17:10 05 Luglio 2020
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I fenomeni criminali in Italia di anno in anno si stanno trasformando e stanno velocemente cambiando “pelle”.

La mafia di oggi punta al ricambio generazionale e si affida a boss sempre più giovani, agguerriti e violenti. Di conseguenza, i nuovi boss non rispettano solo le rigide regole delle organizzazioni criminali ma sono moderni e pubblicano le loro gesta sui social network. Secondo la DIA (Direzione Investigativa Antimafia), le organizzazioni criminali, stanno dando opportunità di "carriera" anche alle donne che ultimamente sono riuscite a ritagliarsi un ruolo di primo piano. Infine, gli investigatori sono preoccupati per la presenza sempre più massiccia di diverse "mafie etniche", che conservano una struttura organizzativa definita e una dimensione transnazionale.

Chi sono i nuovi mafiosi? Per un approfondimento in merito Sputnik Italia si è rivolto a Nicola Graziano, Magistrato del Tribunale di Napoli con funzioni di Giudice Delegato

– Dott.Graziano, com’è cambiato il volto della mafia italiana negli ultimi anni?

– I fenomeni criminali e segnatamente quelli di criminalità organizzata, come tutti i fenomeni umani, mutano nel tempo adeguandosi alle esigenze cui far fronte di volta in volta. È evidente che nel corso degli anni siamo passati da un fenomeno caratterizzato da una organizzazione che operava più sul territorio in modo pregnante rispetto a quanto accade oggi che è invece rilevante l’attività posta in essere anche nel settore economico finanziario con sottili linee di confine con la politica e le istituzioni ed utilizzando le nuove tecnologie. Ed è per questo motivo che correttamente il legislatore e la magistratura hanno posto negli ultimi anni la loro maggiore attenzione sulle azioni di aggressione ai patrimoni illeciti così sottraendo linfa vitale alle organizzazioni criminali.

– Fino a poco tempo fa le donne erano solo “sorelle d’omertà” che custodivano i segreti e facevano quello che dicevano gli uomini. Chi sono le “regine” del crimine? E come le figure femminili hanno acquisito i ruoli principali all’interno delle famiglie criminali?

– Il ruolo delle donne nelle organizzazioni criminali è stato sempre determinante perché una organizzazione criminale è basata su ruoli e responsabilità che ognuno assume secondo dei canoni che individuano un modus procedendi dell’agire criminale. Io credo che al di là della ricostruzione storica che individua un ruolo c.d. passivo delle donne, come dice Lei, di omertà e di custodia dei segreti ed anche di educazione alle regole criminali dei figli destinati a percorrere la stessa strada dei padri, le donne abbiano sempre avuto un ruolo determinate, anche come supporto morale. Nel tempo poi l’evoluzione culturale della società ha in qualche modo liberato la figura femminile da quel ruolo tradizionale che rivestiva nelle famiglie (anche non criminali) per cui è evidente che anche nelle organizzazioni mafiose le stesse hanno assunto ruoli diversi da quelli meramente passivi, iniziando ad assumere ruoli decisionali e determinativi. Dati recenti parlano di ben oltre 100 donne accusate di associazione mafiosa e rinchiuse in carceri di massima sicurezza per aver ricoperto ruoli direttivi nelle organizzazioni criminali. Oramai posso dire che è superata quella visione prettamente maschile e maschilista dell’ambiente criminale.

– La Direzione Investigativa Antimafia sembra preoccupata anche per la presenza sempre più massiccia di diverse "mafie etniche" che sono legate al tema di immigrazione. È vero che l’Italia sta diventando la base per le organizzazioni criminali straniere? In quali “settori” operano le mafie etniche?

– Dai dati emersi negli ultimi anni effettivamente emerge che il flusso di migranti e profughi sulle coste italiane è senz’altro alimentato dalle organizzazioni mafiose di varia nazionalità, consentendo profitti non lontani da quelli del narcotraffico.

Nella c.d. filiera di tratta (che va dall’offerta del transito fino allo sbarco) emerge un ruolo posto in essere in prevalenza da soggetti di nazionalità straniera (molti dei quali stabilmente residenti in Italia) con permesso di soggiorno o cittadinanza italiana, con forte caratterizzazione etnica, poco propensi alla collaborazione con cittadini italiani o di differente etnia.

In questo contesto vanno segnalati dati economici allarmanti se solo si pensa che esiste un giro d’affari di svariati milioni di euro che è solo inferiore a quello del narcotraffico. Le attività illecite poste in essere dalle mafie etniche si inseriscono in un network internazionale e si concretizzano in traffici che spaziano dallo sfruttamento di esseri umani, al mercato degli stupefacenti e delle armi, al contrabbando di prodotti contraffatti, di tabacchi lavorati, al riciclaggio dei relativi proventi illeciti e che, sempre più, eludono i limiti di giurisdizione territoriale cui sono ancorati i singoli sistemi statuali.

Dati preoccupanti parlano di un fenomeno di trasformazione e di integrazione tra le mafie italiane e quelle etniche, soprattutto con riferimento alla mafia siciliana ed al fenomeno della crisi di vocazione dei giovani siciliani, anche se recenti studi scientifici hanno ben posto in evidenza come il fenomeno associativo mafioso straniero conserva tratti di derivazione socio-culturale le cui espressioni modali si distanziano da quelle proprie delle mafie italiane (ad esempio la forza di intimidazione manifestata dalle consorterie di matrice estera – come accadde per Cosa Nostra in occasione della prima ondata migratoria verso l’Italia settentrionale – non sembra possedere una concreta potenzialità di incidenza sul tessuto sociale della comunità territoriale indigena).

– Secondo la Dia, le organizzazioni criminali penetrano sempre di più nel mondo delle transazioni. Al Nord la percentuale maggiore di operazioni sospette, al Sud quello di attività infiltrate. Come le autorità perseguono l’azione illecita, visto che le mafie di oggi utilizzano molto bene le tecnologie avanzate?

– Ho già accennato a questo profilo. Effettivamente va ribadito ulteriormente che le organizzazioni criminali nel tempo hanno mutato il proprio campo di azione e di elezione dei comportamenti, spostando l’asse di riferimento verso l’economia e quindi (come meglio descritto nelle relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia) verso il massiccio ingresso nell’economia legale, nei diversi settori produttivi, sia quelli tradizionali (edilizia, appalti, commercio, sanità pubblica e privata, trasporti e infrastrutture, contraffazione, contrabbando) sia nuovi (rifiuti, energie rinnovabili, turismo, giochi e scommesse, servizi sociali, accoglienza dei migranti, investimenti finanziari, comparto immobiliare etc). Nell’ultimo Rapporto Agromafie elaborato da Eurispes (di cui mi onoro essere componente del Comitato Scientifico), Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare abbiamo messo in evidenza che le nuove leve mafiose in parte provengono dalle tradizionali famiglie mafiose che hanno indirizzato figli, nipoti e parenti vari agli studi in prestigiose università italiane e internazionali e in parte sono il prodotto di una operazione di arruolamento, riccamente remunerato, di operatori sulle diverse piazze finanziarie del mondo.

Non può tacersi che dai vari rapporti della Dia emerge un uso sempre più massiccio di Internet per il malaffare, a dimostrazione dell’abilità della criminalità organizzata nello sfruttare le potenzialità delle nuove tecnologie (e tra i business più lucrosi vi è quello delle scommesse online).

Ma il riferimento evidentemente è alla c.d. area grigia composta da imprenditori, professionisti, politici, pubblici funzionari e altre figure che viene definita anche come borghesia mafiosa, composta da personaggi insospettabili i quali, sebbene non inseriti nella struttura criminale, avvalendosi di specifiche competenze professionali avvantaggiano l’associazione mafiosa. Da questo punto di vista si può anche parlare di un fenomeno di espansione al nord Italia ed anche all’estero delle attività delle organizzazioni criminali.

Ancora una volta va ribadito il ruolo repressivo di forze dell’ordine e magistratura con riferimento alle attività di sequestro e confisca del patrimonio criminale nella consapevolezza che solo colpendo il cuore dell’economia mafiosa si possono ottenere risultati efficaci ed effettivi. Poi c’è il tema del recupero alla legalità dei beni confiscati che, a mio giudizio, è da sempre la vera sfida che lo Stato deve vincere per mettere in ginocchio le consorterie economico – criminali.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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