19:59 26 Novembre 2020
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Sul confine fra Grecia e Turchia è in atto una catastrofe umanitaria, ma anche un disastro politico dell’Unione Europea, che si dimostra disunita e senza una strategia comune.

Alle prese con l’emergenza Coronavirus l’Europa è messa alla prova anche su un altro fronte, quello dell’immigrazione. Proprio dove l’Europa finisce sui confini fra la Grecia e la Turchia si sta giocando una partita fondamentale per l’Unione Europea. Erdogan, infrangendo l’accordo del 2016 con l’Europa, spinge i profughi dal suo territorio verso la Grecia, che si è trasformata nello “scudo” d’Europa.

La stessa Europa che rimproverava all’Italia di cooperare con la guardia costiera libica nel respingere i migranti in Grecia mostra l’opposto. Lacrimogeni contro i profughi, barconi ribaltati, spari e caos al confine greco-turco. La Turchia ricatta l’Europa con la carta dei migranti chiedendo altri soldi, l’Unione Europea prenderà una posizione netta a riguardo o resterà a guardare? All’interno dell’Ue sorgeranno muri sempre più alti o si agirà secondo una politica comune? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Fulvio Scaglione, giornalista esperto di questioni internazionali e Medioriente.

– Erdogan spinge i migranti verso l’Europa, che tra l’altro si trovavano in Turchia a spese dell’Europa. Fulvio Scaglione, secondo te come sta affrontando questa sfida l’Unione Europea?

– Credo che l’Unione Europea stia affrontando questa sfida come ha affrontato tutte le grandi sfide di politica internazionale negli ultimi anni, cioè con grande timidezza, disunione e poca efficacia. L’Unione Europea non ha una sua strategia in politica estera, è divisa all’interno e quindi poco efficace all’esterno. Non è una novità che riguardi Erdogan e i profughi; è successo lo stesso con la Siria e in Libia. Purtroppo l’Unione Europea è così.

– Erdogan ha avuto diversi colloqui a Bruxelles. L’accordo del 2016 fra Unione Europea e Turchia è quindi tuttora valido?

– I risultati del viaggio non si conoscono ancora. Una cosa è chiara: Erdogan è andato a Bruxelles a battere cassa e soprattutto vuole che l’Unione Europea si impegni al suo fianco per quanto riguarda il futuro assetto nel nord della Siria. È noto che il presidente turco vuole sistemare lì una parte dei 3,6 milioni di profughi che ospita in Turchia a spese dell’Unione Europea. Erdogan ha un progetto molto vasto e costoso e lui vuole che l’Unione Europea partecipi al finanziamento di questa impresa. Ovviamente non sarebbe soltanto una questione finanziaria, sarebbe anche politica: tutto ciò vorrebbe dire che l’Unione Europea sposa la politica di Erdogan per il nord della Siria.

Bruxelles vuol dire anche NATO: Erdogan non ha perso l’occasione per dire ai vertici dell’Alleanza Atlantica che lui si aspetta in base all’articolo 5 dell’Alleanza un appoggio preciso nel nord della Siria. In questo momento Erdogan sta usando un’oggettiva posizione di sua difficoltà per condizionare le politiche europee e della NATO.

– La Grecia fa da “scudo” all’Unione Europea. È una crisi umanitaria, ma anche politica. Quali errori ha commesso l’Ue?

– Non c’è dubbio. L’accordo fra l’Unione Europea e la Turchia fu stipulato nel 2016 perché i Paesi del Nord Europa, in particolare la Germania, erano terrorizzati all’idea di ritrovarsi un’altra ondata di profughi in casa. Nel 2015 infatti era arrivato un milione di profughi in Europa, molti dei quali attraverso la rotta balcanica. Alcuni Paesi li hanno rifiutati subito, come l’Ungheria. In Germania c’era stato un iniziale moto di accoglienza, durato poco, subito la politica della Merkel era cambiata. L’accordo del 2016 fu stipulato sotto la forte pressione della Germania e dei Paesi del centro-nord Europa che non volevano assolutamente farsi carico di altri profughi.

Nello stesso momento dell’accordo alcuni coraggiosi giornalisti turchi ci rivelavano, prove alla mano, che i servizi segreti turchi finanziavano e armavano i jihadisti islamisti che operavano in Siria. Quindi, l’Unione Europe ha messo sul piatto della bilancia occuparsi dei profughi o condurre una lotta contro il terrorismo. L’Europa ha ritenuto che il rischio profughi fosse superiore al rischio terrorismo. È stata fatta una scelta. Non vi è dubbio che Erdogan ha contribuito ad alimentare la guerra in Siria in ogni modo facendo passare i foreign fighters, armando i jihadisti, occupando un pezzo di Siria. Qualsiasi giudizio si voglia dare sul regime di Bashar al Assad, Erdogan è stato uno dei grandi alimentatori della guerra in Siria.

L’Unione Europea ha scientemente scelto di tenersi buono Erdogan in nome del pericolo profughi e da quel momento a cascata ci sono state le conseguenze che conosciamo: il terrorismo in Europa e la questione attuale dei profughi. L’Unione Europea, per bocca del presidente della Commissione Europea dice che la Grecia fa da “scudo” all’Europa ed esalta i respingimenti greci, mentre fino a tre settimane fa la Commissione europea presieduta dalla Von der Leyen diceva all’Italia di interrompere qualsiasi collaborazione con la guardia costiera libica perché i libici fanno i respingimenti in mare. Questa non è una contraddizione, è un disastro politico.

– Parliamo di prospettive future. Secondo te l’Unione Europea alla fine darà altri soldi alla Turchia? È una partita decisiva per il futuro dell’Europa?

– Credo che l’Unione Europea continuerà a barcamenarsi così. Non credo che dopo la crisi fra Turchia e Grecia ci dobbiamo aspettare grandi colpi di scena. Lo dico con molta convinzione da europeista: purtroppo l’Unione Europea non ha fatto il passo oltre a quello di essere un’organizzazione economico-finanziaria.

Dal punto di vista politico l’Unione Europea è un nano, lo vediamo anche nella crisi con il Coronavirus, per cambiare argomento. Qual è il ruolo che l’Unione Europea sta giocando in merito? È vero che le politiche sanitarie sono in mano ai singoli Stati, però non è detto che per questa ragione l’Unione Europea non debba fare nulla. L’Unione Europea non ha fatto neanche degli interventi verbali. Non è vero che l’Unione Europea non possa stimolare gli Stati membri ad avviare un maggiore coordinamento nei confronti di una oramai pandemia, come ha dichiarato l’OMS.

Non mi aspetto che l’Unione Europea in seguito alla questione greco-turca né tracolli né faccia alcuno scatto in avanti, mi aspetto che tutto continui secondo la sua strada. L’Unione Europea comunque investe molti soldi nelle emergenze umanitarie, alla Grecia verranno dati molti soldi e aiuti. L’Ue l’ha già fatto con i profughi siriani, mantenendo nel contempo le sanzioni alla Siria che ovviamente impediscono la ricostruzione del Paese e mantenendo i rifugiati nella loro condizione di essere rifugiati. Le scelte politiche europee sono parte del problema, non una soluzione. Erdogan, secondo me, otterrà altri soldi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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