00:07 06 Dicembre 2020
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Davanti allo stato d’emergenza dovuto all’epidemia da coronavirus i provvedimenti da parte del governo si susseguono velocemente, spesso, a volte, creando uno stato di confusione soprattutto tra coloro a cui sono indirizzari.

Esempi eclatanti: dalle continue variazioni del modulo comprovante la necessità di spostarsi da presentare alle forze di Polizia, fino alle difficoltà oggettive burocratiche nel richiedere all’INPS, o alle autorità competenti i sussidi sociali previsti.

Ma lo stato sta davvero tutelando gli interessi dei cittadini? Per rispondere a questa domanda e per aver un ragguaglio su quanto l’inviolabile rapporto “diritti /doveri” che lega lo stato ai cittadini venga oggi rispettato, Sputnik Italia si è rivolto al Cavaliere al merito della Repubblica, dottore Franco Antonio Pinardi, Presidente nazionale del Tribunale Arbitrale per l’Impresa, il Lavoro e lo Sport, Segretario generale della Confederazione Unitaria Giudici Italiani Tributari, Segretario generale della Confederazione Giudici di Pace.

Franco Antonio Pinardi
Franco Antonio Pinardi
– Secondo Lei, in generale, come questo governo ha gestito e sta gestendo l’emergenza attuale?

– A mio avviso c’è un enorme improvvisazione e impreparazione. Basti pensare che sarebbe stato sufficiente che si copiasse quanto messo in atto in Cina. La Cina ha schierato l’esercito obbligando le persone che deambulavano per strada per vari motivi: spesa, farmacia, sanitari.. ad indossare le mascherine e i guanti. Questa è stata una prima barriera al contagio che noi ancora oggi non siamo in grado di approntare. Avrebbero dovuto, come successo in Cina e come stanno facendo in altri paesi, creare un’unità di crisi efficiente con compiti e con decisioni centralizzate, con persone, però, competenti, che è proprio quello che non stiamo vedendo in questi mesi.

Il mio giudizio è assolutamente negativo, seppur nel compiacimento per lo sforzo che stanno facendo, ma sicuramente non posso dire che abbiamo brillato in efficienza. Io ricordo con grande stupore quando il presidente del consiglio Conte si stupì dell’esplosione del contagio. Se pensiamo che a gennaio era già stato decretato e pubblicato il primo febbraio sulla Gazzetta Ufficiale, il decreto con cui si chiudeva, per epidemia dovuta al coronavirus, l’Italia, per sei mesi, noi abbiamo cominciato a mettere in campo i provvedimenti a metà-fine febbraio, il che vuol dire che tutti i morti che ci sono stati, contagiati, sono nella coscienza di queste persone.

– Sembra che un paio di avvocati italiani abbiano già denunciato il premier Conte per questo fatto. Lei sa di questa notizia?

– Si, io credo, e lo constato anche sui social, che alla fine di questa pandemia ci dovranno rendere conto di tutto quello che è stato fatto, soprattutto di quello che è stato fatto male, o non è stato fatto.

Carenza di servizi

– Davanti alla contingenza del momento il governo ha decretato il divieto di movimento dei cittadini, tranne in casi di estrema necessità. Per una logica d’equilibrio sociale a tale limitazione non dovrebbe corrispondere un proporzionale aumento dei servizi? Ci sono questi servizi?

– Non credo. Credo che abbiamo assistito al sacrificio e allo sforzo immenso delle Forze dell’Ordine, della Protezione Civile, come anche della Polizia municipale. Io stesso sono stato un promulgatore dell’accusa secondo cui Carabinieri, Forze dell’Ordine uscivano in servizio per il contenimento del contagio, quindi per motivi di ordine pubblico, con la dotazione di mascherine, ma con l’ordine di non usarle in quanto non c’erano i ricambi. Per i servizi al cittadino, penso soprattutto alle fasce più deboli, però devo a questo punto considerare le Regioni, i Comuni e l’improvvisazione che anche qui abbiamo assistito. Non essendoci un’unità nazionale centrale che gestiva questa pandemia, ognuno a fatto quello che voleva, come voleva, come poteva.. Ma questa è la dimostrazione di una assoluta incapacità di gestione di un fenomeno di questo tipo. Posto che, tra l’altro, se parliamo di servizi abbiamo passato gli ultimi dieci anni a chiudere ospedali e a mandare via personale medico. Quindi mi chiedo: quali servizi ha dato lo stato ai cittadini sottoposti a questa pandemia? Penso alle categorie più disagiate, ai diversamente-abili, a coloro che sono anziani e soli in casa.. Vedo che altri paesi promuovono azioni di solidarietà sociale ad esempio attraverso la consegna di alimentari, medicinali.. a casa delle persone che non devono uscire. A me non sembra che qui si sia fatto tutto questo!

– Nella logica dei “diritti/doveri” lo stato ha il diritto di chiedere sacrifici, ma poi dovrebbe aver il dovere di fornire servizi corrispondenti. Secondo Lei lo stato rispetta questa logica?

– Il nostro stato non rispetta questa logica da sempre, sia secondo il punto di vista fiscale, che quello, secondo cui, ogni cittadino dovrebbe partecipare secondo la propria capacità contributiva pagando le tasse. Questo è il primo alveo d’incongruità poiché ognuno di noi dovrebbe pagare le tasse secondo le proprie capacità contributive; in questo paese l’unico movente per le tasse è il dovere di cassa. Con queste tasse lo stato dovrebbe garantire un sistema di servizi, sicurezza, sanità.. Tutte cose che in questi anni sono andate via via scemando. I servizi, per essere effettuati, hanno bisogno di risorse, ma noi siamo il paese col più alto spreco di risorse in assoluto di questa Europa.

Misure fiscali inadeguate

– Da un punto di vista fiscale quali sono le misure prese dal governo. Come giudica questi provvedimenti?

– Ci sono state azioni da parte di Equitalia e dell’Agenzia delle Entrate, ma sono insufficienti. Senza entrare nei tecnicismi, noi siamo in un paese che è in ginocchio da un punto di vista delle famiglie e delle imprese, il cui futuro è incerto. Sento tanta gente che spara sentenze, ma noi non sappiamo cosa succerà: avremo il problema delle nazioni confinanti che probabilmente saranno ancora infette, avremo il problema degli immigrati di cui nessuno parla, il problema Africa è un problema di taratura mondiale perché è li che esploderà ancor con maggior veemenza il virus. Quindi tutto è assolutamente incerto. In un momento come questo un paese normale, con dei politici normali, avrebbe sospeso tutte le esecuzioni, sospeso e rimandato tutti i pagamenti contributivi e delle varie tasse, imposte regionali e nazionali, sarebbe anche intervenuto economicamente.

Ad esempio: tutti quelli che hanno un negozio si trovano a pagare affitto, luce e gas senza poter alimentare il proprio reddito perché sono chiusi. Questa gente chiuderà e noi perderemo parte del settore produttivo. Serviva un intervento forte che dicesse: siamo in emergenza, chiudiamo tutto quello che grava sulle imprese e sulle famiglie. Metto per prime le imprese perché qui non si è ancora capito che il pubblico impiego è sicuramente importante per la funzione che svolge, ma che comunque vive dei soldi che vengono recuperati dalla tassazione delle imprese. Se uccidiamo le imprese e il commercio uccidiamo noi stessi, facciamo “harakiri”.

– Con le attività commerciali e produttive chiuse come possono i cittadini e le imprese senza entrate pagare poi le tasse?

– Per le imprese noi siamo intervenuti con la cassa d’integrazione in deroga, cosa assolutamente positiva, ma poi come ripartiranno? Le imprese producono per esportare, ma se nei paesi che ci circondano ci sarà ancora il problema pandemia come faremo? Oggi noi siamo un’enclave malata all’interno di un’Europa malata con tempi diversi di contagio. Quindi non avremo la possibilità di riprendere le nostre attività se non solo per il mercato interno. Ma anche qui dobbiamo renderci conto che ci sono delle grosse deficienze dal punto di vista dell’assistenza perché, leggevo l’altro giorno, la Germania da ad ogni famiglia 9.000 euro, non 600 euro alle partite IVA come da noi, che è una cosa veramente vergognosa. A me piacerebbe sapere: di tutto lo spreco che questa gente sta portando avanti, parlo della Roma politica, chi ha smesso d’assumere risorse a favore di questo paese? Lo spreco va avanti come se niente fosse. C’è stato addirittura il tentativo di buttarci nelle mani del MES per svenderci come la Grecia.

Nel 1980 ebbi la fortuna di essere a fianco del ministro Visentini il quale era pienamente convinto che, alla luce della riforma fiscale, il fisco dovesse essere il miglior amico dell’impresa e del cittadino, poiché nessuno “uccide la madre che ti sta allattando”. Qui le risorse le producono le imprese, i commercianti, gli artigiani, non le produce lo stato. Quindi, in questo momento, ci si sarebbe aspettati un occhio d’attenzione della parte fiscale e della parte tributaria.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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