18:22 06 Luglio 2020
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Emergenza Coronavirus - Aiuti russi in Italia (84)
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Il sostegno della Russia all'Italia nella lotta al coronavirus ha destato qualche sorpresa. Ma in realtà il legame di amicizia tra i due paesi è atavico, e non è la prima volta che nella tragedia i russi ci tendono la mano.

La scorsa settimana all'aeroporto militare di Pratica di Mare, sono atterrati 15 Ilyushin 76 delle Forze aeree russa, contenenti otto brigate mobili di virologi, insieme a macchinari speciali per la ventilazioni, veicoli per la disinfezione e altro materiale medico, diretti a Bergamo per sostenere i medici italiani impegnati nella lotta al coronavirus.

Un gesto di solidarietà che rinnova gli antichi rapporti di amicizia tra Italia e Russia e che porta alla mente altri episodi di vicinanza e solidarietà umana che hanno legato i due Paesi. A dispetto di quanti hanno storto il naso, non si tratta della prima volta che i russi tendono una mano al popolo italiano. Nel 1908 furono dei marinai russi, "gli angeli venuti dal mare", i primi a venire in soccorso degli abitanti di Messina, durante uno dei peggiori cataclismi della storia dell'umanità: il terremoto del 28 dicembre che rase al suolo la città dello stretto, provocando circa 100 mila morti.

Sputnik Italia ne ha parlato con il professore Daniele Macris, presidente della Comunità Ellenica di Messina, che ci racconta una storia antica al crocevia della cultura italiana, bizantina e russa.

– Professore, come mai furono proprio i russi a soccorrere i messinesi?

– Messina è stata storicamente per il suo ruolo di porto e di città rivolta verso l'oriente, anche grazie alla componente greca della città, vicina ai russi per motivi culturali e religiosi.

I russi per primi e per lunghe ore prima che arrivassero aiuti sia dall'Italia continentale che da altre zone della Sicilia, furono gli unici a portare un aiuto sensibile e diretto alla popolazione messinese. La flotta russa si trovava al largo di Siracusa per esercitazioni navali già dal 24 dicembre.

Quando partì la richiesta di aiuto il pomeriggio del 28 dicembre, i russi furono i primi ad intercettarla. Loro sarebbero dovuti passare ugualmente da Messina, per imbarcare il loro fornitore nel Mediterraneo, l'armatore greco Michailis Vrionis di Cefalonia.

Un trafiletto sull'apertura di una lapide dedicata a Marina russa
© Sputnik . Elena Kovalenko
Un trafiletto sull'apertura di una lapide dedicata a Marina russa
Ma arrivarono prima del previsto a Messina per la richiesta di aiuto.

Questi angeli venuti dal mare per primi diedero un aiuto inestimabile a rischio della vita e non è un caso che uno di questi marinai sia poi diventato santo nella chiesa ortodossa russa. 

I marinai russi scavarono a mani nude, tra le macerie, salvando centinaia di persone e rischiando la vita sotto i palazzi pericolanti, tra gli incendi e per contrastare i primi epidosi di sciacallaggio che si verificavano. Quella dei russi fu una presenza provvidenziale, nella tragedia.

Per questo noi a Messina non solo abbiamo un viale dedicato alla marina russa, ma anche un grande monumento posto a memoria perenne di questa vicenda in una villa centrale della città, inaugurato nel giugno del 2012.

– Riguardo i rapporti tra Italia e Russia, che un certo mainstream vorrebbe contrapposti, come si sono evoluti storicamente?

– I rapporti tra Italia e Russia sono sempre stati di grande rispetto ed reciproca collaborazione. Dico solo che all'origine della concezione monarchica e imperiale della Russia nel periodo zarista, ci sta anche la principessa greca Sofia, figlia di Tommaso Paleologo, cresciuta a Roma alla corte pontificia. Poi fu mandata a Mosca a sposare l'allora granduca di Mosca dal cardinale Bessarione, che non a caso era Archimandrita del Santissimo Salvatore di Messina.

Oltre a questa comune origine della comune cultura bizantina, comune a tutta l'Italia meridionale ma anche a Venezia e ai suoi domini, nell'età moderna intensi erano i rapporti tra la Russia e il regno delle due Sicilie, e non è un caso che ancora oggi a Kerch, in Crimea, ci sia l'unica colonia di italiani in Russia che ancora parlano un dialetto pugliese, ormai impoverito, ma risalente al 1800, al periodo in cui questo gruppo di pescatori di Trani e Molfetta si stabilirono a Kerch dove ancora vivono i loro discendenti.

Ancora nell'età contemporanea, ricordiamo per esempio i rapporti particolari con l'Italia e la Russia sovietica, il riconoscimento da parte dell'Italia alla Russia Sovietica e il riconoscimento anche della Russia sovietica al governo provviosorio di Fiume presieduto da Gabriele D'Annunzio nel 1920-21.

La sciagurata parentesi della guerra non ha potuto cancellare quegli episodi di umanità che poi sono stati resi universali dall'arte del cinema che ci furono anche in terra russa e ucraina tra i soldati italiani e la popolazione locale e non è un caso che la Fiat nel 1966 sia stata tra le prime grandi industrie occidentale ad impiantare stabilimenti nel cuore della Russia, nella regione del fiume Volga appunto a Togliattigrad.

– E adesso?

– Dal punto di vista della contemporaneità, è chiaro che ci troviamo in un momento di accelerazione della storia e che non ci possiamo trovare d'accordo con chi pensava che la storia fosse finita nel 1989. La storia non finisce quando ci fa comodo, la storia continua ad evolversi.

E in questo momento noi sempre più, vediamo che l'Europa deve allargarsi e rendersi autonoma da un'occupazione semi-militare di carattere parassitario che mina fondamentalmente quelli che sono i parametri culturali, economici, della nostra contemporaneità.

Faccio un esempio. Un aereo militare, di quelli che noi siamo obbligati a comprare dalla Nato, corrisponde a migliaia posti letto in rianimazione.

Bene, a cosa servono queste commesse di guerra? a chi dobbiamo fare la guerra?

Sarebbe molto più utile dal punto di vista sociale investire parte di questi soldi in rianimazione, ricerca scientifica e formazione di personale sanitario e scientifico nelle infrastrutture e nella scuola.

– Per quanto riguarda questo specifico episodio, gli aiuti umanitari nelle zone colpite dal coronavirus, secondo lei perché la Russia è stata così vicina al popolo italiano?

– Come dice il proverbio russo: non esiste il dolore degli altri, il dolore abbraccia tutti, non è degli altri. Come in futuro il dolore mio non sarà solo mio, ma lo dovrà condividere con gli altri.
E' per questa visione di antica saggezza e di antica civiltà.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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