09:00 10 Aprile 2020
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Infezione di coronavirus diventa pandemia (23-30 marzo) (117)
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Mentre sulla Terra imperversa la pandemia di coronavirus, l'unico luogo antropico che non è stato ancora colpito è la Stazione Spaziale Internazionale.

Vyacheslav Ilyin, direttore dell’Istituto di biomedicina in seno all'Accademia nazionale russa delle scienze (RAN), in un’intervista rilasciata a Sputnik ha spiegato in che modo gli astronauti si proteggano dall’insorgenza di patologia, se il coronavirus sia arrivato sulla Terra dallo spazio e se l’equipaggio dell’ISS indosserà mascherine sulla stazione.

— Al momento ci troviamo nel pieno della pandemia di coronavirus. Si ritiene che il virus sia stato trasmesso agli esseri umani dai pipistrelli con i quali abbiamo vissuto fianco a fianco nel corso della storia. Ma cosa succederà quando l’uomo si insedierà su altri corpi celesti creando, ad esempio, basi sulla Luna o su Marte. Dopotutto, su questi pianeti i processi evolutivi virali e batteriologici per via delle condizioni esterne potrebbero essere totalmente diversi. In che modo si potrà proteggere l’uomo alla luce di tali divergenze?

— In primo luogo, si noti che tutte le navicelle spaziali inviate su altri corpi celesti sono sottoposte alla cosiddetta "quarantena planetaria", cioè devono rispettare i requisiti fissati dal Comitato per la ricerca spaziale (COSPAR), al fine di proteggere gli altri pianeti dai microrganismi terrestri e la biosfera terrestre da possibili agenti patogeni trasmissibili durante il rientro dallo spazio delle apparecchiature prima in orbita.

Così come avviene ora, tutte le merci trasportate continueranno ad essere trattate con biocidi che permetteranno di scongiurare il trasferimento di agenti patogeni.

E poi? È necessario avviare studi all’avanguardia nell’ambito della virologia. Fino ad ora l’entusiasmo di ricerca in tal senso era ridotto, ma ora, alla luce della pandemia, si è rinnovato. Dobbiamo cominciare a effettuare ricerche in vitro per studiare gli effetti esercitati dal volo nello spazio e dagli elementi presenti sulla superficie lunare o marziana, quali l’assenza di campo gravitazionale e la radiazione di particelle pesanti. Possibile è altresì l’invio del virus influenzale su un satellite automatico di ricerca Bion-M o all’interno di studi simulati in vitro sulla Terra. Questo per evitare di inviare campioni di coronavirus e per osservare gli effetti che può esercitare nello spazio e durante un volo interplanetario. A mio avviso, al momento questo è fondamentale. In che modo le caratteristiche di altri pianeti influiranno sulle proprietà biologiche dei ben noti microorganismi e virus? Cosa ne sarà di noi? Si verificheranno mutazioni patogene? Bisogna semplicemente invitare i virologi ad eseguire quegli studi che abbiamo già avviati qui sulla Terra per capire cosa ci potrebbe attendere nello spazio.

— Questo era il primo punto. E poi?

— La seconda componente consiste nell’esplorare le possibilità di sintesi di corpi simili a virioni durante il volo spaziale. Il noto esobiologo Chandra Wickramasinghe dell’Università di Cardiff in Galles, ha di recente esposto un’interessante idea secondo cui il coronavirus sarebbe arrivato sulla Terra a partire dal meteorite che si è schiantato sulla Cina ad ottobre. Tale corpo celeste avrebbe potuto chiaramente contenerlo. Intrattengo una corrispondenza con Chandra Wickramasinghe. Dirige un team forte e lui stesso è una persona interessante. Ho letto la sua proposta su Internet e dubito che sia un fake. Dunque, a suo avviso, il coronavirus potrebbe essere giunto dall’esterno.

— Lei cosa ne pensa? È possibile che il virus provenga dallo spazio?

— Sì. Per rispondere con precisione alla domanda, è necessario condurre studi all’avanguardia: i DNA pseudovirali sono in grado di effettuare la sintesi durante lunghi voli spaziali? Riponiamo la nostra fiducia nell’esperimento che contiamo di condurre a bordo della navicella Bion-M n. 2. Il suo lancio è previsto per il 2023-2024. Nell’ambito dell’esperimento Meteorit sul lato esterno della navicella saranno applicate rocce che replicheranno la forma di un meteorite. Tali rocce presenteranno dei fori all’interno di quali saranno collocati batteri termofili, cioè in grado di resistere a temperature elevate. L’obiettivo principale dello studio è verificare se forme di vite possono essere trasferite dallo spazio alla terra. In linea teorica, il calore che si viene a creare in concomitanza del passaggio di un corpo ad alta velocità attraverso i densi strati atmosferici dovrebbe evitare che microorganismi estranei raggiungano la superficie terrestre. Un esperimento analogo è già stato condotto in passato. Questa volta, però, di concerto con l’Istituto per la ricerca nucleare di Dubna vorremo verificare se è possibile la sintesi di alcune sostanze chimiche che potrebbe fungere da base per la successiva sintesi di sostanze organiche. Questo è un esperimento molto interessante per valutare la possibilità di importazione di sostanze biogeniche, tra le quali le catene di nucleotidi che potrebbe servire per la sintesi di qualsivoglia elemento pseudovirale. Questo ambito deve essere oggetto dei prossimi studi.

— In che misura ad oggi è protetto l’equipaggio della ISS contro il coronavirus, altre infezioni virali e batteriche?

— I medici non hanno rilevato alcun tipo di elemento disturbante ad oggi. Il sistema di profilassi in vigore da decenni continua a funzionare. Il coronavirus si diffonde per contatto e tramite gocce di liquido trasportate dall’aria. Per evitare il contagio da contatto, disponiamo di una vasta gamma di prodotti antibatterici. Quanto, invece, alla diffusione tramite le vie respiratorie, la prevenzione è assai più complessa. Qualora il virus finisse in qualche modo sulla ISS, si consideri comunque che l’aerosol batterico sarebbe più stabile che sulla Terra. Considerata l’attuale pandemia, il nostro dipartimento, preposto all’elaborazione di prodotti per l’igiene personale, dovrà riflettere su eventuali utilizzi futuri all’interno della ISS di dispositivi che limitino l’emissione di microorganismi nell’ambiente, ivi incluse mascherine per astronauti. Tali dispositivi possono anche limitare la comparsa di aerosol batterici nello spazio quando l’astronauta è raffreddato, tossisce o starnutisce. Finora la questione non è stata sollevata. L’introduzione di mascherine è da considerarsi previa consultazione con i nostri partner.

— Chiaramente, batteri e virus possono arrivare sulla ISS mediante il nuovo equipaggio ed eventuali nuove merci. Sono in grado anche di penetrare l’atmosfera?

— Sì, studi hanno dimostrato che nel guscio esterno della stazione spaziale possono insediarsi microorganismi. Ad esempio, spore che abitano il suolo dei microorganismi. Non si tratta di agenti patogeni, non hanno alcun effetto negativo. Ma nessuno può realmente sapere cosa possa succedere. Non possiamo pensare che, essendo un saprofita (organismo che si nutre di residui vegetali e animali, NdR), non si possa comportare diversamente in presenza di condizioni ambientali diverse e in assenza delle consuete fonti di approvvigionamento.

Al momento prevediamo di condurre sulla ISS l’esperimento Lovushka (in russo, trappola, NdT) al fine di indagare quali particelle e microorganismi si “attacchino” alla superficie della stazione e l’esperimento Episkaf, finalizzato a verificare se questi microorganismi vengano effettivamente introdotti all’interno della stazione mediante gli scafandri degli astronauti durante il rientro di questi ultimi dallo spazio aperto.

— Se gli oggetti che l’uomo ha lanciato nello spazio o ha lasciato sulla Luna rientrassero sulla Terra, potrebbero portare una qualche malattia sconosciuta derivante da eventuali mutazioni batteriche avvenute nello spazio? La Russia sta pianificando la missione Boomerang per prelevare campioni di terreno dal satellite Fobos di Marte. Il Giappone sta pianificando una missione simile. Il rientro di oggetti o di porzioni di terreno provenienti da altri corpi celesti potrebbe rappresentare un pericolo per la vita umana?

— È necessario condurre esperimenti preliminari per comprendere se la materia spaziale, compresa la materia biogenica, possa o meno essere portata sulla Terra dallo spazio. Stiamo conducendo esperimenti su Bion e sulla ISS. Una volta terminati, si potrà discutere della possibilità di un rientro esogeno. Ma ad ogni modo qualsivoglia rientro di oggetti dallo spazio sarà oggetto di discussione in sede di COSPAR: in particolare, si passeranno al vaglio le modalità di isolamento dell’oggetto e l’organo a cui assegnare la ricerca.

— È possibile che un Paese ignori le raccomandazioni del COSPAR e decida di non trattare in maniera adeguata gli oggetti in rientro sulla Terra?

— Non è possibile ignorare le raccomandazioni. A maggior ragione alla luce della situazione attuale che sta generando preoccupazione nel mondo intero.

— Nell’ambito della missione Boomerang a partire dall’originaria grande navicella spaziale diretta su Fobos rientrerà sulla Terra solo una piccola sfera ermetica contenente il campione di terreno. Tuttavia, sarà quasi impossibile determinare con esattezza il luogo di impatto con la Terra. Infatti, potrebbe cadere su una superficie molto estesa, il che renderebbe complicato il suo rinvenimento e la delimitazione della zona.

— Il campione di terreno sarà isolato. Sarà prevista la triplice protezione dei campioni che è di solito messa in atto in caso di svolgimento di esperimenti biologici nello spazio. Quando sarà aperto, saranno poi necessari locali dagli elevatissimi standard in termini di protezione. Fondamentale è il rispetto delle norme che disciplinano il trattamento di questi oggetti perché non si verifichino conseguenze indesiderate.

Nell’atmosfera terrestre è presente un gran numero di corpi: navicelle spaziali Soyuz, capsule di satelliti di ricerca, meteore. Finora non vi sono stati pericoli per l’uomo.

— In Russia al momento è in corso la preparazione di un programma finalizzato ad attività di ricerca ed esplorazione del suolo lunare che includerà, tra l’altro, anche voli con equipaggio. Si stanno prevedendo standard specifici per mettere in quarantena i partecipanti a tali missioni lunari?
— A Baykonur chiunque vada nello spazio viene sottoposto a un periodo di osservazione. Si tratta di una prassi verificata nel tempo. Le misure di sicurezza prese al momento dalla missione sulla ISS sono sufficienti. Chiaramente, al rientro dalla Luna, gli astronauti non saranno sottoposti a un periodo di osservazione, ma a una vera e propria quarantena. Non vedo comunque grandi criticità al riguardo.

— Si prevede di condurre studi su virus e batteri nell’ambito degli esperimenti terrestri SIRIUS finalizzati a simulare voli verso la Luna?

— Il programma scientifico degli esperimenti è definito, ma nelle fasi successive sarà necessario condurre studi virologici.

Nell’ambito dell’esperimento SIRIUS, che durerà 240 giorni e il cui inizio è previsto quest’anno, prevediamo di prelevare da ciascun partecipante all’esperimento campioni di microflora, congelarli per un periodo prolungato, isolare i microorganismi protettivi (principalmente lactobacilli) e ricavarne soluzioni che i soggetti testati potranno consumare alla fine dell’esperimento. Infatti, tali soggetti saranno rimasti per lungo tempo in uno spazio ristretto con una microflora limitata. Non appena questi soggetti usciranno, saranno attaccati da microbi e virus terrestri comuni. I microbi propri concentrati li aiuteranno a stabilizzare la microflora intestinale e rinofaringea.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
Infezione di coronavirus diventa pandemia (23-30 marzo) (117)
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Cosmonauta, astronauti, astronauta, Esplorazione dello spazio, Spazio, Spazio, Stazione Spaziale Internazionale, Stazione Spaziale Internazionale, Stazione spaziale internazionale
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