09:27 27 Maggio 2020
Interviste
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Il 9 aprile dovrebbe tenersi la videoconferenza straordinaria tra i membri dell’Opec+ con la partecipazione di altri paesi membri del G20. La riunione sarà concentrata sulla possibilità di concordare tagli sulla produzione di petrolio, per fermare il crollo dei prezzi del greggio e per stabilizzare urgentemente i mercati petroliferi globali.

In vista dell’incontro di emergenza Sputnik-Italia ha intervistato il giornalista di economia (Panorama e la Verità) e l’autore di numerosi libri-inchiesta Francesco Bonazzi.

– Francesco, l’Arabia Saudita ha deciso di aumentare la produzione del greggio e di abbassare notevolmente i prezzi per rendere più appetibile il petrolio saudita nei mercati europei ed asiatici, a discapito soprattutto di quello prodotto dalla Russia. Come valuti questa strategia? Ti sembra una mossa ben pensata?

– Un mese fa, quando il Regno saudita ha deciso di andare per la propria strada, con Aramco che praticava già sconti di 8-10 dollari al barile, il Brent era a 43 dollari. Si è detto che era una dichiarazione di guerra agli altri produttori, non solo alla Russia, e oggi che abbiamo il barile a 33,5 dollari non serve neppure commentare più di tanto.

– Negli ultimi anni, grazie al boom dello shale oil, i sauditi hanno perso un grosso pezzo del mercato americano. Possiamo ipotizzare che adesso Riad voglia “mostrare i muscoli” per reclamare il proprio ruolo come principale decisore sul mercato petrolifero americano/mondiale e quindi per causare disordini all’industria dello shale oil negli Stati Uniti?

– Non lo sappiamo ancora, però se pensiamo a che cosa hanno provocato gli scisti sui mercati mondiali, verrebbe da dire che è la nemesi. È presto per dire che lo shale è finito o in declino, però tutti gli esperti sono d’accordo nel sottolineare che ha ricadute ecologiche difficilmente accettabili fuori dal Nord America.

– Il crollo delle quotazioni del petrolio sui mercati finanziari minaccia la sopravvivenza di tante società Usa produttrici del petrolio ricavato dalle rocce, che oggi non trovano finanziamenti e sono sull’orlo della bancarotta. Pensi che i sauditi vorranno sfruttare questa situazione e cercheranno di entrare nei loro capitali sempre con lo scopo di riconquistare il mercato americano? Gli Stati Uniti permetterebbero una “interferenza” del genere, nonostante il rapporto di amicizia?

– I dubbi ecologici sull’oil da scissione non sono di oggi, ma indubbiamente stanno avendo un certo riconoscimento. In più la stessa struttura low cost di molte compagnie sullo shale oil che ne ha consentito l’esplosione è diventata il simbolo della loro debolezza finanziaria ed è in atto un riassetto pesante del settore. Non so se l’Arabia Saudita voglia approfittarne, ma con Donald Trump alla Casa Bianca sembra difficile che gli Stati Uniti rinuncino a restare protagonisti della propria politica energetica.

– Secondo alcuni analisti un periodo prolungato di prezzi bassi potrebbe causare ripercussioni negative, o peggio, un collasso nel mondo che sta combattendo contro la pandemia. In vista del vertice di emergenza dell’Opec +, secondo te, tutti i player coinvolti riusciranno a ridiscutere i tagli alla produzione e soprattutto a negoziare un nuovo accordo per stabilizzare i mercati petroliferi per porre fine a questa “guerra del barile”?  A tuo avviso, un accordo senza la Russia avrebbe senso?

– Che la recessione mondiale in agguato avrebbe bisogno di un settore petrolifero stabile non è da dubitare. Perciò la situazione economica dovrebbe spingere a pax petroliera. Pensate a che cosa significano pe lo Stato italiano i dividendi di Eni e Saipem. Sulla Russia, mi permetto di ribaltare la domanda. Non è Mosca il problema, almeno in questa fase. È un accordo senza Riad che lascerebbe perplessi. L’Arabia Saudita potrebbe sabotarlo per far crollare ulteriormente i prezzi del suo petrolio.

– Se il compromesso verrà comunque raggiunto, che effetto potrebbe avere il cambio di rotta sui prezzi del petrolio?

– E’ sempre complicato indovinare l’andamento dei mercati e qui, pandemia a parte, ci sono troppe variabili in gioco. Ma sarei tentato di dire che tutto è meglio del caos attuale.

– Le tue osservazioni riguardo il futuro dell’Opec. Esiste un parere che questa struttura potrebbe non sopravvivere per festeggiare il suo sessantesimo compleanno in programma quest’anno. E tu cosa ne pensi?

– Dal mio modesto punto di vista, da almeno un anno, con Opec-plus e con quell’accordo tra Russia e Arabia Saudita, l’Opec per come l’abbiamo conosciuto è morto per sempre. Troppe divisioni all’interno e Riad è stato solo quello che ha dato il colpo finale. Al suo posto vedo accordi bilaterali, o lo sviluppo del citato Opec-plus.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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