09:55 29 Maggio 2020
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Pre-triage inadeguato, promiscuità nel pronto soccorso, carenza di mascherine per gli operatori sanitari. Così i medici diventano untori e gli ospedali focolai. La denuncia della Cgil di Siracura, pronta a rivolgersi ai magistrati.

Gli italiani stanno sacrificando la propria libertà, i propri affetti, i contatti con i propri cari, la propria attività lavorativa per contenere i contagi e vincere la lotta al coronavirus. Ma cosa succede se è la prima linea a crollare? Se a causa della carenza di mascherine, visiere, guanti e di una cattiva organizzazione, i nostri angeli si trasformano in veicoli di contagio e gli ospedali diventano i principali focolai?

A lanciare l'allarme è la Cgil di Siracusa, pronta a rivolgersi alla Procura della Repubblica per la gestione del pronto soccorso dell'ospedale cittadino "che concretamente rischia di essere un focolaio incontrollato e incontrollabile".

Sputnik Italia si è rivolta al segretario generale della Cgil Funzione Pubblica di Siracusa, Franco Nardi, per illustrare qual è la situazione sul territorio e se è simile a quella degli altri ospedali dell'isola, in cui ci sono già diversi casi di medici contagiati e interi reparti – come il Cannizzaro a Catania e l'ospedale di Sciacca (Ag) – chiusi per contaminazione.

Poco prima della pubblicazione della presente intervista, è giunta la notizia della positività al Sars-Cov2 del primario del pronto soccorso dell'Ospedale Umberto I di Siracusa, Carlo Candiano, di altri due medici e 5 infermieri contagiati.

Sono oltre 6.000 gli operatori sanitari positivi al nuovo coronavirus in tutta Italia e oltre 50 i medici caduti durante la lotta all'epidemia COVID-19.

Segretario, qual è la situazione nel siracusano che vi ha spinto a intraprendere quest'azione?

Noi da settimane stiamo denunciando una situazione di altissimo rischio per gli operatori sanitari. Riteniamo che i luoghi deputati alla salvaguardia della salute e al primo intervento, nell'emergenza COVID-19, dovrebbero essere attrezzati in modo che la gente che passa  un pronto soccorso non corra il rischio di essere infettata dagli addetti ai lavori, che non sono messi in condizione di proteggersi dal contagio a causa della carenza di dispositivi adeguati di protezione individuale.

Invece abbiamo valutato e verificato che il pronto soccorso degli ospedali, in particolare quello di Siracusa, in queste ultime settimane ha operato in una sorta di promiscuità, senza filtri e senza procedure. Non c'è stata a monte una separazione per gli accessi al pronto soccorso, volta a separare i malati di covid dai pazienti normali.

Il pre triage non ha funzionato e i pazienti positivi sono entrati in contatto con gli operatori sanitari che operano presso il pronto soccorso e che non sono adeguatamente attrezzati con mascherine e altri Dpi.

Ai medici e degli infermieri deve essere fatto il tampone, per verificare se a causa dei contatti con pazienti covid-19. La prima cosa da fare è verificare le condizioni di salute di tutti gli operatori. In modo che loro stessi non diventino vettori di contagio.

Se non viene fatto il pre triage come sta dicendo lei, gli ospedali non rischiando diventare dei veri e propri focolai?

Quello che le ho sottolineato prima è proprio questo aspetto. Invece di aumentare il controllo e tracciare i casi positivi e possibili vettori contagio, non è stata data un'adeguata tutela agli operatori sanitari.

Se l'Asp, che è deputato a controllare e tutelare lo stato di salute delle popolazioni e degli addetti ai lavori, non garantisce la sicurezza nei luoghi di primo soccorso, allora si mettono a rischio i nostri medici, i nostri infermieri. ma appena saltano questi, che costituiscono la cintura di protezione, il sistema salta completamente e alla popolazione viene totalmente a mancare la tutela.

La stessa cosa è successa con i medici di base, su cui c'è stata una polemica direttamente con il direttore generale sui dispositivi individuali. I medici di base appartengono alla sanità pubblica e noi riteniamo che vadano adeguatamente  tutelati perché sono la prima linea sul territorio, sono quelli che fanno il filtro e che non devono fare arrivare le persone al pronto soccorso, perché è proprio là che si crea l'ingorgo e la difficoltà nel curarli.

Com'è possibile che non ci siano sufficienti mascherine e dispositivi di protezione per i medici?

In situazioni normali probabilmente non si è mai pensato di tenere delle scorte tali da affrontare situazioni eccezionali come quella attuale. Adesso le scorte degli ospedali non sono sufficienti a coprire le necessità dei medici sul campo. Le forniture, come sappiamo tutti, stanno iniziando ad arrivare adesso, ma in maniera molto lenta e non coprono i bisogni.

E i Dpi usati sinora spesso non sono neanche stati adeguati all'esigenza o al tipo di difesa che doveva essere impegnata per ogni medico, in quanto i dispositivi non sono adeguati, ma di fortuna. Laddove serviva una mascherina fpp2 o fpp3, c'era invece una mascherina chirurgica che serve solo in alcune situazioni ma non per difedersi dai contagi da coronavirus.

Un'infermiera all'inizio di un turno il 12 marzo 2020 all'ospedale di Cremona, Italia
© AFP 2020 / Paolo Miranda
Un'infermiera all'inizio di un turno il 12 marzo 2020 all'ospedale di Cremona, Italia

Medici e infermieri, dunque, hanno solo queste mascherine chirurgiche che non difendono dal virus?

Diciamo che si opera con quel tipo di mascherine, con mascherine di fortuna, perché inizialmente non c'erano neppure quelle.

Quindi se un chirurgo sta facendo il turno al pronto soccorso attende un covid e poi va in sala operatoria a operare un paziente normale?

Teoricamente il chirurgo dovrebbe cambiarsi in modo da decontaminarsi dai contatti che ha avuto e rimettere una nuova tuta, delle nuove scarpe di protezione, dei nuovi guanti e delle nuove mascherine. Ma siccome questi dispostivi mancano, spesso i medici e gli infermieri durante la giornata, sono costretti per tutto il turno ad avere la stessa protezione.

Naturalmente la stessa protezione per tutto il turno non può dare quella sicurezza e quei margini di conforto a chi deve essere protetto da eventuali contagi.

Le stesse normative di sicurezza, prevedono che per abbattere il contagio occorra che gli operatori vengano messi nelle condizioni di cambiare i sistemi di protezione individuali ogni paio d'ore, soprattutto chi opera all'interno del pronto soccorso e dove c'è un contatto continuo con soggetti che possono avere il COVID-19.

Questa situazione è specifica di Siracusa o è simile agli altri ospedali della Sicilia?

Questa situazione che stiamo vivendo a Siracusa purtroppo è comune a molti ospedali siciliani. A quanti non sarei in grado di dirlo, ma le difficoltà e i gridi di allarme che vengono dagli ospedali della Sicilia vanno tutti nella stessa direzione: mancanza di sistemi di protezione individuale e mancanza di operatori, che adesso stanno facendo turni massacranti per assicurare l'assistenza durante l'emergenza, dalle 10 alle 12 ore di lavoro al giorno, tutti i giorni, senza sosta.

Come mai non arrivano i Dpi, è un problema della regione, dello stato?

La regione sta cercando di fare il massimo per avere i dispositivi. Ma la regione siciliana concorre con il resto d'Italia che hanno gli stessi bisogni, quindi le forniture vengono ripartite e al momento sono insufficienti.

Lo stesso discorso vale anche per gli altri dispositivi, come i respiratori polmonari, che ancora in Sicilia non sono arrivati. Almeno questa era la situazione sino a giovedì  scorso.

Il sindacato come si muoverà adesso?

Noi riteniamo che l'unico responsabile in questa vicenda non può che essere il datore di lavoro, perché per legge è il datore di lavoro che deve mettere in condizione i propri lavoratori in grado di operare in sicurezza sul luogo di lavoro.

Siccome siamo in una situazione straordinaria, il datore di lavoro deve fare in modo che i propri operatori, e questo è quello che abbiamo sottolineato, e in particolare chi sta in prima linea nella lotta in coronavirus, sia medici e infermieri del pronto soccorso, sia i medici di base che operano sul territorio, vengano attrezzati con la giusta protezione di cui hanno bisogno: mascherine, guanti, disinfettante, etc.

Noi ci rivolgeremo alla Procura della Repubblica se questa situazione, così come abbiamo detto dovesse continuare nell'indifferenza dei dirigenti. Non si può pensare di proteggere la salute dei lavoratori con annunci. Perché nel frattempo la gente viene contagiata, rischia la propria salute e rischia di diventare un vettore di trasmissione. Chi deve tutelare la salute, diventa invece un untore, un veicolo di contagio.

Questo è il quadro e proprio per questo siamo pronti a ricorrere alla magistratura perché apra un indagine sul fatto che a Siracusa non ci sono sistemi di protezione e sicurezza per chi è in una situazione di pronto intervento.

Noi chiederemo di valutare se la salute dei cittadini oggi è adeguatamente tutelata o ci sono delle situazioni e dei reati che vanno perseguiti.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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