22:29 04 Agosto 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
7924
Seguici su

Mentre tutti i riflettori sono puntati sull’emergenza mondiale Coronavirus, la Siria entra nel decimo anno di guerra. Oggi si combatte solo nella provincia di Idlib, ultima roccaforte dei tagliagole islamisti, ma la tregua siglata fra Putin e Erdogan sembra reggere. Assad, tuttora al potere, esce dalla guerra vincitore. Ora è il turno di Erdogan?

Centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi, la guerra che ha martoriato la terra siriana non è ancora finita. Vincitore sul campo Bashar al Assad, sostenuto dalla mediazione russa, può in qualche modo dare le carte sullo scacchiere geopolitico. E questo l’ha capito anche il presidente turco Erdogan.

Qual è l’importanza dell’asse Mosca-Ankara? Come stanno cambiando gli equilibri fra Erdogan e Assad? “Ho fatto una scommessa: secondo me Erdogan è il prossimo della lista occidentale”, è questa l’opinione espressa in un’intervista a Sputnik Italia da Sebastiano Caputo, autore del libro "Alle porte di Damasco. Viaggio nella Siria che resiste" (GOG edizioni), giornalista, reporter che è stato diverse volte in Siria per documentare la situazione in prima persona.

Sebastiano Caputo
© Foto : Sebastiano Caputo
Sebastiano Caputo a Palmira

– La Siria entra nel decimo anno di guerra. Sebastiano Caputo, che Paese vediamo oggi?

– La Siria come il resto del mondo sta vivendo l’epoca del Coronavirus, chiaramente in maniera minore, perché abbiamo visto che l’epidemia si diffonde da un punto di vista geografico in alcune zone piuttosto che in altre. In un Paese che sta entrando nel decimo anno di guerra con centinaia di migliaia di vittime un’epidemia colpisce comunque duramente.

Dal punto di vista militare la situazione si è un po’acquietata, perché i potenti della terra sono impegnati su altri dossier. La Siria è un teatro secondario da un punto di vista internazionale. Prima dello scoppio globale dell’epidemia la Siria era al centro di tutti i tavoli internazionali; uno degli ultimi incontri più importanti c’è stato a Mosca fra Erdogan e Putin, dove si è stabilita una tregua che tuttora sul campo persiste. Oramai in Siria le uniche zone in cui si combatte sono nella provincia di Idlib e fino allo scoppio della pandemia l’esercito arabo siriano, supportato dall’aviazione russa e dai pasdaran iraniani, stava avanzando verso Idlib e poi la situazione si è arrestata, con la presa di Sarakib. Lì è stata messa in sicurezza l’autostrada M5. L’accordo fra Erdogan e Putin ha messo in sicurezza l’autostrada M4, dove ancora oggi le forze armate turche e russe pattugliano in maniera congiunta e garantiscono uno stato di tregua nella provincia di Idlib.

– Diversi Paesi, fra cui la Russia, la Siria e l’Iran hanno chiesto di sospendere le sanzioni per poter far fronte al Coronavirus nel migliore dei modi. Le sanzioni rimangono, niente di fatto. Come mai nonostante le dichiarazioni del G20 e dell’ONU di fare un fronte comune contro la pandemia le sanzioni non vengono sospese?

– Quale miglior momento nella storia come durante un’epidemia globale per uno stato di solidarietà fra nazioni e quale migliore occasione per sospendere le sanzioni? Questo non avviene perché l’epidemia globale non sta fermando le geometrie internazionali, anzi vi è chi strumentalizza la scusa del Coronavirus. In questo momento molti Paesi chiudono le frontiere infatti. Dal mio punto di vista questa era l’occasione perfetta per sospendere l’embargo, ma purtroppo i Paesi utilizzano l’epidemia per rafforzare l’embargo e chiudere le frontiere.

Il Coronavirus ha colpito duramente un Paese sotto embargo come l’Iran, che per fortuna ha un sistema sanitario molto all’avanguardia. In Siria sono stati allestiti alcuni ospedali militari a scopo civile per contrastare l’epidemia, sono state prese delle misure sugli spostamenti, ma la situazione non è comunque ai livelli di altri Paesi europei.

– In tutta la vicenda siriana Assad risulta essere il personaggio più vincente, non credi?

È curioso ricordarlo sempre: dal 2011 ad oggi quanti capi di Stato della storia recente hanno detto che Assad deve andare via, ma dopo 9 anni sono andati via loro per motivi elettorali e Assad è sempre rimasto al potere. La guerra in Siria è stata una guerra per procura, non è stata soltanto una guerra civile. In questo momento Assad sta vincendo la guerra su tre fronti. Da una parte il fronte militare: oramai l’esercito arabo siriano si trova affacciato ad Idlib, lo stesso inviato degli USA per la Siria James Jaffrey ha definito Idlib l’ultimo santuario di Al Qaeda al mondo. Sul campo Assad sta vincendo con il supporto dell’Iran, del Libano, dell’Iraq e della Russia.

Assad ha praticamente vinto anche la partita della comunicazione, perché quando vinci sul campo a livello comunicativo è difficile scrivere una narrazione che sia distorta completamente. C’è da dire che il mondo dei media è collassato su sé stesso, si è autodistrutto su un corto circuito vivente. Tutti quelli che erano i frame dei media occidentali sulla guerra sono collassati.

E infine la partita più importante in questo momento che sta vincendo Assad è quella diplomatica: Assad si sta riaccreditando dal punto di vista internazionale. Tramite la mediazione della Russia è riuscito a contenere l’espansionismo di Erdogan, che oggi si sottomette in qualche modo alla volontà russo-siriana di preservare l’integrità e l’unità territoriale del Paese. Di recente c’è stata la telefonata tra il principe degli Emirati Arabi Uniti e Bashar al Assad in cui il principe emiratino legittimava Assad al potere. La legittimazione da parte degli Emirati Arabi Uniti significa il rientro dalla finestra dell’Arabia Saudita.

– Cioè?

– Chi è stato a Damasco sa benissimo in che stato si trova l’Ambasciata saudita nel quartiere di Malki: è stata presa d’assalto e distrutta. Difficilmente vedremo i sauditi rientrare in Siria, ma lo fanno attraverso gli emiratini. Anche sul frangente della Lega Araba Assad si sta accreditando e presto tornerà a farne parte. È un presidente giovane e ha davanti a sé una prospettiva politica, inoltre esce rafforzato dalla guerra. L’Occidente, paradossalmente, quindi ha rafforzato Assad.

– Quali scenari possibili vedi per la Siria di domani?

Il presidente siriano Bashar Assad
© AP Photo / Syrian Presidency Facebook page
– Ho fatto una scommessa: secondo me Erdogan è il prossimo della lista occidentale. Erdogan per stare al potere in questo momento ha bisogno della Russia, dopo che i russi assieme agli iraniani lo hanno salvato durante il colpo di Stato fallito del 2016. In questo momento Assad nonostante abbia combattuto per 9 anni il fronte legato alla fratellanza musulmana, e nonostante questo fronte gli abbia fatto guerra congiunta con Erdogan lui ne approfitta per farli tornare entrambi nel suo campo. Sembra quasi che siano loro a chiedere ad Assad di tornare a dialogare, a riaprire i canali economici e diplomatici. I suoi nemici storici tornano nel suo campo, ma piccoli piccoli, non più arroganti e grossi com’erano nel 2011. Chi lo sa, magari rivedremo la scena di Erdogan e Assad che passano le vacanze insieme con le rispettive mogli, come avveniva prima del 2011…

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook