09:24 27 Maggio 2020
Interviste
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La pandemia di coronavirus nel mondo (3 - 10 aprile) (105)
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“Rimanere tranquilli e restare a casa”: i consigli dello psicoterapeuta per la quarantena.

La nostra vita quotidiana al momento è sconvolta da cambiamenti di grande portata: le ultime disposizioni delle autorità per contenere il coronavirus limitano fortemente le libertà dei cittadini. Il motto è limitare i contatti sociali, restare a casa ed evitare di fare grandi scorte di alimenti. Questa situazione può tranquillamente generare stress o attacchi di “cronofobia” causati dalla reclusione forzata tra 4 mura. Ma cosa possiamo fare per evitare tutto questo?

Sputnik ha intervistato lo psicoterapeuta Felix Jansen di Colonia, membro del dipartimento locale del Consiglio tedesco degli psicoterapeuti della Renania settentrionale Vestfalia. Jansen è convinto che la crisi possa essere facilmente superata adottando una serie di semplici misure.

— Sig. Jansen, molti, vedendo che fuori c’è bel tempo, non vogliono più restare a casa. Dopo quanto tempo che si rimane chiusi in casa si può sviluppare la “cronofobia”?

— Il pericolo c’è. Di recente ho parlato con una mia paziente di come scongiurare questa evenienza. Chiaramente, questa limitazione della nostra libertà di spostamento è stata improvvisa. Dunque, molti la percepiscono come una minaccia. È un modello comportamentale del tutto comprensibile. E ovviamente sorge spontanea la domanda: come ci possiamo convivere? Le persone cancellano le loro attività quotidiane (sia piacevoli sia meno piacevoli) che esulano dalle proprie 4 mura. Inoltre, si presentano nuove sfide: come crearsi un ufficio domestico considerato che molti devono lavorare fianco a fianco dei figli tutto il giorno. In questa fase in cui tutto è ancora una novità possono manifestarsi paura e insicurezze.

— In casi simili probabilmente sarebbe meglio smettere di fare qualcosa per passare a qualcosa d’altro: ad esempio, guardare Netflix o giocare a giochi da tavolo? La situazione è ancora peggiore per chi è in quarantena: l’isolamento è una condizione estrema. Come si può affrontare?

— Sono in molti a farmi questa domanda. Ma oltre a chiedermi cosa possono fare, mi chiedono anche come concretamente possono affrontare questa situazione. Infatti, sia perché in isolamento sia per rispettare il divieto di uscire di casa, siamo tutti costretti nella nostra abitazione. Come dobbiamo comportarci? Io vorrei dare un messaggio di speranza a ogni paziente e aiutarlo a superare questa situazione. Bisogna stare tranquilli e percepire la situazione per quella che è. Infatti, chi cerca di contrapporsi internamente a questa situazione e chi spera ardentemente che passi non riuscirà a superarla. Ci troviamo in una situazione che perdurerà per un periodo di tempo indefinito.

Tra l’altro, accettare la situazione non significa far finta che vada tutto bene. Dobbiamo evitare qualsiasi stress ulteriore, accettare la situazione e cercare di non sprecare le nostre energie. È proprio questo l’approccio che cerco di comunicare ai miei pazienti. Infatti chi riesce a pensarla così riesce ad acquisire una sicurezza in se stesso tale da superare la situazione, per quanto possibile. In altre parole, bisogna “spremere” quanto di buono c’è da questa situazione.

— Insomma, bisogna aspettare con le mani in mano?
— Sì. Questo permette di tranquillizzarsi e di accettare la situazione: si tratta di un approccio temporaneo e prima o poi passerà. Inoltre chiaramente è importante rimanere in contatto con parenti e amici. Per questo ci viene in aiuto il nostro telefono, Whatsapp e molto altro. Dobbiamo sostenerci l’un l’altro, farci sentire a vicenda che non siamo soli. Questo è fondamentale.

— Probabilmente la cosa più difficile è imporre ai giovani di attenersi a queste norme. I giovani ultimamente preferiscono incontrarsi al parco piuttosto che rimanere a casa. Come possiamo convincere i giovani ad evitare questi comportamenti? È possibile?

— Sono pienamente convinto che sia possibile. Chiaramente bisogna riconoscere che per i giovani sia molto difficile. Io stesso avrei fatto più fatica a seguire queste regole da giovane rispetto che alla mia età attuale. Da questo punto di vista anche io tento di convincere le persone che in questo periodo abbiamo la splendida occasione di riflettere su cosa sia più importante per noi nella vita. Di cosa abbiamo davvero bisogno e in che modo dobbiamo impostare la nostra quotidianità per farci sentire a nostro agio. Questo va oltre agli arcinoti giochi da tavolo e alle altre attività che ci aiutano ad ammazzare il tempo.

È fondamentale imporsi di attenersi all’ordine del giorno. Bisogna dormire a sufficienza: andare a dormire, svegliarsi e mangiare sempre alla stessa ora. In questo modo gradualmente si vengono a creare delle abitudini. Poi sarà possibile determinare quali attività casalinghe potremo effettuare in questi giorni, che approccio adottare nella nostra giornata, fare qualcosa per la quale non avevamo tempo prima…

Per il discorso dei giovani bisogna considerare un altro elemento: il dispendio di energia. Infatti, come può un giovane utilizzare tutta la propria energia se sta tutto il giorno in casa? Al momento è molto difficile fare sport. In alcuni posti si può ancora andare a fare una passeggiata o uscire in bici, ma le possibilità di praticare queste attività si stanno riducendo fortemente. Tuttavia, si può sport anche in casa: si possono scaricare varie applicazioni e regolare mediante il loro aiuto il dispendio di energia desiderato.

— Vi è un altro elemento di cui si parla molto: si consiglia di non ascoltare notizie riguardanti il coronavirus tutto il giorno. Lei è d’accordo?

— Assolutamente sì. Chiaramente le notizie ci servono per rimanere al corrente della situazione. Ma dobbiamo limitarne la fruizione. Vi do un consiglio pragmatico: potete scegliere due intervalli di tempo all’interno della giornata da dedicare all’ascolto delle ultime notizie. Ad esempio, una volta la mattina mentre bevete il caffè o subito dopo e un’altra volta la sera in modo da scollegare il cervello dalle notizie e dedicarvi ad altro durante il giorno.

— Un ulteriore fenomeno psicologico è stato osservato nei supermercati: molti sono in panico e comprano grandi quantità di alimenti e beni di prima necessità. I supermercati rassicurano che le scorte sono sufficienti e che non vi saranno interruzioni delle forniture. Ciononostante gli scaffali nei supermercati sono ciclicamente vuoti. È comprensibile questa reazione?

— Personalmente mi ha stupito il fenomeno della enorme richiesta di determinate categorie di prodotti. Proprio ieri sera ero in un negozio e ho curiosamente osservato cosa accadeva. La situazione era più o meno questa: la carta igienica era andata a ruba, così come la pasta e il cibo in scatola. Ma nel reparto surgelati vi erano prodotti in abbondanza così come nel reparto salumeria. Questo è sintomo del fatto che gli acquisti da panico di alcuni prodotti costituiscono una sorta di disfunzione psicologica: infatti, l’approvvigionamento di beni alla comunità non è stato interrotto. Un esempio lampante: mio fratello lavora nel settore agricolo, non rimane a casa in quarantena perché ha appena cominciato la semina. Dunque, anche quest’anno, come al solito, ci sarà il raccolto.

Ma questo mi ha fatto pensare al fenomeno degli acquisiti in massa: cosa avviene a livello mentale e perché rappresenta un problema? Dal punto di vista della psicologia di consumo, tutti noi abbiamo uno stimolo che ci spinge a comprare, ossia la crisi da coronavirus. Questo ci scatena varie emozioni, prime fra tutte la paura e l’insicurezza. Queste emozioni forti, a loro volta, ci portano a valutare in maniera irrazionale la situazione: “Se la situazione peggiorerà, saranno interrotte le forniture. Devo fare scorta di carta igienica!”. Ma questo ragionamento non ha senso perché da un lato non ce n’è alcuna necessità e dall’altro non è un comportamento solidale. Infatti, a qualcuno la carta igienica può servire davvero, ma si trova in condizione di non poterla comprare se qualcun altro ha comprato in una sola volta 10 confezioni che non gli servono subito.

In queste situazioni entra in gioco il fattore socio-psicologico e in tal senso un ruolo importante è stato svolto dai media: qualcuno è corso al negozio a fare scorte e gli altri hanno pensato di dover fare altrettanto. A mio avviso, molte persone che si trovavano al supermercato avranno pensato: “Non mi serve la carta igienica, ma ne compro comunque una confezione prima che la finiscano”. Questo ci fa capire quanto un atteggiamento simile sia “contagioso”.

— Al momento non sappiamo ancora quanto a lungo durerà la pandemia. Se si trovasse nei panni della cancelliera, cosa consiglierebbe ai cittadini per le settimane a venire?

— Innanzitutto voglio precisare che la nostra cancelliera negli ultimi anni ha più volte negato le critiche, fossero essere giuste o ingiuste. Ad ogni modo, il suo ultimo intervento mi è piaciuto. Le informazioni in esso contenute erano corrette e ha veicolato un messaggio di speranza. In generale, non posso che unirmi all’approccio della cancelliera: restiamo uniti e supereremo la situazione tranquillamente. Cerchiamo di trattarci l’un l’altro con rispetto. In questo modo, di questo non ho dubbi, prima o poi supereremo questa crisi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
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