02:08 24 Settembre 2020
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Per cercare di contenere la diffusione dei virus e ridurre i rischi di nuovi contagi, numerose federazioni nazionali e internazionali sono costretti a sospendere, rinviare o cancellare definitivamente tante manifestazioni sportive in giro per il mondo.

La diffusione del coronavirus e la positività di alcuni giocatori riducono le chance di ripresa del campionato di serie A. Riprogrammato per l’estate del 2021 il Campionato Europeo di calcio UEFA Euro 2020. La Federazione Internazionale dell’Automobile, il massimo organo di governo della Formula 1, ha comunicato la settimana scorsa il rinvio del Gran Premio della Cina, in programma il prossimo 19 aprile. I Campionati del mondo di atletica leggera indoor in programma dal 13 al 15 marzo sono stati rinviati all’anno prossimo. Per adesso, l’unico grande evento sportivo che ancora resiste è Tokyo-2020, ma non è escluso che pure i giochi olimpici saranno alla fine rinviate.

Come vivono questa drammatica situazione gli atleti, visto che alcuni di loro probabilmente non avranno altre opportunità di partecipare alle gare sportive di altissimo livello? Cosa fanno per tenersi in forma in quarantena? Per un approfondimento Sputnik Italia ha raggiunto Massimo Di Marcello, l’allenatore della campionessa paralimpica italiana Oxana Corso.

– Il Comitato internazionale olimpico incoraggia tutti gli atleti "a continuare a prepararsi alle Olimpiadi di Tokyo nel migliore dei modi". Avete seguito questo consiglio? Continuate ad allenarsi nonostante la quarantena?

– Le Olimpiadi e Paralimpiadi di Tokyo per me e per gli atleti/e che sono sotto la mia direzione tecnica, rappresentano la parte fondamentale per cui il nostro lavoro è finalizzato, per arrivare però a tale obiettivo nel progetto ci sono varie tappe intermedie in programma, sia della preparazione, sia di eventi che servono a far arrivare gli atleti nella giusta condizione e per chi non ne è ancora in possesso di perseguire i minimi di partecipazione. Purtroppo con il passare dei giorni e delle settimane vediamo che già molti eventi nazionali ed internazionali vengono cancellati. Questo non ci agevola, ma in quanto atleti di alto livello continuano a lavorare sempre con ottimismo.

Sotto il punto di vista tecnico le difficoltà emergono soprattutto dalla chiusura degli impianti, dalla distanza e quindi il raggiungimento di quei pochi che hanno un’accessibilità.

Con alcuni degli atleti stiamo improvvisando esercizi in casa e percorsi in strada, cosa che oltre a non dare nessuna rilevanza tecnica crea delle criticità per gli atleti. Ci vuole molta fantasia ed inventiva per proporre ed attuare esercizi utili alle nostre finalità con mezzi e attrezzi molto grezzi.

– Come vivete questa nuova situazione dal punto vista psicologico? I Suoi allievi non perdono l’equilibrio? Riesce a trovare le parole giuste per motivarli?

– Io sono preoccupato per le persone in generale, per ciò che ogni giorno sento e vedo, nonostante ciò sono sereno e fiducioso. Questo mi permette di avere un giusto approccio con gli atleti, di conseguenza di tenerli con la giusta attenzione e concentrazione alta nei confronti degli obiettivi.

Per la maggior parte degli atleti, non solo i miei, un coach è un riferimento a volte anche oltre l’attività sportiva, per cui se riesco a mantenere un buon equilibrio io di certo anche loro si sentono sereni.

Una delle caratteristiche del nostro gruppo di lavoro è la giusta programmazione degli eventi clou, ogni atleta del gruppo sa che ci possono essere dei periodi più o meno produttivi, ma sono certi che all’obiettivo arriveranno nel modo giusto. Per cui se un atleta ha una qualsiasi perplessità data da un periodo difficile come può essere quello che stiamo vivendo, gli ricordo che l’obiettivo clou non è ora e che abbiamo abbastanza tempo per gestire tutto nel modo migliore. Certo che se il problema Covid-19 si protrae oltre maggio (auguro a tutto il mondo di no), allora sarà difficile per tutto il mondo sportivo e non.

– Vi siete aderiti al flashmob #distantmauniti? Cosa pensa di questa iniziativa? Aiuta a superare l’ansia da coronavirus? Magari pensate di organizzare qualcosa del genere anche voi?

– I miei atleti non sono stati coinvolti direttamente al flashmob ma sono sicuramente in linea con i colleghi. Quando si è personaggi pubblici è giusto mettere il proprio volto a disposizione delle istituzioni per fini che abbiano impatto sulla popolazione.

Come iniziativa può essere di sostegno nell’invitare le persone a riflettere, ad essere più consapevoli di ciò che stiamo vivendo. Dire che possa aiutare a superare questo periodo drammatico, non credo che basti una campagna informativa. Anche perché per ogni minuto di spot o campagna divulgativa ci sono ore ed ore di telegiornali che riportano le paure al massimo livello.

Al momento non abbiamo pensato ad una nostra iniziativa, cerchiamo di attenerci più possibile alle note istituzionali, soprattutto per quanto espresso sopra, cioè non portare la mente al di fuori degli obiettivi.

– Ultimamente abbiamo saputo che purtroppo neanche gli atleti sono immuni. Cresce il numero di contagiati tra i giocatori di basket della NBA e tra i calciatori italiani. Cosa fanno i Suoi allievi per non ammalarsi durante la quarantena?

– Tutti gli atleti di alto livello a cui è permesso allenarsi, devono avere l’attestato dalla federazione e farsi certificare da un medico il proprio status di salute oltre che il non essere stati contagiati. Per avere tali certificazioni gli atleti devono dichiarare di effettuare gli spostamenti da e per gli impianti di allenamento in forma autonoma e privata. Cioè non vengono rilasciate certificazioni e permessi a chi si muove con mezzi pubblici, in quanto considerati di alta probabilità di contagio. Soprattutto cercano di non avere contatti con persone diverse da quelle dell’ambito famigliare.

– La gente con la scusa di respirare un po’ di aria fresca e di fare running fino a pochi giorni fa invadeva in parchi chiusi. Cosa pensa della decisione del governo di chiudere anche queste zone per arginare la diffusione del Covid-19?

– Questo decreto, che aimè preclude ulteriormente le nostre possibilità di allenamento ma purtroppo abbiamo a che fare con una popolazione poco attenta al rigore. Forse perché l’Italia dai primi anni 2000 ha tolto la leva militare obbligatoria che secondo me oltre alla disciplina era una vera scuola di vita. Per cui proprio ieri commentavo alcune persone che in tenuta sportiva passeggiavano riuniti per le strade del centro di Roma fumando sigarette. Nel senso che la mancanza di rispetto delle ristrettezze per ovvi motivi è diventato quasi un gioco per alcuni. Se il risultato è questo allora si è meglio chiudere tutto, anche se va a nostro discapito, noi siamo pronti a sacrificare il nostro lavoro per la salute di tutti.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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