08:27 10 Agosto 2020
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Il coronavirus non mette il bavaglio alla cultura e alla creatività. Anche se i musei hanno dovuto chiudere le loro porte, la grande arte non si arrende e entra nelle case. Le Gallerie degli Uffizi tra i primi sono sbarcate sui social per aiutare a tutti coloro che vogliono superare questo momento di difficoltà.

Uno dei più musei d’arte più visitato al mondo ha lanciato una campagna estremamente interessante ed importante #UfizziDecameron. Ogni giorno, sui profili Instagram e Twitter degli Uffizi, verranno pubblicate foto, video e storie dedicate ai capolavori custoditi nella Galleria delle Statue e delle Pitture, in Palazzo Pitti e nel Giardino di Boboli.

Come funziona #UffiziDecameron? L’arte e cultura, che per fortuna non vanno in quarantena, sono più forti del virus? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto il Direttore delle Gallerie Uffizi Eike Schmidt.

– Direttore Schmidt, come definirebbe gli obiettivi della vostra iniziativa socio-culturale #UffiziDecameron?

– L’obiettivo è tenere compagnia, nel segno della grande arte, a tutti coloro che ottemperano alle regole per la prevenzione del contagio da Coronavirus. Così abbiamo deciso di portare i tesori dei nostri musei a coloro che sono chiusi in casa. Sui nostri canali social abbiamo lanciato l’hashtag #UffiziDecameron: questa campagna è ispirata appunto alla celebre opera di Giovanni Boccaccio scritta nella metà del Trecento. In essa 10 giovani sfuggono al contagio della peste nera rifugiandosi in una villa sui colli sopra Firenze: per combattere la noia del ritiro forzato ciascuno di loro racconta una novella al giorno, ispirandosi ogni volta a un tema diverso. Così gli Uffizi ai tempi del coronavirus diventano un rifugio virtuale. 

– Quante persone hanno aderito finora? Gli iscritti sono solo gli italiani o siete riesciti ad attirare attenzione anche degli ammiratori della cultura italiana negli altri Paesi?

– Alcuni dei video che abbiamo pubblicato sul nostro nuovo canale Facebook sono stati visti da centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo. Tuttavia, siccome la lingua parlata nei clips – che durano circa 3 minuti ciascuno - è l’italiano, anche se Facebook offre sottotitoli per altre lingue, la maggioranza del pubblico è comunque italiano, italofono, o almeno in qualche maniera italofilo. Invece la nostra offerta su Instagram, che ogni giorno offre un’immagine di opere dalla nostra collezione, con testi interpretativi, storici, filosofici o poetici, si può definire il canale più internazionale degli Uffizi. Abbiamo circa 440mila followers da ogni angolo del pianeta, anche dalla Russia, come si vede nella sezione dei commenti, che documenta come la gente ci segue in tutto il mondo.

– Potrebbe descrivere brevemente che tipo di informazioni verranno pubblicati sui social degli Uffizi, quando tutto il paese è costretto a stare a casa?  Quali contenuti hanno il maggior engagement?

– Su Facebook, le serie #UffiziDecameron e in particolare #LaMiaSala in cui lo staff degli Uffizi – dagli assistenti alla vigilanza ai restauratori ai curatori fino al direttore – raccontano le opere d’arte nel museo, genera più engagement di tutti. Complessivamente abbiamo già superato un milione di visualizzazioni. Invece su Instagram, dove in questo periodo pubblichiamo immagini legate alla Primavera, spesso di fiori e agrumi del Giardino di Boboli, la gamma degli interessi e delle reazioni nei confronti dei post è varia e talvolta sorprende anche noi. Ad esempio, negli ultimi mesi abbiamo pubblicato una serie di post con riflessioni filosofiche sulla bellezza e sulla bruttezza, illustrate da capolavori dalle nostre collezioni: ebbene, malgrado la profondità e il livello intellettuale fossero impegnativi, sono stati tra i più amati e commentati.

– Il 2020 è stato proclamato l’anno di Raffaello. Alla Scuderie del Quirinale con il supporto degli Uffizi è stata inaugurata e pochi giorni dopo sospesa la mostra dedicata al genio del Rinascimento. Per riempire questa forzata pausa, nell’ambito di #UffiziDecameron ci sarà anche spazio per il grande pittore urbinate?  

– Certamente, così come dedichiamo tutta una serie di post sui nostri canali a Dante Alighieri per il 25 marzo, che nella Divina Comedia sarebbe il giorno scelto dal Poeta per l’inizio del viaggio nell’aldilà, e da quest’anno istituito come festa nazionale. Abbiamo in cantiere anche una quantità di iniziative social e online per commemorare il 6 aprile, data del compleanno e della morte – esattamente 500 anni fa – di Raffaello. Ma non sveliamo ancora tutto…

– Molti musei del mondo, seguendo l’esempio degli Uffizi, stanno creando i tour virtuali per mostrare la vicinanza e aiutare agli italiani e altri popoli colpiti dalla pandemia a superare l’attuale periodo di difficoltà. A Suo avviso, l’arte e cultura, che per fortuna non vanno in quarantena, sono più forti del virus?

– Anche se i musei hanno dovuto chiudere le porte, l’arte non si ferma. Dobbiamo curarla e frequentarla in modo diverso durante questo periodo, in maniera meno diretta, ma talvolta anche la distanza aiuta a vedere e a capire meglio. L’arte e la cultura sono fondamentali per noi esseri umani, non possiamo viverne senza, e proprio per questo i musei hanno un compito di grande responsabilità in questo periodo di emergenza microbiologica.

– Gli Uffizi sono tra i dieci musei più visitati al mondo. Avete già calcolato i danni causati dal coronavirus?  

– Non è il momento di fare i conti e di parlare di cifre adesso, a parte il fatto che sarebbe anche impossibile stimare i costi se nessuno può sapere quando si torna alla normalità: tuttavia sarà una normalità per forza diversa da quella prima dell’emergenza. Adesso ci dobbiamo concentrare sulle persone, sulla salute di tutti. Con la nostra offerta culturale contribuiamo anche noi alla disciplina della gente che deve restare a casa, e alla loro formazione grazie all’insegnamento e all’esperienza artistica.

– In una delle Sue recente interviste Lei ha sottolineato che, nonostante tutto, in questi giorni agli Uffizi si continua a lavorare, a fare delle pulizie di primavera per poter ripartire appena sarà possibile. Possiamo quindi sperare che la mostra sulla storica collezione di 78 icone russe raccolta a Firenze dai Medici verrà inaugurata nei prossimi mesi?

– Continuiamo a lavorare all’allestimento della collezione delle icone russe, l’unica formata fuori i confini della Russia in tempi storici, precisamente tra il periodo del Rinascimento e il ‘700, il Secolo dei Lumi. Tengo moltissimo a quelle sale al piano terra di Palazzo Pitti. Anche se la data purtroppo deve slittare, l’inaugurazione avverrà presto dopo la riapertura dei nostri musei. E siccome sarà una mostra permanente, rimarrà visibile per sempre.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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