15:34 28 Marzo 2020
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Le grandi emergenze del passato, spesso dovute a calamità naturali, come il terremoto dell’Irpina nel 1980, sono state fronteggiate da una struttura militare molto numerosa e diffusa sul territorio italiano.

Le grandi emergenze del passato, spesso dovute a calamità naturali, come il terremoto dell’Irpina nel 1980, sono state fronteggiate da una struttura militare molto numerosa e diffusa sul territorio italiano; l’applicazione del sistema di comando e controllo militare costituiva lo scheletro del sistema che interveniva nella crisi, garantendo ordine e rapidità.

Con le Forze dell’Ordine e il personale sanitario, le Forze Armate italiane si trovano oggi a giocare un ruolo di primo piano nella gestione della crisi nazionale dovuta alla diffusione dell’infezione di coronavirus.

Per un approfondimento sulla presenza e sul contributo dei militari dell’Esercito Italiano in questa crisi, Sputnik Italia ha raggiunto il Generale di Brigata Francesco Cosimato, ora in congedo, che vanta un’esperienza quasi quarantennale nelle responsabilità di comando di unità fino al livello reggimento e nel campo delle relazioni internazionali conseguenti alle missioni all’estero. A suo tempo operativo in reparti di artiglieria paracadutisti ed artiglieria semovente, ha operato in missioni sotto egida ONU, NATO e UE, ora è presidente di Sinergie (centro di studi, analisi, formazione e consulenza).

Generale Francesco Cosimato
© Sputnik . Marco Ferrari
Generale Francesco Cosimato

- Signor Generale quali sono le mansioni che oggi i militari italiani devono svolgere sul territorio nazionale nella gestione della crisi causata dal coronavirus?

- Da sempre la Difesa in generale e l’Esercito in particolare svolgono una funzione di concorso alla gestione di crisi sul territorio nazionale. Anche se le dimensioni dello strumento militare si sono molto ridotte, l’Esercito svolge:

1. un’attività di concorso all’ordine pubblico con la missione “strade sicure”, recentemente potenziata per la sorveglianza di quelle che fino a pochi giorni fa erano le “zone rosse”;

2. un’attività di supporto al sistema sanitario con personale militare specializzato e con le strutture residue, come il Centro Ospedaliero militare di Milano o con il Celio di Roma. Purtroppo non disponiamo più di una rete di ospedali militari come quella di cui disponevamo in passato.

-Secondo Lei, l’Esercito Italiano, oggi, è sempre all’altezza di tali mansioni?

- Certamente! Nella cultura militare le Forze Armate e quindi anche l’Esercito, sono sempre a disposizione della collettività, soprattutto per svolgere funzioni che, in emergenza, altri non potrebbero fare per mancanza di risorse umane e materiali. Si deve comunque ricordare che le Forze Armate hanno i loro compiti per i quali devono prepararsi ed addestrarsi. Per tali compiti nessuno potrà, all’occorrenza, dare supporto. In buona sostanza la risposta è che le forze armate possono supportare la collettività in emergenza, ma devono essere preparate alle minacce esterne.

Comando e controllo nelle situazioni di crisi

-Nell’attuale situazione operativa i militari devono operare con Forze dell’Ordine, protezione civile, varie organizzazioni di volontariato, operatori sanitari, ecc., c’è coordinamento e sinergia? In altre parole, c’è una direzione unica, oppure ogni istituzione si muove autonomamente?

- Il problema del Comando e Controllo delle attività di crisi è lungamente ed inutilmente dibattuto da anni. La pluralità di organismi e strutture che interagiscono senza una standardizzazione operativa è un problema che la classe dirigente non vuole risolvere e forse nemmeno capire. Quando un problema complesso va affrontato, uno ed un solo organismo dello Stato deve assumerne la responsabilità. Sono piuttosto perplesso quando sento il Capo della Protezione Civile dare i numeri del contagio, mi chiedo a che cosa serva il Ministro della Sanità, lo dico come semplice osservazione, non come critica. In definitiva mi assumo la responsabilità di dire che la cultura organizzativa della “res publica” è molto deficitaria, anche se apprezzo molto le singole competenze e l’impegno di tutti.

-Da un punto di vista gerarchico i militari impiegati a chi devono far riferimento?

- Visto che tutti devono far riferimento al governo, ad ogni livello vanno realizzati gli opportuni affiancamenti. Tra ministeri a livello centrale, con i Prefetti a livello locale, ma questo è un fatto normale per i militari.

Supporto di strutture sanitarie militari

-È stato annunciato che l’Ospedale militare di Baggio è operativo per accogliere i pazienti affetti dal virus, che saranno seguiti da personale sanitario dell’esercito. Cosa ne pensa?

- Mi pare un’ottima cosa, purtroppo non ci sono grandi ospedali militari come c’erano a Padova, Firenze, Napoli, Bari, Torino, ecc.. L’idea che fossero inutili e che dovessero essere chiusi si scontra con la continua necessità di fronteggiare nuove crisi. L’idea che non servano strutture sanitarie di riserva si è rivelata tragicamente sbagliata.

-Ci potrà essere un ampliamento dell’utilizzo di altre strutture mediche militari sul territorio italiano?

- Non credo proprio che vi siano altre strutture, o risorse disponibili.

-All’inizio della crisi, infodemia e confusione hanno complicato la gestione dell’emergenza. Si poteva far di meglio magari prendendo come riferimento le Forze Armate?

- In anni passati io ho svolto l’incarico di Capo Ufficio Stampa in un Comando NATO, rammento bene che la comunicazione militare è molto standardizzata ed inserita appieno nel ciclo di pianificazione e nel sistema di Comando e Controllo. Mi pare che tutti questi talk show ci stiano trasformando in una folla psicologica incapace di riflettere ed agire razionalmente. In ogni caso è meglio sentire ripetere “state a casa”, piuttosto che “abbraccia un cinese”.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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