15:23 01 Giugno 2020
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La paura del coronavirus ha cambiato drammaticamente le abitudini di tutti noi. Siamo chiusi a casa dove dobbiamo lavorare a distanza e nello stesso tempo riuscire a prendersi cura dei bambini e spiegarli cosa sta succedendo nel mondo.

Proprio per capire come gli italiani stanno vivendo questo momento di quarantena, l’Eurodap (Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico) ha realizzato un sondaggio per Adnkronos Salute, attraverso il suo sito (www.eurodap.it), a cui hanno risposto in pochi giorni 597 utenti. Dai risultati, è emerso che il 68% sta vivendo molto male la possibilità di uscire di casa solo per valide ragioni. Mentre nel 78% dei casi il sentimento dominante è l’ansia e il senso di oppressione, il 13% ammette di essere nervoso e solo il 9% dichiara di vivere serenamente questo momento.

Per far fronte all’emergenza sanitaria a Tromello (provincia di Pavia) nasce una specie di pronto soccorso psicologico per persone che manifestano ansia, attacchi di panico o psicosi associate al coronavirus. L'idea viene da Federica Pasini, assessora del piccolo centro pavese, che si avvale della collaborazione della psicologa milanese Maddalena Castelletti.

Il servizio, gratuito e rivolto a tutti. La seduta si svolge a distanza, attraverso Skype o una videochiamata su Whatsapp, gli appuntamenti si prendono sempre via WhatsApp al 339/2293022.

Come nasce una psicosi collettiva come quella di pandemia? Come spiegare il coronavirus ai bambini? E come vincere ansia, stress, paura e depressione? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto la Dott.ssa Maddalena Castelletti, psicologa del pronto soccorso psicologico Covid-2019.

— Dott.ssa Castelletti, potrebbe raccontare del progetto “sportello psicologico a distanza”?  

— E’ un servizio che è nato inizialmente in un piccolo comune in provincia di Pavia. Sono una psicologa, lavoro prevalentemente a Milano, però seguo anche un consultorio scolastico a Tromello, è un piccolo paese, vicino al quale abito. Siccome coll’emergenza coronavirus la scuola è stata chiusa già a fine febbraio, e io sapevo della fragilità di alcuni cittadini al livello psicologico, abbiamo pensato con il Comune di offrire un servizio telefonico che funzioni un po’ come il pronto soccorso. Un servizio per le persone con attacco di panico, piuttosto che insonnia e con altri sintomi legati all’emergenza sanitaria, che potevano fare un colloquio in videochiamata assolutamente gratuita, e poi dopo essere indirizzati, a seconda della gravità della situazione, ad altri enti che si prendono cura di loro: per esempio, al reparto di psichiatria nell’ospedale più vicino oppure, nei casi meno gravi, agli sportelli d’ascolto. Cosi è iniziato il nostro servizio e poi se ne ha parlato sulla stampa locale e quella nazionale e ci hanno chiesto di usufruire del nostro pronto soccorso anche le persone che abitano a Roma, a Milano, al sud e cosi la nostra attività si è notevolmente allargata.

— È la prima volta che nella storia della Repubblica italiana viene adottata una misura di tale portata. La quarantena probabilmente durerà ancora a lungo. Come si può mantenere l’equilibrio e gestire le emozioni tra frustrazione e rabbia? Potrebbe dare qualche consiglio pratico?

— Innanzitutto bisogna riconoscere le emozioni che proviamo e chiamarle per nome.  Quindi, non vergognarsi di dire quello che si prova e parlarne con i famigliari, con gli amici e con i professionisti. Sembra una cosa ovvia, ma è molto importante.

La seconda cosa che si può fare è cercare di mantenere all’interno della propria abitazione degli spazi e delle abitudini. Per esempio, per chi che è iniziato a lavorare da casa, consiglio di utilizzare una stanza o un angolo del soggiorno con un tavolo che siano dedicate alle attività lavorativa, in modo da mantenere dei confini fra lo spazio fisico utilizzato per il lavoro e lo spazio di vita che ci serve per il momento di riposo. Per esempio, sconsiglierei di lavorare dal divano perché è un confine tra il momento del lavoro e il momento di tempo libero.

La terza cosa che si può fare è cercare di avere uno stile di vita il più sano possibile. Sembra un consiglio banale. Però è molto importante alimentarsi in modo coretto, fare un po’ di attività fisica e porsi alla luce naturale, anche solo aprendo le finestre o uscendo per qualche minuto al balcone. Sono le arie del cervello che hanno bisogno di essere stimolate nel modo corretto, perché altrimenti, unite a una situazione stressante possono far andare incontro ai disturbi gravi: ansia, depressione, insonnia.

— I genitori devono lavorare tramite smartworking e i bambini sono costretti a studiare a distanza. Si trovano in un ambiente nuovo e insueto che può provocare una tensione all’interno di una famiglia. Per esempio, In Cina, a causa di quarantena, c’è un boom di divorzi. Potrebbe ripetersi lo stesso scenario in Italia? Quali comportamenti bisogna adottare nella famiglia per salvarla?

— E’ un po’ presto per dirlo e anche perché è molto difficile divorziare - non si può andare in studio dall’avvocato e non si puoi cercare una casa in affitto… Scherzi a parte, sono delle situazioni in alcune famiglie che diventano anche drammatiche. Penso, per esempio, a quelle coppie che stavano per divorziare e magari si trovano con il procedimento completamente bloccato, senza la possibilità di cercare un'altra casa e quindi in alcuni casi le convivenze possono diventare forzate.

E sicuramente anche nelle coppie che sono felici, ma che però non sono abituate a stare tutto il giorno insieme, mantenere degli spazi e delle abitudini è molto importante, proprio come fonte di benessere.

— Come consiglierebbe di dialogare con i bambini e con gli anziani in questo periodo? A Suo avvio, è giusto informare i più piccoli di cosa sta succedendo?  

— Come sempre, quando bisogna comunicare delle notizie drammatiche alle persone più fragili, la cosa migliore è dire la verità in modo semplice e comprensibile. L’inizio dell’epidemia in Italia è conciso con la festa di carnevale e alcuni genitori, non avendo capito quando sarebbe durata, avevano detto ai bambini che erano ancora le vacanze del carnevale, come se fossero un po’ più lunghe di qualche giorno. Questo approccio sicuramente non aiuta, perché i bambini sono in grado di capire quello che succede, anche le cose drammatiche, per esempio, quando c’è un lutto. I bambini soprattutto capiscono i nostri stati d’animo e le nostri intenzioni, prima ancora che capire le parole. Quindi, se noi li diciamo qualcosa che non è vero, comunque i bambini capiranno che c’è qualcosa che non va in quello che stiamo dicendo e quindi si sentiranno male. Perché la cosa peggiore per bimbi è non capire e avere l’idea che c’è qualcosa che non li convince assolutamente.

Per fortuna, qui in Italia ci sono tantissimi video e cartoni animati realizzati dalle persone competenti in materia, dagli psicologi, pediatri, educatori, che possono essere la base da cui un genitore parte per riuscire a spiegare bene al proprio bambino quello che sta succedendo.   

— In isolamento stiamo costretti a stare a casa troppo e non possiamo né vedere gli amici, né andare al cinema o al teatro. A suo avviso i social, dove circolano anche tante notizie false, davvero aiutano a combattere la solitudine e l’ansia, oppure meglio cercare di trovare altri modi per distarsi e per riempire il vuoto che abbiamo in questo momento?

— I social, come qualunque tecnologia, sia un bene che un male. Dipende dall’uso che ne facciamo. È importante regolare il tempo di accesso a questi mezzi di comunicazione. Va bene se li utilizziamo per fare una chiacchierata con una amica per magari di scambiarci delle ricette, dei consigli, dei giochi che possiamo fare ai bambini oppure per telefonare ai nonni. Se gli utilizziamo per comunicare continuamente e cercare le notizie che riguardano l’emergenza sanitaria, allora è un male perché ci affidiamo a qualcosa che ci confonde. Per cui anche qui bisogna regolare l’uso e decidere di utilizzare queste tecnologie solo per alcuni momenti della giornata e suddividerli. Magari sarebbe utile dedicare un’ora per comunicare con amici e parenti, mezz’ora per cercare le notizie, ma non più di una volta al giorno. Naturalmente ciascuno deve stabilire individualmente quali sono le modalità migliori, però restare connessi tutto il giorno senza confini non va bene, perché è una esposizione esaggerata che fa male alla mente, al cervello, all’umore e al sistema immunitario.

— Quando l’emergenza sanitaria passerà, pensa, che sarà difficile tornare alla vita normale? Nel senso che la paura non sparisce in un giorno e quindi, a Suo avviso, l’ansia potrebbe arrivare ai livelli ingestibili?

— Si, assolutamente. Questo è uno scenario possibile e qui la comunità sanitaria di tutti livelli (medici, psicologici, educatori) e gli insegnanti debbano aiutare alle persone più fragili a tornare a vivere il più presto possibile in modo normale. Dobbiamo però tenere conto, che anche quando il picco dell’emergenza sarà passato, ci saranno comunque delle cautele che dovremmo continuare a mantenere. Devo dire che anche per noi, psicologici e psichiatri, non è così facile prevedere quello che succederà perché non è mai accaduto prima nella storia moderna. Non si può fare nemmeno un confronto con le epidemie del passato, perché la società era fatta in un modo diverso. E quindi anche noi stiamo imparando sul campo ogni giorno cose nuove che non potevano neanche immaginare.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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