importante. Noi della Cisl Medici abbiamo dato un giudizio favorevole a questa iniziativa, è chiaro però che un’iniziativa di questo tipo l’avremmo vista in maniera ancora più favorevole se qualche politico avesse speso nei confronti delle categorie degli operatori sanitari delle parole certe.

È ovvio che le categorie a rischio sono diversificate, basti pensare agli autisti, alle forze dell’ordine, anche loro sono notevolmente esposti al rischio. Noi però abbiamo il compito in primo luogo di avere cura di quanti si rivolgono alle strutture sanitarie, dobbiamo fare le diagnosi e la terapia. Al tempo stesso abbiamo la necessità di difenderci dal contagio, difendendo noi proteggiamo i soggetti malati e le nostre famiglie. Le statistiche dicono che i medici in Italia hanno un’età media molto avanzata. In questa fascia di età c’è un’incidenza elevata di contagio e di potenziali complicanze. Abbiamo quindi un rischio doppio.

– Al di là dei tamponi i medici del Lazio sono pronti secondo lei ad affrontare l’emergenza Coronavirus in termini di mascherine e attrezzature?

– Ritengo che a distanza di settimane da quando la Cisl medici ha iniziato a chiedere diverse garanzie sui dispositivi di sicurezza e sulle mascherine, mi sento di dire di sì. Bisogna dare atto che la regione Lazio si è mossa con tenacità, siamo i primi ad avere criticato la Regione, ma alcune iniziative sono state fatte.

– Per esempio?

– Hanno esteso la rete dei laboratori accreditati per la diagnosi molecolare del virus. L’ultimo della serie è stato aperto ai Castelli Romani, a Genzano. Questo consente in un arco di tempo di 6 ore di avere la diagnosi del tampone, che è un passo in avanti rispetto alla situazione precedente.

Un’altra iniziativa è stata quella di attivare una centrale operativa, come quella a Latina, per i controlli a distanza dei pazienti Covid. Il paziente viene monitorato e se ci sono parametri che peggiorano interviene la centrale e il 118. È stato nominato un soggetto a tutore per l’allestimento di una struttura di autoisolamento di livello 4 all’interno dell’Istituto Spallanzani. Nel giro di pochi giorni verranno aperti posti letto di terapia intensiva. Queste strutture rimarranno anche per situazioni di emergenza future.

Anche quando avremo superato l’emergenza Covid, ci ritroveremo nei prossimi anni a doverci confrontare con il diffondersi di patologie infettive, se non di epidemie. Questo tipo di esperienza ha trovato molti di noi assolutamente impreparati, qualcuno ha minimizzato il problema, qualcuno ha quasi minacciato gli operatori sanitari nella fase iniziale dal non mettersi le mascherine per non allarmare i pazienti. La confusione creata da diversi politici ha creato problemi nella lotta contro una malattia di cui sappiamo poco. Adesso nel Lazio le cose si stanno muovendo meglio. Noi avremmo comunque delle proposte.

– Quali?

– Abbiamo chiesto già dai primi di marzo la nomina di un commissario temporaneo per l’emergenza Coronavirus. Riteniamo che debba essere accorciata la filiera di comando in materia di tamponi e dispositivi di sicurezza. Questo non è stato fatto da noi, in Emilia Romagna sì. Di proposte ne abbiamo fatte tante, non ci siamo limitati a dire ciò che non va. Abbiamo cercato di essere propositivi e collaborativi, però per essere collaborativi bisogna essere in due.

– Avete ricevuto delle reazioni alle vostre proposte?

– Ad alcune di queste proposte c’è stata una risposta. Ad esempio per quanto riguarda l’allargamento della rete dei laboratori oppure sulla fornitura di dispositivi di protezione individuale. Erano scarse le forniture in precedenza, perché nessuno era pronto ad una pandemia simile, ora le forniture aumentano. Il balletto iniziale sul tema “la mascherina protegge oppure no” è segno di una confusione determinata dall’assenza di dispositivi e da una certa difficoltà a fronteggiare tali epidemie.

Girano in questi giorni delle pubblicità di agenzie più o meno note che invitano a fare causa alle aziende asl e alle regioni per presunti episodi di mala sanità. Sono aspetti esclusivamente di carattere economico. Hanno già risposto diversi ordini di avvocati e di medici, sono stati proposti emendamenti che puntavano su una sorta di depenalizzazione degli operatori sanitari.

In situazioni di tale gravità da un punto di vista umano, leggevo anche di casi quando la gente è morta di fame a casa, c’è gente che sta dando il peggio di sé con traffici da mercato nero su mascherine e camici. C’è gente invece che sta dando grande manifestazione di solidarietà, come ad esempio chi da il cibo a chi ne ha bisogno con borse piene di viveri fuori dal negozio. Speriamo di riscoprire il popolo italiano nei suoi aspetti solidaristici.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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