09:25 30 Marzo 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
2120
Seguici su

Con la rapida diffusione del coronavirus in Italia e con l’aumento di spesa sanitaria dovuto all’emergenza coronavirus, crescono le preoccupazioni sull’impatto della pandemia sull’economia del Paese. Le prospettive per l’Italia sono particolarmente difficili - la caduta del Pil italiano per il 2020 potrebbe arrivare addirittura al 3-4%.

Secondo l’indagine condotta dalla Confindustria, il 65% delle imprese ha registrato un impatto negativo sulla propria attività. Di queste, il 27% sostiene che l’emergenza sta causando danni in termini di fatturato, il 6% ha subito effetti legati al danno degli input produttivi, mentre il 20% ha sperimentato problemi di entrambi i tipi.  

Quanto rischia di perdere il sistema economico italiano? Il coronavirus potrebbe aprire le porte dell'Italia alla recessione, la quarta in meno di dieci anni? La nuova pandemia sarà un flagello anche per l'economia mondiale? Per parlarne Sputnik-Italia ha raggiunto Marcello Messori, Professore di Economia al Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss e Direttore della Luiss School of European Political Economy (SEP).

– Prof. Messori, l’epidemia italiana si è diffusa in particolar modo nelle regioni settentrionali della Penisola ma non ha risparmiato nemmeno il resto del Paese. La prevedibile caduta di domanda finirà per rallentare ulteriormente la produzione e avrà di conseguenza gli effetti negativi sull’occupazione. A Suo avviso, quali saranno i settori più contagiati?

– Lo shock, causato dal coronavirus, ha colpito in primo luogo l’offerta e alcune componenti della domanda relativa al turismo, ai trasporti e a buona parte della distribuzione commerciale. Le imprese italiane, che ne hanno più risentito, vanno quindi individuate nei settori appena ricordati e in quelli più o meno direttamente connessi. Inoltre, il coronavirus ha creato rotture nelle catene globali del valore e ha, quindi, anche pesato molto negativamente sulle imprese italiane (della manifattura e dei servizi) con proiezione internazionale. Il risultato è che sono coinvolte specie le imprese con esigenze di riconversione e le imprese più fragili. Data la struttura dimensionale dell’apparato produttivo italiano, si tratta per lo più di piccole e piccolo-medie imprese che rischiano di uscire dal mercato. Se non vi saranno interventi sistematici di sostegno per evitare tale uscita, ci troveremo a fronteggiare gravi conseguenze occupazionali (specie per i lavoratori meno protetti); e una caduta occupazionale, oltre a creare – di per sé – pesanti squilibri sociali deprimerebbe la domanda, creando così un pericolo circolo vizioso con cadute massicce del PIL.

– Il governo, intanto, ha deciso di varare il maxi decreto “Cura Italia” e di stanziare 25 miliardi per far fronte alla situazione. Secondo Lei, è un intervento sufficiente per tutelare le famiglie, i lavoratori e le produzioni, anche nel caso dello scenario hard, se l’emergenza proseguisse per oltre sei mesi?

– Credo che una cifra del genere possa essere adeguata per fronteggiare l’emergenza di un trimestre, ma non per arginare una crisi di più lunga durata e – soprattutto – non per rilanciare la nostra economia una volta superato il picco pandemico. D’altro canto, anche a prescindere dalle regole europee (che, in una situazione del genere, sono così flessibili da porre vincoli molto laschi), l’Italia non ha la possibilità di varare da sola un’adeguata espansione fiscale a causa dell’elevatissimo rapporto fra debito pubblico e PIL ereditato dal passato. Pertanto, la politica fiscale espansiva dell’Italia va inscritta in un più ampio progetto europeo. Tale progetto è tanto più necessario perché la crisi, che oggi pesa sull’Italia, si estenderà ben presto al resto dell’Europa e all’America del nord e del sud. Pertanto, vi è un elevatissimo rischio che la crisi economica abbia scala internazionale.

– Il Covid-19 ha provocato anche un forte aumento dello spread, che ha volato di oltre 50 punti. A questo proposito, come dobbiamo leggere le dichiarazioni contraddittorie di Lagarde, che ha annunciato di non poter intervenire sullo spread che interessa i titoli italiani e di Ursula von der Leyen: “In Europa siamo tutti italiani, vi sosterremo”. L’Italia può contare sull’Ue o deve procedere per conto proprio?

– Al di là delle paradossali e tecnicamente errate parole della presidente Lagarde, la BCE ha assunto decisioni appropriate e di grande rilevanza. Essa ha infatti deliberato massicci rifinanziamenti del settore bancario europeo, finalizzandoli proprio a incrementi nel credito a favore delle imprese più colpite dal coronavirus. Non credo che, al momento attuale, la politica monetaria potesse fare molto altro senza creare più danni che benefici. Le scelte della BCE saranno, peraltro, davvero efficaci solo se si combineranno con quel programma europeo di espansione fiscale che ho già auspicato. Sotto tale profilo, la solidarietà della presidente della Commissione europea è un segnale di grande valore e incoraggiamento per l’Italia. Alle parole devono, però, seguire i fatti che non possono certo fondarsi su un fondo di 37 miliardi di euro (per di più legati ad alti leverage).

– Nel valutare le conseguenze economiche del coronavirus sull’Italia molti analisti sono addirittura arrivate a teorizzare l’arrivo di un’imminente recessione. Condivide la loro preoccupazione? Quali sono le Sue previsioni sul Pil nel medio e lungo termine?

– Per l’Italia, la recessione è un fatto scontato anche perché la nostra economia avrebbe subito cadute del PIL per almeno due trimestri consecutivi anche senza lo shock del coronavirus. Ora si tratta di evitare che tale recessione si trasformi in una crisi cosiddetta “a L”, ossia drammatica caduta del PIL (al di sopra del 3% su base annuale) che si trasforma poi in una lunga stagnazione.

– La pandemia si sta allargando di giorno in giorno e oramai ha raggiunto altri paesi europei e non solo europei. A Suo avviso, ci saranno ripercussioni sulla eurozona? Aspetta anche una crisi dell’economia mondiale, analoga a quella del 2008?

– Il quadro, fin qui descritto, mostra che vi è un’alta probabilità che la recessione investa moltissimi paesi delle aree economicamente avanzate. L’euro-area è destinato a entrare in recessione a meno che non attui, con rapidità, una risposta accentrata di massiccia espansione fiscale. Più controverso è il destino degli Stati Uniti, anche a causa del ciclo elettorale che sta condizionando – al di là del lecito, a mio avviso – le scelte della Federal Reserve.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook