07:53 01 Giugno 2020
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Il coronavirus nel mondo (30 marzo - 3 aprile) (91)
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Il nuovo coronavirus, che ha già infettato alcune centinaia di migliaia di persone riuscirà probabilmente ad adattarsi al corpo umano dato che a qualsiasi parassita conviene non uccidere il corpo che lo ospita.

Sputnik ha intervistato a questo proposito Mikhail Shelkanov, uno dei maggiori virologi in Russia, docente e direttore del laboratorio di Ecologia dei microorganismi presso la Scuola di biomedicina in seno all’Università federale dell’Estremo oriente russo.

— Professor Shelkanov, sono già stati avviati i test per il vaccino contro il coronavirus. A Suo avviso, quali sono le prospettive future di utilizzo?

—Al momento le ricerche stanno sortendo risultati positivi. Ritengo che verso l’estate potremmo già avere un vaccino in Russia. Spero vivamente che il vaccino non venga impiegato su larga scala. La soluzione migliore sarebbe che il vaccino venisse riservato per determinati soggetti. La soluzione intermedia consiste nel vaccinare solamente i soggetti appartenenti a gruppi di rischio, quali gli anziani, i soggetti affetti da diabete mellito, i soggetti in sovrappeso, quelli affetti da patologie cardiovascolari. In sostanza, i gruppi di rischio tradizionali quando si tratta di patologie respiratorie acute. Nel caso peggiore il vaccino sarà integrato all’interno dei vaccini antinfluenzali stagionali. Ma non credo che si arriverà a tanto. La mia speranza è che si propenda per la soluzione migliore. I soggetti affetti da coronavirus diventano immuni, ma solamente i test ci permetteranno di stabilire la resistenza del virus. A priori possiamo dire che questa immunità potrà durare alcuni anni, ma non sarà in eterno.

— È possibile che l’uomo si adatti a questo nuovo coronavirus?

— L’uomo non può, mentre il virus sì. Infatti, a qualsiasi parassita conviene che il corpo che lo ospita non muoia. Qualora il virus si rivelasse eccessivamente virulento, questo avrebbe conseguenze gravi per il virus stesso. Prima o poi all’interno della popolazione del virus si verranno a creare varianti tali da scatenare lievi patologie in numero sempre maggiore. Sarà assai più facile per il virus adattarsi perché muterà molto più rapidamente. In generale, i virus non si presentano in un’unica forma, ma in una più o meno ampia gamma di esse. Fra tali forme prevalgono quelle che detengono un vantaggio selettivo sulle altre. Questo, ossia la lieve aggressività di alcune forme del virus nei confronti del corpo che le ospita, è un vantaggio per l’uomo. Dunque, non saremo noi ad adattarci al virus, ma viceversa. E questo è del tutto normale.

— Dunque, a un certo punto l’uomo “assimilerà” il coronavirus?

— Anche l’influenza da giovani la assimiliamo e, quando poi rientriamo in un gruppo di rischio, possiamo avere effetti indesiderati. Per evitare questa eventualità, vale la pena integrare la componente di coronavirus all’interno dei vaccini stagionali.

— Come ha sottolineato, il virus è sensibile alle temperature elevate. Vi è il rischio che, una volta terminata l’estate, l’arrivo del freddo potrebbe favorire nuovamente la circolazione del coronavirus?

— Sì, è possibile. Se questo virus diventasse parte integrante delle malattie respiratorie consuete, comincerebbe a manifestarsi con cadenza stagionale proprio come l’influenza e altri coronavirus epidemici meno virulenti.

Sarebbe stato fondamentale sin dall’inizio non permettere al virus di espandersi su una scala così estesa e di adattarsi alla popolazione umana. Nel caso della SARS (sindrome respiratoria acuta grave scatenata da un’altra forma di coronavirus) si riuscì a riprendere il controllo sulla situazione in Cina e nel mondo tra il 2002 e il 2003. Infatti, i casi all’estero non ebbero esiti epidemici tali da permettere al virus di adattarsi all’uomo. Ma quello che ci stanno dimostrando oggi gli USA e l’UE sono scenari da XVIII secolo. E questo è legato alle peculiarità dell’organizzazione del sistema sanitario in questi Paesi, nonché alle iniziative di contrasto alle epidemie.

— In questo caso il basso ritmo di diffusione del virus in Russia è legato alle misure di sicurezza adottate nel Paese?

— In Russia sin dai tempi dell’URSS esiste il miglior sistema al mondo di sicurezza biologica. Non sto parlando del sistema sanitario del Ministero della Salute: infatti, non intendo il trattamento dei malati quanto le iniziative di profilassi e delle misure anti-epidemiche, di cui si occupano il Rospotrebnadzor e altri organi. Tutti questi soggetti lavorano di concerto e dimostrano un elevato grado di interazione interministeriale. E questo è il risultato: tutti i casi provenienti dall’estero non hanno esiti epidemici. Nel peggiore dei casi avviene solamente un contagio a livello intrafamiliare. Ma spesso anche questo esito è scongiurato perché i casi esterni sono identificati in maniera tempestiva, altrettanto rapidamente diagnosticati e localizzati.

Questo è proprio ciò che manca nei sistemi statunitense ed europeo. Il fatto che l’OMS abbia annunciato anticipatamente la pandemia è dovuto al fatto che i politici degli USA e dell’UE sono andati nel panico e dovevano in qualche modo nascondere la situazione, ma non credo che nascondere sia l’approccio corretto.

— A Suo avviso, sono sufficienti le misure adottate oggi in Russia contro il coronavirus oppure è meglio rimanere tutti a casa?

— Sono più che sufficienti. L’unica cosa da ricordare è che la società è un fenomeno complesso e stocastico: infatti, qualcuno potrebbe non sottoporsi alla quarantena. Talvolta anche il più piccolo impulso potrebbe essere sufficiente a cambiare le cose. Pertanto, dobbiamo tutti attenerci alle norme di sicurezza in maniera responsabile. Le autorità hanno adottato provvedimenti che sono ben più che sufficienti. La questione è capire in che misura siano sufficienti per la condizione in cui versa attualmente la nostra società: in tal senso, nessuno può fornire garanzie.

— Questo coronavirus non è stato introdotto in maniera artificiale. È possibile che un virus naturalmente mutato possa essere stato portato in Cina, come scrivono diversi giornali?

— Questo virus è naturale e come tutti i virus di questo tipo potrebbe circolare tra la popolazione di un habitat (in questo caso, nei pipistrelli) senza che l’uomo ne sia colpito. Un mutamento nella tipologia di virus è possibile quando l’uomo intensifica le proprie interazioni con la fauna del suo habitat, ad esempio cacciando una quantità di selvaggina maggiore da vendere al mercato. Questo è ciò che successe con la SARS-CoV, con il MERS-CoV e anche con la SARS-CoV-2, responsabile dell’attuale pandemia originatasi dal mercato di Wuhan. Dunque, per quanto ne sappiamo, un simile mutamento si è effettivamente verificato. Ma ribadisco che si tratta di un processo naturale.

L’uomo non ha ancora debellato alcuna infezione di derivazione naturale e i coronavirus non saranno i primi. Per tanto, l’approccio da adottare è uno solo: effettuare un monitoraggio costante in modo che, seguendo la diffusione del virus, gli scienziati possano avanzare ipotesi basate su evidenze scientifiche. I fondi stanziati, però, non consentono purtroppo di monitorare regolarmente i virus di derivazione naturale e questo è deplorevole.

Inoltre, è emerso che le risorse virologiche in Russia non sono sufficienti: infatti, in Russia sono pochi i centri specializzati in virus molto pericolosi. E nell’Estremo oriente russo non ve n’è alcuno. Pertanto, è necessario sviluppare e rafforzare il sistema di laboratori virologici di alto livello in ottica di sicurezza biologica.

— Quanti laboratori di questo tipo ci sono attualmente nel Paese?

— Di strutture di livello mondiale ve ne sono due: il Vektor di Novosibirsk e l’Istituto di ricerca di microbiologia del Ministero della Difesa. Queste sono le strutture che nel Paese operano sul primo gruppo di agenti patogeni. Sono, quindi, mosche bianche anche se di esperti ce ne sono e di scuole di formazione se ne potrebbero creare in tempi ragionevoli. Ma serve una volontà politica ben formulata.

— Vi sono dati relativi all’incidenza del coronavirus in base alla nazionalità e alla genetica?

— No. Non vi sono evidenze scientifiche del fatto che l’appartenenza a un determinato gruppo etnico possa rafforzare o indebolire il virus. Il fattore dell’età invece è determinante. È emerso che i bambini fino a 12 anni (questo è un dato già conosciuto in base a un noto meccanismo molecolare) si ammalano meno frequentemente e in una forma meno aggressiva. Tuttavia, ciò non significa che vadano esclusi dal gruppo di rischio. Con l’età l’uomo rientra in altri gruppi di rischio: aumenta di peso, insorgono patologie cardiovascolari, ecc. Ma anche uomini e donne di mezza età non sono certo protetti dal virus solo in virtù della loro età.

— Gli animali domestici possono essere contagiati?

— Molti mammiferi sì. Ma non conosciamo l’intensità del contagio. È raro che i pipistrelli in Cina infettino direttamente l’uomo: infatti, solitamente infettano prima animali domestici intermedi. Nel caso della SARS nel 2002 vi fu il caso della Paguma larvata che in Asia orientale viene mangiata. Nel caso della MERS furono i cammelli ad infettarsi e a trasmettere poi il virus all’uomo. Nel caso del nuovo coronavirus non conosciamo ancora con certezza il vettore intermedio, ma probabilmente potrebbe trattarsi dei folidoti, animali esotici che vengono utilizzati spesso nella cucina e nella medicina orientali.

È probabile che l’infezione passi attraverso mammiferi di piccola taglia, cani e gatti, ma ciò non significa che, una volta contagiati, siano in grado di trasmettere il virus all’uomo. Noi non mangiamo questi animali a differenza di quanto avviene per la Paguma larvata in Cina. Forse da noi anche gli animali domestici potrebbero risultare colpiti dal virus. Abbiamo bisogno di ulteriori ricerche.

— Quanto prevede che durerà e si concluderà la pandemia?

— La pandemia terminerà quando terminerà negli USA e in UE perché è stata creata da loro. Questa sarà una decisione difficile per l’OMS per via del suo carattere politico.

In Russia il numero di casi aumenterà fino a un certo momento, fino a quando i nostri connazionali continueranno a rientrare dall’estero. Spero, però, che in Russia non si verificherà un’ondata epidemica analoga a quella europea.

Mettendo a confronto le misure adottate da USA e dai Paesi dell’Europa occidentale con quelle cinesi, nel primo caso l’approccio non è stato deciso. Proprio per questo, il focolaio potrebbe espandersi nei Paesi vicini. Quanto alla Federazione Russa, il nostro Paese continuerà ad essere il baluardo della stabilità europea, in tutti i sensi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
Il coronavirus nel mondo (30 marzo - 3 aprile) (91)
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Russia, Coronavirus
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