12:38 07 Giugno 2020
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Il primo ministro cinese Xi Jinping durante una conversazione telefonica con il premier italiano Giuseppe Conte ha dichiarato che la Cina è pronta a fornire il proprio contributo di concerto con l’Italia per lo sviluppo della cosiddetta “Via della Seta della salute”.

Questo permetterebbe di intensificare la fiducia reciproca e di estendere i campi di collaborazione. La Cina sta prestando aiuto di fatto a tutti i Paesi europei più colpiti sebbene l’epidemia non si sia ancora esaurita in Cina. Tuttavia, la creazione di una Via della Seta della salute presuppone qualcosa di più dei meri aiuti umanitari.

L’attuale epidemia di coronavirus, che si sta diffondendo rapidamente in Europa, ha provocato in alcuni Paesi europei il malcontento relativamente alla capacità dell’Unione europea di reagire in maniera coerente a questa minaccia. Come ha dichiarato il presidente serbo Aleksandar Vučić, abbiamo capito che la grande solidarietà internazionale o europea esiste solo sulla carta e non nella realtà. La ragione di queste dichiarazioni di Vučić risiede nel fatto che la Serbia non ha potuto importare dispositivi medicali o attrezzature sanitarie dagli Stati membri dell’UE.

Situazione analoga l’ha dovuta affrontare anche il Paese più colpito dal virus, l’Italia. Roma ha chiesto aiuto al Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (ERCC). Tuttavia, per un lasso di tempo prolungato nessuno Stato membro dell’UE ha prestato il soccorso necessario all’Italia. Inoltre, alcuni Paesi come la Germania hanno vietato tutte le esportazioni di dispositivi medicali e attrezzature sanitarie.

Italia, Serbia e alcuni altri Stati non hanno avuto altra scelta se non rivolgersi ad altri Paesi del mondo. Il primo è stato la Cina, la quale ha inviato in Italia 300 medici e infermieri, 2 milioni di mascherine chirurgiche, 50.000 kit per i tamponi. Anche la Russia ha aiutato l’Italia inviando 9 Il-76 che trasportavano a bordo 8 brigate mobili di virologi e medici dell’esercito, impianti di disinfettazione mobili e altre attrezzature sanitarie. Dunque, in condizioni di pandemia, alcuni Paesi sono rimasti delusi dalle istituzioni europee e hanno cominciato a prendere l’esempio della Cina. Dopotutto, il sistema cinese ha dimostrato di essere efficace, osserva Wang Yiwei, professore del Centro di studi europei Jean Monnet in seno all’Università popolare cinese.

“L’Italia inizialmente si è rivolta ai propri partner europei. Ma per lungo tempo non ha ottenuto risposta. L’UE ha solamente fornito alcuni aiuti materiali. Mentre la Germania ha persino vietato le esportazioni di mascherine e altri dispositivi medicali. Alla fine l’Italia è rimasta profondamente delusa dall’UE e si è rivolta alla Cina. In sostanza, la partecipazione dell’Italia all’iniziativa Nuova Via della Seta è anche il risultato dello scontento percepito da questo Paese nei confronti dei modelli occidentali di cooperazione. Al momento l’efficacia del sistema statale cinese sta apparendo sempre più evidente al resto del mondo. Tutti stanno tentando di sfruttare l’esperienza cinese. Lo stesso sta facendo anche la Russia che ha cominciato a costruire un ospedale di emergenza in luoghi isolati dalle grandi città. A mio avviso, questo è sintomo del fatto che l’esperienza cinese potrà essere impiegata anche in altri Paesi e il mondo intero potrà trarne beneficio”.

Da un lato l’epidemia di coronavirus potrebbe complicare la realizzazione dell’iniziativa Nuova Via della Seta. La cooperazione in ambito economico è fortemente rallentata nel momento in cui le frontiere vengono bloccate e gli spostamenti di persone sono limitata per via dei timori legati all’epidemia. Dall’altro lato, l’iniziativa cinese per la realizzazione della Via della Seta della saluta, promossa già nel 2017 durante il primo vertice del progetto, sembra oggi più attuale che mai. Per via della dimensione globale delle sfide odierne, quali l’epidemia, è necessario facilitare il lavoro dei relativi organi internazionali in modo che reagiscano operativamente e contrastino di concerto queste sfide. Gli organi esistenti, quali l’OMS, svolgono una mera funziona di coordinamento, ma non dispongono delle risorse materiali e sanitarie sufficienti a prestare soccorso a quei Paesi in difficoltà. Secondo l’esperto, la Cina invece offre la propria esperienza nell’ambito del contrasto al virus, nonché risorse produttive e si esprime a favore della messa a punto di meccanismi internazionale effettivamente funzionanti finalizzati alla prestazione di aiuti materiali ai Paesi in difficoltà e di supporto nella creazione in detti Paesi di un sistema sanitario efficiente e in grado di far fronte alle crisi.

“A mio avviso, la Cina è in grado di promuovere la collaborazione a livello internazionale su tre fronti. In primo luogo, la Cina ha promosso un’idea di società accomunata da un unico destino. E quest’idea accoglie un consenso sempre maggiore da parte degli Stati e dei loro partiti politici. A differenze delle idee occidentali per cui “se io vinco, tu perdi” oppure “se io ho avuto tanto, tu avrai poco”, l’idea cinese si basa sui concetti di “vincita universale” o di “perdita universale”.

In secondo luogo, la Cina propone la creazione di un organo simile alla Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture che contribuisca allo sviluppo del sistema sanitario negli altri Paesi e alla creazione delle infrastrutture di base necessarie. Infatti, molti Paesi, soprattutto africani, stanno registrando una carenza di dispositivi medicali di base. Dunque, la loro capacità di affrontare la crisi è limitata. Dobbiamo collaborare per prestare loro aiuto. Tuttavia, le organizzazioni internazionali di settore, quali l’OMS, non dispongono di mezzi a sufficienza, come invece, ad esempio, la Banca mondiale. Il loro ruolo è alquanto limitato perché affidarsi esclusivamente all’OMS non è sufficiente.

In terzo luogo, si tratta di prestare aiuti materiali e di scambiarsi esperienze. La Cina dispone di una potente base produttiva e di uno sviluppato meccanismo di forniture. Dunque, è in grado di soddisfare il fabbisogno mondiale di dispositivi medicali. Esportiamo grandi volumi di aiuti umanitari in Iran, Italia, Spagna, Portogallo, Germania, Francia e altri Stati membri dell’UE. La Cina, in quanto Paese che prima degli altri ha affrontato quest’epidemia, può condividere con il resto del mondo le conoscenze e le competenze acquisite, nonché contribuire alla lotta contro il virus. La Cina può incrementare le possibilità di Stati tra loro diversi di contrastare l’epidemia e al contempo rafforzare la competitività del sistema cinese di gestione dei sistemi sanitari”.

L’epidemia di coronavirus ha dimostrato che il sistema sanitario di Paesi anche molto avanzati non riesce a far fronte a calamità di questa portata. Per non parlare poi della situazione nei Paesi in via di sviluppo. Per questo, dal punto di vista cinese lo sviluppo dell’iniziativa Nuova Via della Seta (alla quale prendono parte essenzialmente Paesi in via di sviluppo) rappresenterebbe una scelta logica anche per la sanità: infatti, aiuterebbe i Paesi in difficoltà a mettere in atto meccanismi efficaci di tutela della salute pubblica e di controllo sulla diffusione dell’epidemia.

Altrettanto importante è avviare la produzione di un vaccino. La settimana scorsa la Cina ha annunciato che sta prendendo parte ai test clinici sul vaccino contro il coronavirus. A fine febbraio la Russia disponeva già di 5 prototipi di vaccino. Come annunciato dal presidente russo Vladimir Putin, si sta lavorando a ritmi serrati. Non sono stati resi noti, tuttavia, termini concreti entro cui sarà pronto il vaccino.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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