01:19 02 Ottobre 2020
Interviste
URL abbreviato
3163
Seguici su

Nonostante le ingenti somme stanziate dalle banche centrali, fra cui la Fed e la BCE, la situazione sui mercati è ancora ambigua. Forse le banche centrali sono impotenti di fronte alla crisi che ha colpito l’economia mondiale? Philippi Herlin, economista, ha rilasciato un’intervista a Sputnik in cui ha commentato la situazione.

“Le banche centrali si trovano in un vicolo cieco. Non possono più agire sui tassi. Per questo, cominciano ad acquistare in massa titoli azionari o prestiti obbligazionari, in particolare nell’ottica di quantitative easing, al fine di garantire liquidità. Ma la crisi è così forte che questo approccio potrebbe non funzionare. Bisogna considerare che già prima dell’epidemia di coronavirus la fiducia nei confronti delle banche centrali era stata fortemente compromessa.

Gli investitori hanno capito che le banche con i propri tassi bassi o negativi si trovavano in un vicolo cieco. Ora hanno le mani legate. Gli esperti del settore sapevano che una situazione del genere avrebbe potuto portare al collasso in caso di crisi. E questo è successo con il coronavirus che è un vero e proprio “cigno nero”.

Secondo Herlin, la reazione contenuta dei mercati non fa che confermare “la perdita di fiducia nelle banche centrali”, il che, a suo avviso, è un elemento “estremamente negativo” in quanto porterà a “una perdita di fiducia nella moneta”. Julien Rolland, esperto di obbligazioni presso Aviva Investors, sostiene che “la BCE si attiene alle obbligazioni assuntesi relativamente ai tassi di interesse e precisa che continuerà ad adottare nuove misure e che non vi è un limite a ciò che è in grado di fare”. Dunque, queste misure non sono che l’inizio?

“È una follia. A mio avviso, per far fronte alla crisi, bisogna agire non su questo livello, ma a livello governativo. In generale, l’approccio dei governi non è stato pessimo anche se hanno dovuto improvvisare molto. Le misure adottate in Francia, Germania e USA vanno nella giusta direzione: si prorogano i termini per il versamento delle tasse, si aiutano le imprese che rischiano il fallimento. L’obiettivo è prestare aiuto alle società che hanno interrotto le proprie attività o che hanno poca liquidità, a quelle che hanno bisogno di una dilazione di pagamento o che hanno bisogno di credito. Lo ribadisco: questo è l’unico livello su cui vale la pena agire”, spiega Herlin.

“Quando le banche centrali iniettano liquidità, c’è il rischio che i prezzi vadano fuori controllo. È quello di cui abbiamo paura. Molti esperti si chiedono quando si presenterà l’iperinflazione. Ho esaminato alcuni esempi storici di questo fenomeno, il più celebre dei quali è la Repubblica di Weimer. A quel tempo fu effettivamente stampata nuova moneta, ma la goccia che fece traboccare il vaso fu l’occupazione della Ruhr, la regione produttiva della Germania, ad opera dell’esercito francese negli anni ’20 a causa del mancato pagamento tedesco delle riparazioni di guerra. Questo portò a scioperi dei lavoratori e, di conseguenza, all’interruzione della produzione industriale nella regione. Il governo tedesco, che desiderava sostenere gli scioperi, si vide costretto a stampare nuova moneta per pagare i salari. Dunque, in quel caso non solo il governo stampò nuova moneta, ma si registrò anche un calo della produzione. A mio avviso, servono entrambi i fattori perché si venga a creare il fenomeno dell’iperinflazione”.

“Ci stiamo avvicinando alla situazione verificatasi in Venezuela. Abbiamo registrato un calo della produzione scatenato da misure per il contenimento dell’epidemia e, di conseguenza, seguirà un rallentamento dell’economia. Non possiamo credere che ci riprenderemo da questo colpo in qualche settimana. Se le banche centrali stamperanno nuova moneta, a mio avviso, l’inflazione è dietro l’angolo. Questo genererebbe una situazione molto grave: infatti, se i prezzi andassero fuori dal nostro controllo, i tassi di interesse crescerebbero in automatico. E in un momento in cui Stati e altri soggetti detengono debiti così elevati, sarebbe una catastrofe”.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook