05:43 26 Settembre 2020
Interviste
URL abbreviato
La pandemia di coronavirus nel mondo (3 - 10 aprile) (105)
1192
Seguici su

Il rappresentante permanente della Russia presso l'UE, Vladimir Chizhov, ha rilasciato un’intervista a Sputnik in cui ha spiegato cosa pensa la parte russa dell’iniziativa dei parlamentari europei di occuparsi della “disinformazione russa sul coronavirus”, perché l’UE sta tentando di scaricare i propri problemi relativi al Covid-19 sugli altri.

Chizhov ha anche colto l’occasione per dare una valutazione sulla reazione dei vertici europei alla crisi generata dalla pandemia e ha effettuato una propria previsione sull’eventuale crollo dell’UE in relazione a questa crisi. Infine, ha espresso la propria opinione sulle lezioni che Bruxelles potrà trarre dalla contingenza attuale e sulle prospettive di sviluppo del regime sanzionatorio con la Russia.

– Tre membri tedeschi del Gruppo Parlamentare dei Verdi - Alleanza Libera Europea hanno invitato i dirigenti europei ad occuparsi della presunta campagna di disinformazione sul Covid-19 che starebbe conducendo la Russia. Quali sono le Sue osservazioni circa la lettera contenente tale invito?

– Di per sé quel documento non avrebbe meritato alcun commento se fosse stato reso noto in un altro momento. Ma l’attuale contingenza legata alla pandemia di coronavirus richiede chiaramente un’unione delle forze di tutti i popoli e i Paesi. E in questo momento è a dir poco bizzarro occuparsi di simili questioni.

– Non percepisce al momento una sorta di maggiore pressione operata dall’Unione europea sul tema della “disinformazione russa”?

– E della “disinformazione” cinese, tra l’altro. Vede, la trattazione di un tema quale la “disinformazione russa” è, a mio avviso, sintomo della povertà intellettuale di coloro che se ne interessano. Probabilmente, in tal senso appare istintivo il desiderio di scaricare sugli altri tutti i problemi generati dall’attuale pandemia.

In Europa occidentale hanno già abbastanza problemi. Siamo a conoscenza delle statistiche di contagiati per singolo Stato membro dell’Unione, conosciamo le lotte interne in termini di rivendicazioni e i problemi che si trovano ad affrontare le istituzioni europee nel tentativo di trovare soluzioni comuni alla criticità attuale. La situazione può essere valutata sotto diversi punti di vista. Ma in questa fase, mi rifaccio a un noto proverbio cinese: è quantomeno privo di dignità colui che dirige l’attenzione della comunità alla ricerca di un gatto nero in una camera oscura, soprattutto quando non vi è nessun gatto.

– Lei ha menzionato i problemi interni dell’UE generati dal coronavirus. Quanto è stata tempestiva la reazione delle autorità europee in merito?

– Non vorrei cadere nell’impasse di assomigliare a coloro i quali ho appena criticato, commentando un simile tema in un momento così delicato. Probabilmente, però, qualsiasi osservatore attento potrebbe constatare che i dirigenti europei si sono mossi tardi. Ma possiamo giustificare questa reazione tardiva con il fatto che questi dirigenti sono ancora “giovani”: infatti, la rotazione dei ruoli apicali è avvenuta pochi mesi fa.

Chiaramente l’UE dovrà affrontare anche in futuro i problemi economici causati dall’attuale pandemia. Al momento sono in corso operazioni di fusione su larga scala in UE, USA, Cina e in Russia al fine di sostenere determinati comparti economici. Il 26 marzo i leader degli Stati membri dell’UE si sono confrontati sulla contingenza attuale, ma non sono riusciti a raggiungere un’unità su tutti i punti all’ordine del giorno. In particolare, hanno posticipato la risoluzione della questione, incaricando l’Eurogruppo di elaborare nell’arco di 2 settimane misure di contrasto alla crisi scatenata dal Covid-19: la successiva seduta dell’Eurogruppo è prevista per il 7 aprile. In verità, si potrebbero tenere anche riunioni intermedie.

Tra l’altro, al momento tali incontri sono effettuati in videoconferenza. E la reale efficacia di questo mezzo di comunicazione è una questione ancora aperta. Probabilmente tale modalità di svolgimento delle trattative rimarrà in voga anche dopo la crisi. Dopotutto, è meno dispendiosa rispetto a garantire la presenza fisica dei funzionari. Tuttavia, sorge il problema della riservatezza e dell’elaborazione di soluzioni giuridicamente vincolanti. Come si sottoscriveranno le decisioni? Chiaramente negli Stati membri dell’UE da tempo ormai è invalsa una prassi apposita di firma delle decisioni. Tuttavia, questo potrebbe ritardare il processo.

Al momento parlare dei parametri di superamento della crisi da parte dell’UE sarebbe chiaramente prematuro. Tuttavia, le statistiche degli ultimi giorni indicano che quei Paesi europei che per primi ne sono stati colpiti saranno anche i primi a uscirne. E mi riferisco anzitutto all’Italia.

– In che modo l’UE resisterà a questa crisi?

– Non vale la pena di prendere in considerazione le teorie che a vario titolo indicano questi eventi come l’inizio della fine dell’UE. Personalmente non sono di questa opinione. A mio avviso, l’UE è in grado di far fronte alle sfide esterne. Ne abbiamo avuto la prova anche in passato. Si consideri, ad esempio, la crisi finanziaria globale del 2008-2009 o la successiva crisi dell’Eurozona. Il continente ha dovuto altresì affrontare la crisi migratoria il cui picco si è registrato nel 2015. Negli ultimi anni è stata sotto gli occhi di tutti l’epopea della Brexit. E ogni volta c’era chi riteneva che l’UE sarebbe crollata. Ma così non è stato.

Non vorrei prendere posizioni estremiste. Chiaramente l’UE, così come il resto del mondo, dovrà affrontare le criticità provocate dall’attuale pandemia e al momento è difficile prevedere come uscirà l’UE dalla crisi. Ma è certo che ne uscirà.

– A Suo avviso, potremmo vedere in futuro un rafforzamento delle misure paneuropee di contrasto alle criticità provocate dal coronavirus?

– Probabilmente. Ma è ancora presto per parlarne.

– Quali lezioni l’UE può trarre dalla situazione attuale?

– Probabilmente una delle lezioni è l’adozione di un approccio più pragmatico della trattazione del tema dell’integrazione europea. Ossia, si adotterà un approccio più disilluso e, direi, più prudente. Si ricordi, ad esempio, il 2004 quando si verificò quell’allargamento “esplosivo” dell’UE: infatti, aderirono ben 10 nazioni (Repubblica Ceca, Polonia, Cipro, Malta, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Slovacchia, Slovenia). Dopotutto, era possibile scegliere tra un allargamento meccanico dell’Unione o una maggiore integrazione degli Stati già presenti. La scelta a favore della prima alternativa provocò diverse criticità sia interne sia nella instaurazione di rapporti con partner esterni, tra cui la Russia. Tra l’altro, i rappresentanti russi avevano avvertito i colleghi europei di questo rischio.

– È possibile che la situazione attuale ostacoli il processo di allargamento dell’UE sebbene finalmente gli Stati membri abbiano approvato l’avvio dei negoziati di adesione di Albania e Macedonia del Nord?

– Dal mio punto di vista, la decisione politica relativa all’avvio dei negoziati con Albania e Macedonia del Nord non cambierà le carte in tavola dato che non sono state indicate né una data precisa di avvio né una di fine. Tuttavia, in tal modo si invia un segnale politico potente non solo ai Paesi coinvolti, ma anche ad altri Paesi candidati e al mondo intero. In particolare, si vuole veicolare il messaggio che l’UE è viva e continua ad essere attrattiva. Il segnale veicolato è anche per l’UE stessa: infatti, nonostante la crisi attuale, i leader degli Stati membri sono riusciti a giungere a un accordo su un tema che era stato oggetto di lunghe e complesse controversie.  

– Parliamo di sanzioni. Alla luce della pandemia globale e della necessità di contrastarla, alcuni hanno dichiarato che al momento le sanzioni sarebbero inopportune.

– Questo tema è stato affrontato dal Segretario generale dell’ONU Guterres e il suo invito è stato sostenuto da molti Paesi. Fra questi figura anche la Russia.

– A livello europeo cambia qualcosa in tal senso?

– Sinceramente non lo so con precisione. Noi continuiamo a non affrontare con l’UE il tema delle cosiddette sanzioni perché non siamo stati noi a imporle e non saremo noi ad avviare il procedimento di rimozione delle stesse. A marzo l’UE senza grandi cerimonie ha esteso per l’ennesima volta l’efficacia delle misure restrittive. Quali saranno i prossimi passi di Bruxelles. Vedremo cosa consiglierà loro la coscienza.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
La pandemia di coronavirus nel mondo (3 - 10 aprile) (105)
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook