16:12 01 Giugno 2020
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Lo stop dell’economia a causa della pandemia di coronavirus ha fatto crollare i prezzi del petrolio ai minimi storici (dal 2002) e ha aperto nuovi scenari nell’industria energetica mondiale.

Alla vigilia della riunione OPEC+ Sputnik Italia parla con Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.

– Negli ultimi anni, dallo sviluppo dello shale oil americano, i sauditi hanno perso circa la metà del mercato americano. Adesso con il crollo dei prezzi del petrolio l’Arabia Saudita può conquistare di nuovo il mercato americano?

– No, per il momento sarebbe già un successo se tenesse i volumi attuali di 350 mila barili giorno, meglio, quelli di prima della crisi. Prima di eliminare la concorrenza del Texas, occorrono ancora mesi di prezzi molto più bassi di oggi e solo quando la produzione interna dovesse scendere sotto i 10 milioni barili giorno, dai 13 di oggi, i sauditi potrebbero vedere aumentare le loro quote.

– Visto che le compagnie di shale oil americane sono in grossa difficoltà e l’alternativa è di chiudere o trovare i capitali, c’è la possibilità che i sauditi cerchino di entrare nei capitali di queste società per riprendere il mercato?

– Lo hanno fatto poco, con molte difficoltà negli anni d’oro del barile, fino al 2014, quando i prezzi erano sopra i 100 dollari. Adesso con prezzi verso i 30 la vedo difficile, sia perché gli americani non gradiscono i soldi sauditi sia perché i sauditi adesso avranno problemi di deficit finanziario interno.

– Comunque, un ulteriore crollo dei prezzi del petrolio potrebbe causare un collasso: nel momento della pandemia bisogna forse cercare dei compromessi e accordarsi per il coordinamento, anche nell’ambito dell’OPEC+?

– Indispensabile, anche perché se non lo trovano ci pensa il mercato a farglielo trovare con prezzi a 10 dollari.

– Ci saranno accordi per il taglio della produzione alla prossima riunione OPEC+?

– Già nel prossimo incontro è improbabile un accordo, è ancora troppo complessa la posizione politica di Trump che lo vorrebbe, ma non può infrangere le regole anti trust che non consentono al governo dare dei limiti alla produzione. Ci vorrà più tempo e prezzi più bassi, ma in ogni caso sarà difficile.

– Si parla di 10 milioni di possibile taglio, è una stima giusta?

– E’ un volume enorme, ma non sufficiente, perché la domanda è scesa di 20 in aprile. Non c’è spazio fisico per dove mettere quello che si produce. Inoltre, anche in caso di accordo chiudere in giacimenti fuori dal Medio Oriente non è così facile, non sono rubinetti apri e chiudi. Se si chiude la produzione si danneggiano i giacimenti per sempre e poi quando ripartiamo non ci sarà per coprire la domanda: una trappola.

– Quale sarà il prezzo del petrolio a fine anno?

– Prenderci con i prezzi del petrolio è impossibile, ma diciamo che sarà più alto degli attuali 30 dollari, perché saremo tornati lentamente a normalità.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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