12:36 28 Novembre 2020
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Coronavirus, situazione in Italia (20 marzo - 26 marzo) (101)
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Dalla Russia sono arrivati i primi aiuti all’Italia. Il personale specializzato ed equipaggiato raggiungerà Bergamo, fra le città italiane più colpite dal Covid-19. La cooperazione internazionale e la disponibilità a darsi una mano sono fondamentali nella guerra comune contro la pandemia. La Russia c’è. E l’Unione Europea?

Dopo solo qualche ora dall’atterraggio dei primi jet russi con a bordo personale medico e mezzi speciali diverse testate italiane hanno deciso di ricamare sulla notizia degli aiuti russi ipotizzando mosse strategiche da parte di Mosca e parlando addirittura di “rischi” per l’Italia.

Gli operatori sanitari delle zone maggiormente colpite dal virus, come la Lombardia ed in particolare Bergamo, accoglieranno sicuramente a braccia aperte i medici russi. Vi è stata una grande mobilitazione in supporto dell’Italia anche dalla Cina e da Cuba. E i Paesi dell’Unione Europea hanno aiutato in qualche modo l’Italia? Quali strumenti servono per bloccare l’epidemia italiana? Il modello cinese e quello coreano potrebbero essere attuati in Italia? Sputnik Italia ne ha parlato con Giovanni Rezza, epidemiologo, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

– Professore Rezza, qual è l’importanza degli aiuti russi all’Italia per far fronte all’emergenza Coronavirus?

Un Il-76, un aereo da trasporto militare dell'Aeronautica militare russa con a bordo attrezzature mediche, inviato  in Italia per combattere il coronavirus COVID-19
© Sputnik . The Ministry of Defence of the Russian Federation
– Sono importanti, perché l’Italia e soprattutto la Lombardia si è trovata in una situazione di grande sofferenza. Si sono ammalati molti operatori sanitari, soprattutto nella prima fase dell’epidemia, mancavano mascherine e respiratori. Teniamo presente che la Lombardia è uno dei sistemi ospedalieri migliori in Europa.

Gli aiuti internazionali che sono arrivati dalla Russia, addirittura 9 aerei con personale e equipaggiamento, sono molto importanti. Sono arrivate inoltre mascherine dalla Cina e medici da Cuba. C’è stata una certa mobilitazione molto positiva. Ben venga questo supporto da parte dei colleghi russi, che a loro volta faranno esperienza. La nostra epidemia per il momento è più matura. È mancato invece un coordinamento a livello di Unione Europea.

– Il Coronavirus è un nemico comune. L’Italia dall’Europa si aspettava di più, no?

– La cooperazione internazionale è fondamentale. Dall’Unione Europea ci si aspettava di più: non c’è stato un grande supporto in termini di materiale, anzi qualche volta c’è stata incomprensione. Purtroppo l’Unione Europea a livello di singoli Stati membri è andata avanti ognuno a modo suo e con tempi diversi. Avendo sotto gli occhi l’esperienza della Lombardia probabilmente l’Europa avrebbe potuto cogliere l’occasione per cominciare prima il contenimento dei focolai.

Ora vi è un’epidemia molto importante a Madrid, la Spagna è stata sfortunata, perché i contagi sono partiti dalla capitale. Anche Francia e Germania sono in una situazione non facile, i numeri stanno crescendo. I provvedimenti sono stati presi alla fine, però chiaramente forse andavano presi in maniera unitaria prima, quando l’Italia ha iniziato ad attuare il lock down.

– Leggevo in una sua intervista dell’utilità del metodo coreano, cioè in altre parole del sistema che traccia lo spostamento delle persone con il gps. Potrebbe essere questa la chiave per una svolta? Quali strumenti occorrono per fermare l’emergenza?

– Dall’estremo oriente vediamo due modelli: quello cinese, basato soprattutto sull’isolamento in quarantena e quello coreano, basato sulla tecnologia e sui test. L’Italia ha puntato molto sul distanziamento sociale, che è una misura pesante, ma importante. Chiaramente è una misura che va completata con altri strumenti. Le app e i test mirati della Corea possono essere molto utili, perché possono immediatamente far comprendere dove vanno e si accumulano le persone positive. Grazie al sistema si possono ottenere molte informazioni utili, che possono servire per rintracciare i contatti delle persone malate e anche per capire come si muove l’epidemia. In Italia sarebbe molto importante capire proprio come si muove quest’epidemia, come e perché.

– Fra l’altro l’isolamento vero e proprio è molto difficile, perché le persone positive che si curano a casa entrano in contatto con i famigliari. Evidentemente servirebbero delle strutture apposite per le quarantene?

– Credo che in Lombardia stiano valutando la possibilità di isolare in alberghi persone che hanno sintomi lievi. Effettivamente l’isolamento domiciliare non sempre è facile: bisogna avere una stanza per sé, un proprio bagno, in alcuni contesti ciò non è possibile.

– Ovviamente è difficile dare previsioni, ma lei è fiducioso? Quanto potrà durare questa emergenza?

– Intorno alla fine del mese cominceremo a valutare il primo impatto delle misure restrittive. Ovviamente queste misure non possono essere eliminate da un giorno all’altro, la Cina lo dimostra. I focolai sono abbastanza importanti, soprattutto nel nord del Paese. Qualora si allentassero tali misure, bisognerà trovare nuove forme di contrasto e contenimento dell’infezione. Non sarà una guerra breve.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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