16:44 05 Luglio 2020
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In questi giorni la famosissima canzone di Charles Aznavour “Come triste Venezia” acquisisce un altro senso. Le immagini che arrivano dalla Laguna mostrano eloquentemente tutti gli effetti negativi dell’emergenza coronavirus.

Una delle più belle città del mondo appare irriconoscibile e surreale. Piazza San Marco è deserta, come mai vista, cosi come le calli e i mercati. Da mercoledì bar e ristoranti veneziani sono costretti a chiudere per 15 giorni.

Le stime sul crollo del turismo si aggirano attorno all’80-90 per cento. È una sfida assai difficile per gli imprenditori e albergatori locali che non si sono ancora ripresi dalla pioggia di disdette causate dall’acqua alta eccezionale del novembre scorso. Secondo il Corriere della Sera, oggi si può addirittura trovare un hotel sul Canal Grande a 60 euro.

Quando vale la crisi causata dal virus? Che impatto ha avuto questa emergenza su Venezia che ultimamente si lamentava molto del turismo di massa? Sputnik Italia ne ha parlato con il vicedirettore dell’Associazione veneziana albergatori (AVA) Daniele Minotto.

– Dott. Minotto, è stato un anno nero per la Laguna: subito dopo l’acqua alta è arrivata un'altra piaga che si chiama “coronavirus”. Come sta vivendo questa drammatica situazione la città sull’acqua?

– L’acqua alta era un errore di comunicazione, non è stato compreso che si trattava di una emergenza che durava poche ore e le persone pensavo che fosse un cataclisma come un terremoto. Abbiamo cercato di spiegare anche tramite la stampa estera che in realtà non c’è niente di cui preoccuparsi. E infatti a febbraio abbiamo visto i frutti, siamo arrivati ad un livello di presenza di 95 per cento. Adesso con il coronavirus non c’è più bisogno di fare una campagna promozionale, bisogna solamente trovare una soluzione globale perché molti paesi rischiano un collasso sanitario.

– Dal novembre scorso l’Ava sta affrontando una crisi di prenotazioni turistiche. A causa dell’emergenza coronavirus si registrano disdette e cancellazioni ovunque. Gli alberghi veneziani, a Suo avviso, riusciranno a reggere?

– Oramai sono 10 giorni che non ci sono dei turisti a Venezia e non ci sono degli ospiti negli hotel. La maggior parte degli alberghi sono stati già chiusi per un periodo di almeno due mesi e probabilmente nei prossimi giorni andremo alla chiusura totale…

– Comunque, il governo ha deciso di lasciare gli alberghi aperti per garantire un posto letto ai parenti di chi è ricoverato in ospedale o per chi, nonostante l'emergenza, è in trasferta di lavoro. Come commenterebbe questa decisione?

– A differenza di bar e negozi gli alberghi possono restare aperti, indipendente dal motivo. Alcuni alberghi a Bergamo sono stati requisiti per ospitare i pazienti in quarantena, non i parenti dei pazienti. Iniziativa che se ce ne sarà la necessità sarà estesa ovunque. Al momento è stato chiesto agli hotel la disponibilità a ospitare i pazienti nel caso in cui ci sia necessità di camere.

– Come pensate di uscire da questa situazione di stallo? Avete una strategia già in mente per ripartire, quando l’emergenza sanitaria passerà?

– Non abbiamo una previsione riguardo il riavvio del sistema turistico non solo veneziano ma anche quello mondiale perché questa situazione riguarda oramai tutti. E’ stata appena dichiarata la pandemia, per cui è innegabile che il turista, la persona che si muova per fare una vacanza, per andare a vedere delle località, di sicuro l’ultima cosa che andrà a fare in questo momento sarà quella di viaggiare, finché non ci sarà una situazione sanitaria adatta. Per esempio, anch’io, come operatore di questo settore, adesso non andrei a fare una vacanza all’estero. Il mondo si sta chiudendo, vengono cancellati i volti da/per l’Europa.

Speriamo che a maggio con la bella stagione gli effetti del virus diminuiscano. Come Veneto attendiamo il picco che sarà fra cinque giorni e da lì potremo capire se ci sarà una possibilità di movimento. Credo, che l’estate sarà comunque un periodo quando non saremo molto operativi. Speriamo che da settembre ricompaia qualche turista e che possa ricominciare qualche evento. La stessa Biennale di Venezia è stata spostata da maggio al 29 agosto. Se tutti i paesi del mondo attivino delle misure restrittive, allora all’unisono si possa ripartire. Se invece continua ad essere la macchia di leopardo e la pandemia si allargherà ulteriormente, probabilmente si sposteranno tutti i tempi per poter riprendere a viaggiare”.

– Il 1° luglio 2020 doveva essere la data di avvio del contributo di accesso al centro storico e alle isole della Laguna di Venezia. Adesso, quando la Laguna è diventata una vera e propria città fantasma, secondo Lei, questa tassa potrebbe essere cancellata per attirare di nuovo i turisti? 

– Per adesso c’è un check-point che dice che non si può entrare in Italia. Speriamo di tornare a parlare al più presto dei problemi di tassi di soggiorno e di tassi di accesso alla città. A mio avviso, saranno i provvedimenti che verranno avviati dall’anno prossimo. In questo momento non ha nessun senso applicarli, anche perché a Venezia non può venire nessuno…”

  • Un vaporetto a Venezia
    Un vaporetto a Venezia
    Niva Mirakyan
  • Vicoli di Venezia senza turisti
    Vicoli di Venezia senza turisti
    Niva Mirakyan
  • Un altro luogo senza gente in giro a Venezia
    Un altro luogo senza gente in giro a Venezia
    Niva Mirakyan
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Niva Mirakyan
Un vaporetto a Venezia

 

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