09:39 30 Marzo 2020
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L’epidemia di Coronavirus ha messo l’Italia di fronte ad un’emergenza sanitaria, ma sta colpendo duramente anche l’economia del Paese. Dalla Fincantieri a Fca, le grandi aziende chiudono temporaneamente i propri stabilimenti. Le attività produttive si fermano. Quale “conto” pagherà l’economia italiana?

La diffusione del Coronavirus è un’emergenza sanitaria che richiede rigide misure restrittive, le quali si riflettono direttamente sull’economia dell’Italia. La prima parte dell’anno è oramai caratterizzata da un’inevitabile recessione, ma quali misure economiche sono necessarie per uscire dalla crisi e per rilanciare il Paese? Vi sarà uno sforzo europeo comune per fronteggiare l’emergenza Covid-19? Sputnik Italia ne ha parlato con Paolo Guerrieri, professore di economica politica all’Università La Sapienza e visiting professor presso Sciences Po di Parigi.

– Professore Guerrieri, quali sono i settori maggiormente colpiti dal Coronavirus?

– Quello che sta succedendo è inedito. Per via delle restrizioni una serie di attività produttive sono ferme. C’è una chiusura degli impianti di produzione, un problema di offerta produttiva. Vi è un altro effetto sulla domanda di beni e servizi che è crollata per via delle restrizioni. Pensiamo ai ristoranti, alla sfera dell’intrattenimento e dei viaggi. È una fascia molto ampia di consumi e servizi che vivono sull’interazione personale.

L’impatto è molto forte, perché le stime parlano di un crollo della produzione dell’attività economica in due mesi in questo regime. Le conseguenze saranno gravi.

Dobbiamo essere consapevoli che siamo di fronte ad un dramma umanitario e sanitario, ma vi è anche un aspetto economico che sta assumendo una dimensione sempre più preoccupante.

– Qual è il conto che dovrà pagare l’economia italiana?

– Parliamo di un sicuro effetto recessivo per quanto riguarda tutta la prima parte dell’anno. La caduta dell’attività economica rappresenterà diversi punti percentuali, tutto dipende però da quello che avverrà nella seconda parte dell’anno. Le misure restrittive messe oggi in atto, che portano a gravi effetti economici, si pensa vengano allentate dopo aprile. Se dovesse esserci un esito positivo sul piano dell’epidemia la seconda parte dell’anno potrebbe avere una relativa ripresa dell’attività economica.

La prima variabile sono i tempi dell’epidemia e gli effetti delle misure prese attualmente. Avendo un primo risultato positivo alla fine di aprile è auspicabile che la situazione possa rientrare ad un livello di ripresa già nel corso dell’estate. La seconda variabile sono le misure economiche che verranno messe in atto. La recessione è inevitabile. La dimensione di questa recessione dipenderà molto anche dalle misure messe in atto dall’Italia e più in generale nel contesto europeo.

– Dal punto di vista economico il governo a suo avviso come sta gestendo la crisi?

– Il governo italiano si è mosso bene, perché le misure prese nell’ultimo decreto “Cura Italia” sono in linea con le misure che stanno prendendo altri Paesi. Ora l’attività economica è sospesa e ciò colpisce le imprese, che non hanno più entrate regolari, ma anche i lavoratori. Con gli interventi del governo si cerca di evitare il fallimento delle imprese. Abbiamo visto nello specifico una serie di misure per il mercato del lavoro, per quanto riguarda il credito alle imprese e la liquidità. Si tratta di interventi prioritari per sostenere lo sforzo sanitario. Altrettanto importanti sono le misure che consentono di erogare una serie di sussidi per chi si trovi in disoccupazione. La fascia di tutti coloro che possono usufruire dei sussidi è stata allargata. È molto importante che le imprese possano continuare ad attingere alla liquidità e al credito.

Il pericolo maggiore tuttavia è che il primo impatto dell’epidemia si trasformi in un’ondata che travolge tutta l’economia. L’Italia ha messo in campo 25 miliardi di euro, un forte intervento economico, molto più grande di quello che ha riguardato l’ultima legge di bilancio. Questo primo intervento mitiga gli effetti negativi sull’economia. È inutile illuderci: gli effetti del virus sull’economia continueranno; la ripresa ci metterà del tempo. Bisogna aspettarci quindi un secondo intervento. C’è la necessità di altre risorse attinte dal bilancio pubblico, qui è importante che ci sia una formula di protezione da parte della Banca Centrale Europea. Questo è un grande problema.

– Cioè?

– L’Italia si è mossa e si sta muovendo bene, ma ha bisogno di muoversi in maniera coordinata e concentrata con gli altri Paesi Europei. In questa prima fase c’è stato poco coordinamento, ogni Paese ha agito separatamente, abbiamo visto la chiusura delle frontiere, misure cioè poco utili e affrettate. Ora però comincia una seconda fase e ve ne sarà una terza, cioè quando bisognerà pensare a rilanciare e sostenere una ripresa economica stabile.

– Quali misure saranno necessarie per uscire dalla crisi?

– Una ripresa economica in queste condizioni anche nella più ottimistica delle previsioni non potrà spontaneamente rimettersi in campo. Sarà molto importante il sostegno da parte dell’autorità pubblica e credo che la strada maestra sia l’attuazione di un grande piano di investimenti a livello nazionale ed europeo. L’area europea è fortemente interdipendente, quindi uno sforzo concertato ha molto più impatto rispetto alla somma di tanti interventi nazionali. Stiamo assistendo ad una crisi di sistema europeo, ma anche più vasto, da cui non si esce in ordine sparso.

– Lei è fiducioso? Ci sarà un impegno comune europeo?

– Non è scontato e non c’è scritto da nessuna parte. Uno scenario è che dietro la pressione dell’emergenza in Europa i Paesi trovino lo slancio che negli ultimi anni non hanno trovato. Non c’è da escludere un altro scenario: i Paesi potrebbero rimandare decisioni importanti. Si rischia di fare poco e di farlo tardi. I Paesi si troverebbero da soli e avrebbero molte difficoltà, perché l’impatto economico sarà molto più pesante di quello della crisi 2008-2009. In questa fase i tempi di intervento sono importanti quanto la misura dell’intervento stesso. Intervenire tardi significherebbe aumentare i costi dell’intervento. Il tempo è fondamentale.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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